(THE CANADIAN PRESS/Jeff McIntosh)

La grande ondata di caldo nel Nord America

Le massime hanno superato i 40 °C causando morti e danni in Canada e negli Stati Uniti occidentali: c'entra la deviazione verso nord di alcune "correnti a getto"

(THE CANADIAN PRESS/Jeff McIntosh)

Negli ultimi giorni decine di persone sono morte nel Canada occidentale a causa di un’ondata di caldo molto intensa, che ha portato le temperature massime a raggiungere i 50 °C. Il problema riguarda anche parte degli Stati Uniti nord-occidentali, in particolare l’Oregon e lo stato di Washington, dove le temperature in questo periodo dell’anno sono di solito relativamente miti. La causa è uno strato di alta pressione che ha deviato verso nord il percorso di alcuni venti molto intensi (“correnti a getto”) provenienti dal Pacifico, che contribuiscono a rinfrescare una parte consistente del Nord America occidentale.

Nella città canadese di Lytton, nella British Columbia, martedì è stata registrata una massima di 49,6 °C, ben al di sopra dei precedenti e altrettanto anomali record per il Canada intorno ai 45 °C. A Vancouver, grande città sulla costa Pacifica, nelle ultime 24 ore sono stati rilevati almeno 25 decessi a causa delle alte temperature, che si aggiungono alle 40 morti rilevate nei giorni precedenti. I decessi riguardano soprattutto anziani e soggetti a rischio, per alcuni di questi sono ancora in corso le indagini per ricostruire con maggiore precisione le cause delle morti improvvise.

Un volontario offre bottigliette d’acqua ai passanti a Seattle, Washington, Stati Uniti (AP Photo/Ted S. Warren)

Negli Stati Uniti le alte temperature hanno interessato soprattuto Seattle (Washington) e Portland (Oregon) dove finora è stata segnalata una decina di decessi, riconducibili al caldo. Le condizioni meteo stanno influendo sui livelli di siccità nella California settentrionale, dove ci sono rischi molto alti di incendi boschivi.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha commentato le notizie sulle alte temperature ricordando che gli eventi meteorologici estremi sono spesso dovuti al riscaldamento globale, con un commento sarcastico rivolto ai negazionisti dell’emergenza climatica: «Qualcuno avrebbe mai creduto di accendere la televisione e vedere che c’erano 47 °C a Portland in Oregon? 47 °C. Ma non preoccupatevi: il riscaldamento globale non esiste perché è solo il frutto della nostra immaginazione».

Chestermere, Alberta, Canada (Jeff McIntosh/The Canadian Press via AP)

Benché sia sempre difficile collegare un singolo evento meteorologico all’andamento del clima, che segue dinamiche più articolate e tempi più lunghi, vari ricercatori hanno segnalato che la nuova ondata di calore rispecchia le previsioni formulate da numerosi studi e modelli matematici. Negli ultimi anni la temperatura dell’oceano Pacifico è aumentata a causa del cambiamento climatico e della minore capacità del nostro pianeta di disperdere il calore, a causa dei gas serra (prodotti principalmente dalle attività umane).

Rappresentazione schematica di una formazione ad alta pressione sugli Stati Uniti (NOAA)

L’aria al suolo scaldata dal Sole si sposta verso l’alto e forma una cappa ad alta pressione che si muove molto lentamente, ostacolando il passaggio di altre perturbazioni. È come se si formasse un’enorme montagna di aria calda sopra a una determinata zona, che ostacola il normale flusso delle correnti ventose, in questo caso le correnti a getto che solitamente da ovest fluiscono verso est.

Secondo alcune ricerche, negli ultimi decenni questi fenomeni sono diventati più frequenti, ma gli studi sono ancora in corso. La scorsa estate una cappa di calore causò temperature massime molto alte in California, mentre nel 1995 un’ondata di calore fu la causa di oltre 500 morti nell’area di Chicago.

Un centro di accoglienza attrezzato con aria condizionata a Portland, Oregon, Stati Uniti (Nathan Howard/Getty Images)

Le aree di forte pressione che causano queste ondate di calore tendono a durare di solito una settimana. Con il passare del tempo, diventano troppo grandi ed estese e collassano, rilasciando l’aria che era rimasta intrappolata e favorendo nuovamente il passaggio delle altre correnti atmosferiche.