(Mattia Ozbot/Getty Images)
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  • venerdì 25 Giugno 2021

L’esperimento di azionariato popolare per l’Inter

Un gruppo di noti tifosi interisti vuole introdurre un modello di gestione associativa per sostenere il club comprandone delle quote

(Mattia Ozbot/Getty Images)

Da oggi, venerdì 25 giugno, è online il sito di Interspac, l’iniziativa con cui un gruppo di noti tifosi interisti, rappresentati dall’ex direttore del Fondo monetario internazionale Carlo Cottarelli, proverà a introdurre la pratica dell’azionariato popolare nel calcio professionistico italiano.

L’iniziativa ha come scopo principale quello di fornire sostegno economico all’Inter, la cui proprietà ha iniziato un piano di abbassamento dei costi per far fronte a un periodo di difficoltà finanziarie. In cambio, Interspac chiederà un coinvolgimento nella società in qualità di azionista di minoranza. Oltre a Cottarelli, i promotori di questa iniziativa — di cui la dirigenza dell’Inter è al corrente — sono una quarantina, tra i quali Enrico Mentana e Roberto Zaccaria, ex presidente Rai, Andrea Bocelli, l’architetto Stefano Boeri, i comici Giacomo Poretti e Giovanni Storti, i presentatori televisivi Paolo Bonolis e Alessandro Cattelan, il regista Gabriele Salvatores e il tennista Fabio Fognini. In una seconda fase, Interspac verrà aperta a tutti i tifosi disposti a pagare una quota di entrata che dovrebbe essere di almeno 500 euro.

Secondo i suoi promotori sarà anche una sorta di test per l’intero movimento calcistico italiano: da oggi è infatti online un questionario aperto a tutti, non solo ai tifosi interisti, che dovrebbe servire a capire l’interesse degli appassionati nei confronti di questo tipo di iniziativa.

Da tempo nel calcio italiano si parla di azionariato popolare, e in passato ci sono stati già alcuni casi. Il più noto è probabilmente quello del Parma, che dopo il fallimento del 2015 ripartì destinando il 40 per cento circa del suo capitale sociale all’azionariato popolare: con i soldi dei soci sostenitori la nuova società poté ricomprarsi le sue coppe andate all’asta. Nello stesso periodo, un’altra squadra da poco fallita, il Venezia di proprietà italoamericana, sottopose ai suoi tifosi un questionario simile a quello proposto da Interspac. In molti altri casi, però, il progetto dell’azionariato popolare è rimasto soltanto un’idea.

Questo modello di gestione associativa si rifà agli esempi che ci sono in Spagna e soprattutto in Germania: Interspac, per esempio, si ispira al modello associativo del Bayern Monaco. Nella Bundesliga tedesca l’azionariato popolare è applicato a tutte le squadre. La cosiddetta regola del “50+1” stabilisce che le quote di maggioranza di ciascun club debbano essere di proprietà dei soci, quindi di tifosi e sostenitori, e non di un unico soggetto. Negli anni alcuni club hanno trovato degli escamotage, ma in generale questa regola è considerata alla base del grande attaccamento dei tifosi tedeschi alle loro squadre, anche le meno note, e garantisce la solidità dei bilanci tramite spese oculate e una crescita senza eccessi.

Il modello però non mette d’accordo tutti. Da tempo in Germania il “50+1” viene considerato da alcuni come un freno alla crescita delle squadre. L’azionariato popolare garantisce infatti bilanci in salute, ma può limitare la capacità di investimento, che a sua volte frena la competitività in campo internazionale (ad eccezione del Bayern Monaco, che però fra i suoi azionisti di maggioranza conta anche grossi soci istituzionali bavaresi come Allianz, Audi e Adidas).

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