Il presidente del Messico durante una conferenza stampa a Città del Messico, lo scorso 26 aprile. (Presidenza del Messico, EPA via ANSA)
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  • martedì 4 Maggio 2021

Le scuse del presidente del Messico al popolo maya

«Per gli orribili abusi commessi sia dalle persone che dalle autorità nazionali e straniere nel periodo della conquista», ha detto López Obrador

Il presidente del Messico durante una conferenza stampa a Città del Messico, lo scorso 26 aprile. (Presidenza del Messico, EPA via ANSA)

Il presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, si è scusato con la popolazione indigena dei maya per gli abusi commessi durante i cinque secoli successivi alla conquista del territorio dove abitavano i maya da parte della Spagna. La popolazione maya controllò gran parte del Centro America a partire dal 1500 a.C.: sotto il controllo delle autorità spagnole, a partire dall’inizio del Cinquecento, e dei governi messicani, dopo la guerra per l’Indipendenza (1810-1821), i maya subirono il quasi totale sradicamento della loro cultura.

Lunedì, durante un evento nello stato messicano di Quintana Roo, López Obrador ha detto:

Facciamo le nostre scuse più sincere al popolo maya per gli orribili abusi commessi sia dalle persone che dalle autorità nazionali e straniere nel periodo della conquista, durante i tre secoli di dominazione coloniale e i due secoli di indipendenza del Messico.

Il presidente si è riferito in particolare alla guerra delle Caste, che ebbe inizio nel 1847 con la rivolta del popolo maya contro la popolazione di discendenza europea e in cui si pensa che furono uccise circa 250mila persone.

All’evento era presente anche Alejandro Giammattei, il presidente del Guatemala, paese che confina col Messico a sud. Giammattei ha detto che «a livello di regione siamo riusciti a superare schiavitù, guerre intestine e conflitti aperti tra le diverse genti», ma che tuttavia i maya subiscono ancora sofferenze e discriminazioni, oltre alla «perdita di vite umane oggi per mano del crimine organizzato, della malnutrizione, e della costante ricerca di sogni e opportunità inseguiti da così tante persone».

Lopéz Obrador iniziò la carriera come attivista per i diritti delle popolazioni indigene nel suo stato natale, Tabasco, al confine col Guatemala. Sindacalista di lunga data, fu eletto nel 2018 a capo di una coalizione di sinistra, promettendo che avrebbe reso il paese più egualitario e che avrebbe continuato a battersi per i diritti dei più deboli, tra cui appunto le popolazioni indigene e le donne. Finora però secondo molti critici non è riuscito nei suoi intenti. Le sue scuse, che sono considerate un momento storico per il riconoscimento degli abusi commessi nei confronti delle popolazioni indigene, arrivano circa un mese prima di importanti elezioni locali.

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