La famiglia reale del Nepal nel 1990 circa. Da sinistra a destra: il principe ereditario Dipendra, il re Birendra, il principe Nirajan, la regina Aishworya e la principessa Shruti. (The Jana Aastha Newspaper via Getty Images)
  • Mondo
  • martedì 1 Giugno 2021

Il massacro della famiglia reale del Nepal, 20 anni fa

Fu compiuto dal principe ereditario Dipendra, che per ragioni ancora poco chiare uccise tra gli altri il re, la regina e due suoi fratelli

La famiglia reale del Nepal nel 1990 circa. Da sinistra a destra: il principe ereditario Dipendra, il re Birendra, il principe Nirajan, la regina Aishworya e la principessa Shruti. (The Jana Aastha Newspaper via Getty Images)
Caricamento player

Vent’anni fa, il primo giugno del 2001, il principe ereditario del Nepal, Dipendra Bir Bikram Shah Dev, fece irruzione in una sala del palazzo reale di Katmandu dove si stava tenendo un evento privato della famiglia reale: uccise nove persone, tra cui il re Birendra e la regina Aishworya, i suoi genitori. Dopo aver compiuto la strage, Dipendra si sparò: finì in coma e fu incoronato re in ospedale. Morì tre giorni dopo, il 4 giugno. Nonostante siano passati 20 anni, ci sono ancora cose molto poco chiare del massacro della famiglia reale del Nepal, un evento che contribuì a portare all’abolizione della monarchia nel paese.

Secondo un rapporto del governo, condiviso con i giornali e le televisioni nepalesi appena 15 giorni dopo il massacro, Dipendra, allora ventinovenne, si sarebbe presentato sotto l’effetto di alcol e droghe a una cena privata al palazzo Narayanhiti, la residenza della famiglia reale. Tra gli ospiti c’erano anche il re e la regina, la principessa Shruti e il principe Nirajan, cioè la sorella minore e il fratello più piccolo di Dipendra. Dal momento che l’evento era privato, non erano presenti guardie di palazzo.

Il rapporto diceva che Dipendra aveva bevuto parecchio whisky e aveva fumato «uno speciale tipo di sigaretta preparato con un miscuglio di hashish e un’altra sostanza nera non identificata». Entrato nella sala dove si stava svolgendo l’evento, il principe aveva iniziato a discutere con un ospite, ed era stato poi portato da Nirajan e da un cugino nelle sue stanze. Aveva quindi telefonato tre volte a Devyani Rana, la sua compagna, la quale raccontò alla polizia che Dipendra non articolava bene le parole e che le disse che sarebbe andato a letto. Sempre secondo il rapporto, il principe era invece uscito dalle stanze vestito in abiti militari con uno o più fucili d’assalto e aveva sparato al padre, alla sorella e agli altri presenti, uccidendoli o ferendoli, per poi uscire nel giardino e uccidere la madre e il fratello. Infine, si era sparato a sua volta alla tempia, finendo in coma.

Oltre agli stretti familiari del principe, furono uccisi il principe Dhirendra, la principessa Shanti e la principessa Sharada, cioè i fratelli del re Birendra; la principessa Jayanti, prima cugina di re Birendra, e Kumar Khadga, il marito della principessa Sharada. Furono ferite anche altre quattro persone della famiglia reale.

Dopo tre giorni in coma, Dipendra fu dichiarato cerebralmente morto e al suo posto fu incoronato re lo zio Gyanendra, fratello del padre.

Nepalesi assistono alla cerimonia di cremazione dei corpi della famiglia reale il 2 giugno 2001 a Kathmandu (Alyssa Banta/Getty Images)

Il massacro della famiglia reale lasciò stupiti e sconvolti i nepalesi, che organizzarono proteste e dimostrazioni di lutto che durarono per diversi giorni. Provocò anche discussioni e speculazioni sulla strage: sia perché non erano chiare le cause del gesto di Dipendra, sia perché per giorni circolarono pochissime informazioni su quanto era successo, e le indagini furono chiuse nel giro di una sola settimana, quando diversi elementi della storia non erano ancora stati chiariti.

– Leggi anche: La storia del massacro di Tulsa, il 31 maggio del 1921

ABC ha raccontato che Dipendra era una figura molto amata dalla popolazione nepalese, che lo aveva soprannominato Dippy. Aveva 29 anni e aveva studiato a Eton, una delle scuole private più prestigiose del Regno Unito; probabilmente fu lì che conobbe Rana, che a sua volta stava studiando in Inghilterra.

Secondo il generale Vivek Kumar Shah, collaboratore della famiglia reale per 26 anni, Dipendra era però un personaggio con un «duplice temperamento». In occasione dei dieci anni dal massacro, Shah raccontò al programma radio The World che Dipendra era molto gentile con la gente, ma che aveva anche «una sorta di carattere sadico»: dava fuoco a gatti o topi per diletto e amava molto le armi.

Una delle ipotesi più accreditate è che alla base del massacro ci fosse il disaccordo tra il principe e i genitori circa il suo matrimonio: la regina in particolare sarebbe stata contraria al suo matrimonio con Rana e avrebbe voluto che Dipendra sposasse una lontana parente della casata degli Shah. Secondo questa ipotesi, la famiglia reale non avrebbe approvato alcuni alleati politici del padre di Rana, un importante funzionario nepalese, oppure il fatto che sua madre fosse una discendente “di poco conto” della famiglia reale indiana. Alcuni storici sostengono che fosse stata la famiglia di Rana a opporsi al matrimonio, perché secondo varie voci era persino più ricca della famiglia reale. Altri hanno detto di ritenere che re Birendra avesse minacciato il figlio di diseredarlo, se avesse continuato a insistere di sposarla.

Un’altra tra le ipotesi più diffuse è che la decisione di re Birendra di intraprendere la transizione verso la monarchia costituzionale dopo le rivolte del movimento del Popolo negli anni Novanta avrebbe fatto infuriare Dipendra, che sarebbe stato preoccupato di avere meno potere rispetto al padre, una volta salito al trono.

Non si sa con certezza cosa abbia provocato il massacro, ma altri ancora hanno sospettato che Dipendra non avesse agito da solo o che non fosse affatto il responsabile della strage, soprattutto per via delle incongruenze emerse dalle ricostruzioni.

Per esempio, non è chiaro come mai il foro del proiettile presumibilmente sparato da Dipendra verso se stesso fosse sulla sua tempia sinistra anziché su quella destra, visto che il principe non era mancino; allo stesso tempo, non si capisce come mai le indagini durarono così poco né perché non vennero eseguite analisi forensi approfondite, nonostante la polizia inglese si fosse offerta di condurle e si trattasse della famiglia reale.

Circolarono anche ipotesi complottistiche: per esempio Chakra Prasad Bastola, ex ambasciatore del Nepal in India, arrivò a sostenere che l’India e gli Stati Uniti avessero imbastito un piano per eliminare la famiglia reale nepalese. Due direttori del giornale più letto in Nepal, il Kantipur, furono arrestati per aver pubblicato articoli in cui si diceva che l’assassinio dei reali fosse motivato da una cospirazione politica. Infine alcuni critici sospettarono che il massacro potesse essere stato organizzato da Gyanendra, che diventò re dopo la morte di Dipendra: sembrò strano che né lui né il figlio Paras, non particolarmente popolari tra i nepalesi, fossero presenti all’evento privato della famiglia reale al palazzo Narayanhiti.

– Leggi anche: La crisi politica in Nepal, importante non solo per il Nepal