Matteo Salvini, Maurizio Turco, segretario del Partito Radicale e Giulia Bongiorno, senatrice della Lega, in occasione della consegna delle firme per i referendum sulla giustizia presso la Cassazione, Roma, 3 giugno 2021 (ANSA/CLAUDIO PERI)

I referendum sulla giustizia di Lega e Radicali

Sono sei, e a inizio luglio inizierà la raccolta firme: cosa chiedono e perché sono stati criticati

Matteo Salvini, Maurizio Turco, segretario del Partito Radicale e Giulia Bongiorno, senatrice della Lega, in occasione della consegna delle firme per i referendum sulla giustizia presso la Cassazione, Roma, 3 giugno 2021 (ANSA/CLAUDIO PERI)

A inizio giugno il Partito Radicale e la Lega di Matteo Salvini hanno depositato in Corte di Cassazione sei quesiti referendari che riguardano il settore della giustizia e hanno annunciato che dalla prima settimana di luglio e fino alla fine di agosto inizieranno la raccolta delle firme. I referendum sono stati proposti in un momento particolare, proprio mentre il parlamento sta lavorando a una riforma strutturale della giustizia che è uno degli impegni che l’Italia si è presa con l’Unione Europea per ottenere i circa 200 miliardi di euro di finanziamenti del Recovery Fund.

I quesiti depositati da Lega e Radicali sono sei.

Il primo riguarda la responsabilità civile dei magistrati. Oggi la legge prevede che un cittadino danneggiato da una sentenza possa rivalersi contro lo stato, ma non possa chiamare in causa direttamente il magistrato. Il quesito chiede la modifica di questa normativa prevedendo che il cittadino possa chiedere il risarcimento dei danni direttamente a un magistrato.

Il secondo referendum interviene sulla separazione delle carriere, questione di cui si è occupata anche la commissione ministeriale di esperti nominata dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia e che ha elaborato una serie di indicazioni sulla base delle quali il governo presenterà delle proposte di modifica al disegno di legge già all’esame della Camera.

Sulla separazione delle carriere, la commissione ha proposto di limitare a due e non più a quattro le volte in cui si può realizzare il passaggio dalla funzione di pubblico ministero (che è il magistrato che in un processo rappresenta l’accusa) alla funzione di giudice (che è invece chiamato a giudicare ed è dunque super partes), o viceversa. Il quesito del referendum è più restrittivo rispetto alla proposta della commissione ministeriale e prevede di separare nettamente le funzioni di magistrato requirente (pubblico ministero) e magistrato giudicante (giudice): se approvato, a inizio carriera il magistrato dovrà scegliere o per la funzione giudicante o per quella requirente, senza più la possibilità di passare dall’una all’altra.

Il terzo quesito riguarda la custodia cautelare, cioè la custodia preventiva a cui un imputato può essere oggi sottoposto prima della sentenza, in base all’articolo 274 del codice di procedura penale, nei casi in cui c’è il pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di compimento di nuovi e gravi reati. Il quesito referendario interviene su questi specifici casi, limitando il carcere preventivo alla terza ipotesi di pericolo, e cioè ai soli reati gravi.

Il quarto referendum chiede di abolire la legge Severino nella parte in cui prevede la sanzione accessoria dell’incandidabilità e del divieto di ricoprire cariche elettive e di governo dopo una condanna definitiva. Lega e Radicali vogliono superare gli automatismi della legge e lasciare ai giudici la libertà di decidere caso per caso se applicare o no l’interdizione dai pubblici uffici.

Il quinto quesito riguarda il requisito della raccolta firme per il magistrato che intende candidarsi al Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno della magistratura. La proposta della commissione ministeriale è di abbassare il numero delle firme, mentre il referendum chiede l’abrogazione della raccolta per evitare che la candidatura venga appoggiata da una corrente interna.

L’ultimo quesito interviene sulla valutazione dei magistrati: cioè sui consigli giudiziari, gli organi che hanno il compito di valutare l’operato dei magistrati e che possono essere composti anche da membri non togati (da avvocati, ad esempio), ma nei quali, oggi, solo i membri togati hanno diritto di voto. Lega e Radicali vogliono dare anche ai membri non togati la possibilità di esercitare il diritto di voto sulle valutazioni dei magistrati.

Alcuni dei quesiti presentati da Lega e Partito Radicale sono stati giudicati condivisibili anche da alcuni esponenti del centrosinistra, ma è stata in generale criticata la tempistica della loro presentazione e la modalità. La Lega fa parte del governo Draghi e sta dunque lavorando per portare avanti la riforma della giustizia con la ministra Cartabia. Allo stesso tempo, però, ha deciso di portare in Cassazione dei quesiti sui temi più divisivi della riforma stessa. Salvini è insomma stato accusato di stare nella maggioranza, ma di provare a fare l’opposizione. A queste critiche e accuse, lui ha sempre risposto che il pacchetto di referendum è un «aiuto a Draghi per superare i blocchi e i litigi in Parlamento», che «chi pensa che questo sia un problema significa che ha un problema» e che va data «la parola al popolo».

Nei giorni scorsi, il contenuto dei referendum è stato invece criticato con forza dal presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) Giuseppe Santalucia, e da un comunicato dall’Anm in cui si dice, tra l’altro, che «l’opzione referendaria costituisce legittimo esercizio di una prerogativa costituzionale», ma «che in un momento di profonde e importanti riforme dell’intero settore giustizia (…) appare scelta non condivisibile quella di concentrare gli sforzi su iniziative caducatorie di singole disposizioni di legge, quasi ignorando che il quadro giuridico entro il quale esse si collocano, sarà destinato inevitabilmente a mutare per effetto del progetto riformatore».