(Sean Gallup/Getty Images)

Perché dopo il vaccino viene male al braccio

C'entra l'epica battaglia che avvia il nostro sistema immunitario appena si accorge dell'arrivo di una sostanza estranea

(Sean Gallup/Getty Images)

Dopo avere ricevuto il vaccino contro il coronavirus, molte persone hanno segnalato di avere avuto male al braccio per qualche ora o giorno a seconda dei casi. Il dolore si concentra solitamente intorno all’area dell’iniezione ed è uno degli eventi avversi più lievi e comuni di buona parte dei vaccini finora autorizzati. Non è nulla di preoccupante ed è un fenomeno che si verifica spesso, anche con altri tipi di vaccini: c’entra, manco a dirlo, il nostro sistema immunitario.

Vaccino e sistema immunitario
Quando le cellule immunitarie (ce ne sono di vari tipi e con numerose funzioni) incontrano un patogeno, come un virus o un batterio, imparano a tenerlo sotto controllo e ne serbano il ricordo, in modo da affrontarlo meglio e con prontezza nel caso di successivi contatti. Spesso durante il primo incontro ci ammaliamo, con tutti i rischi che ne conseguono, perché il sistema immunitario non ha ancora le conoscenze per difenderci correttamente. Un vaccino permette di fornire queste conoscenze al sistema immunitario senza che le debba apprendere affrontando la minaccia vera e propria, e con tutti i rischi che potrebbero derivarne.

Tra le cellule responsabili del male al braccio dopo l’iniezione ci sono le cellule presentanti l’antigene (APC), un tipo di cellule che ha la funzione di mostrare sulla propria superficie le sostanze estranee (antigeni), in modo da rendere evidente la loro presenza ad altre cellule del sistema immunitario. In pratica danno l’allarme e mostrano quale sia la minaccia da affrontare.

Le APC sono presenti nei muscoli, nella pelle e in numerosi altri tessuti cellulari del nostro organismo. Sono sempre all’erta e appena identificano qualcosa di anomalo, come una sostanza che non dovrebbe essere in circolazione nel nostro organismo, avviano una catena di reazioni che porta alla produzione degli anticorpi, specifici per una particolare minaccia. Ma questo processo, che si chiama “immunità specifica”, può richiedere una o più settimane per portare a una risposta mirata, dunque serve qualcosa che agisca nell’immediato in attesa che si formino gli specialisti.

Battaglia
A occuparsi per primo di un’emergenza c’è il sistema immunitario innato (o non specifico), che ha modi di fare un poco più grezzi. A pochi istanti dall’ingresso di una dose del vaccino o di un virus nel nostro organismo, le APC fanno accorrere cellule del sistema immunitario che producono diversi tipi di proteine come le citochine, le chemochine e le prostaglandine. La loro presenza induce l’ulteriore arrivo di altre cellule immunitarie, che avviano una reazione generalizzata per rendere molto inospitale la zona dove è stata riscontrata la presenza di una minaccia esterna.

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Le citochine hanno per esempio la capacità di far dilatare i vasi sanguigni (vasodilatazione) in modo che aumenti l’afflusso di sangue, circostanza che porta al gonfiore e all’arrossamento dell’area in cui sono presenti. Le citochine, insieme alle chemochine, sono le principali responsabili dell’avvio del processo infiammatorio che porta a un aumento della temperatura al di sopra della normale temperatura corporea, sulla quale sono spesso tarati virus e batteri per proliferare. L’infiammazione dei tessuti può interessare anche i nervi e comportare quindi sensazioni dolorose. Le prostaglandine hanno varie funzioni, compresa quella di influire sui recettori del dolore, peggiorando ulteriormente la situazione.

Vaccinazione
Questa reazione si verifica non appena abbiamo ricevuto una dose del vaccino e spiega perché nelle ore dopo la somministrazione si possa avvertire un po’ di dolore nell’area dell’iniezione. I vari tipi di vaccini contro il coronavirus introducono alcune parti del virus (in forma del tutto innocua) in modo da farsi notare dal sistema immunitario che avvia una reazione innata e intanto costruisce quella specifica.

In alcuni casi, la reazione innata non si limita al sito dell’iniezione. In questi casi tra gli eventi avversi possono esserci un po’ di febbre, dolori articolari e mal di testa. Sono tutti segni dell’avvenuto avvio della risposta immunitaria, quindi in un certo senso sono una buona notizia, per quanto fastidiosa.

E se non fa male il braccio?
Non tutte le persone hanno comunque male al braccio o sviluppano febbre e mal di testa dopo la vaccinazione. Questo non significa in alcun modo che il vaccino non stia facendo effetto, ma è semplicemente l’ennesima conferma che ognuno di noi è fatto diversamente e reagisce in modo diverso alle sostanze che finiscono nel nostro organismo. L’intensità con cui il sistema immunitario reagisce può variare a seconda dell’età, del genere, di particolari periodi di forte stress o stanchezza. In alcuni individui l’infiammazione causata dalle citochine è più marcata che in altri, ma questo non implica che sia più o meno efficace. Ognuno è inoltre sensibile in modo diverso al dolore.

mRNA
Dai dati raccolti finora, il male al braccio è un evento avverso più ricorrente con i vaccini a RNA messaggero (mRNA), come quelli di Pfizer-BioNTech e Moderna. I ricercatori sanno da tempo che l’RNA stimola in modo marcato la reazione immunitaria, ed è un bene visto che viene sfruttato da diversi virus per replicarsi all’interno delle cellule. Quando si iniziò a valutare la possibilità di impiegare l’mRNA nei vaccini molti sollevarono dubbi, proprio perché si temeva che potessero indurre una reazione fuori controllo del sistema immunitario. In decenni di studi, i ricercatori sono infine riusciti a incapsulare l’mRNA in minuscole particelle di grasso (lipidi) che contribuiscono a modulare la risposta immunitaria.

Temporaneo
In alcuni casi oltre al dolore al braccio si può osservare un rigonfiamento dei linfonodi in prossimità dell’ascella. È un ingrossamento temporaneo, sempre dovuto alla reazione delle cellule immunitarie, che sono prodotte all’interno di queste ghiandole.

Parte del dolore può essere dovuta al microtrauma causato dall’ago nel momento dell’iniezione, ma i ricercatori ritengono che sia un effetto di breve durata e difficilmente la causa principale dell’indolenzimento.

Molti altri vaccini possono causare un temporaneo dolore al braccio. Di solito l’effetto svanisce da solo dopo 48 ore, anche se in alcuni casi può richiedere più tempo. Il consiglio è di non massaggiare l’area dell’iniezione e di fare qualche impacco con una borsa del ghiaccio, nel raro caso in cui il dolore sia molto fastidioso. Nel caso di altri eventi avversi o di dubbi è consigliabile consultarsi con il proprio medico di famiglia.