Un lupo in uno zoo tedesco, a Dorverden, il 14 giugno 2017 (Morris MacMatzen/Getty Images)

Poco fuori Bologna, i cannoni per tenere lontani i lupi hanno tenuto sveglia la gente

Un sindaco ha dovuto vietarne l'uso ad allevatori e agricoltori, mentre i lupi forse se ne sono andati da tempo

Un lupo in uno zoo tedesco, a Dorverden, il 14 giugno 2017 (Morris MacMatzen/Getty Images)

Per giorni nella zona di Calderara di Reno, un paese di pianura a meno di dieci chilometri in linea d’aria da Piazza Maggiore a Bologna, la quiete e il sonno dei residenti sono stati disturbati dai rumorosi “cannoni spaventapasseri” – delle specie di mortaretti a gas – utilizzati dagli allevatori e dagli agricoltori per tenere lontani i lupi. Alcuni esemplari erano stati avvistati a inizio aprile, ma poi non si erano più fatti vedere: ciononostante, i botti sono andati avanti causando proteste. Dopo giorni in cui aveva cercato di dissuaderne l’uso, la settimana scorsa il sindaco ha dovuto vietarne l’utilizzo con un’ordinanza.

Alcune settimane fa, dopo il ritrovamento di alcuni animali da allevamento uccisi, le autorità avevano ipotizzato che un lupo proveniente dagli Appennini fosse sceso lungo il corso del fiume Reno. Poi avevano scoperto che di lupi ce n’erano diversi – tre, quattro o cinque – e avevano diffuso alcune indicazioni su come comportarsi in caso di avvistamenti e su come salvaguardare gli animali tenendoli nelle stalle di notte.

Dopo i cauti messaggi del comune di Calderara, aveva iniziato a circolare un video che sosteneva di mostrare sei lupi che frequentavano la zona: in realtà risaliva allo scorso novembre ed era stato girato nelle Valli di Argenta, in provincia di Ferrara, dove da un paio d’anni alcuni lupi si sono stabiliti in un’area boscosa protetta. Il video ha probabilmente contribuito ad allarmare la popolazione di Calderara.

Da allora non sono arrivate altre notizie di danni causati dai lupi, e l’unica vera conseguenza del loro avvistamento vicino alla cittadina è stato l’uso eccessivo dei cannoni spaventapasseri, con cadenze di sparo inferiori ai 3 minuti, anche nei pressi della case. Sono piccoli mortai alimentati a gas che sparano a salve con una certa cadenza, causando brevi botti: così. Oltre a non far dormire le persone, hanno causato disagi agli animali domestici, specialmente ai cani.

Il sindaco di Calderara Giampiero Falzoni ha cercato di convincere i suoi concittadini a non usarli con un’intervista a Repubblica e poi con un’ordinanza, firmata il 27 aprile. Su Facebook Falzoni ha spiegato: «Le emissioni sonore provenienti da detti apparecchi risultano di nocumento alla vivibilità cittadina, urbana e rurale, nonché alla fauna selvatica e agli animali domestici e per questo ho ritenuto doveroso intervenire in maniera formale e risoluta per la vivibilità urbana, con particolare riferimento alle esigenze di tutela della tranquillità e del riposo dei residenti».

Come è fatto un cannone spaventapasseri, per chi non ne ha mai visto uno; questo si trova in vendita a 280 euro sul sito di prodotti per allevatori e cacciatori Ducatillon

 

Nelle zone di montagna, sia sulle Alpi che sugli Appennini, sono anni che gli allevatori si lamentano della diffusione dei lupi, mentre nelle zone di pianura le notizie di questo genere sono ancora una novità, sebbene da tempo capiti che esemplari solitari o piccoli branchi scendano dalle montagne. Succede perché a partire dal 1971, quando i lupi divennero una specie protetta dopo decenni di caccia smisurata, le popolazioni di questi animali sono cresciute sensibilmente. Hanno ripopolato tutti gli Appennini e le Alpi e ora, in tutto il territorio montano, hanno raggiunto un buon rapporto rispetto al numero di prede disponibili – che è sempre molto maggiore rispetto a quello dei predatori. Per questo capita che gli esemplari giovani che per le dinamiche di branco devono cambiare territorio si spingano in pianura e nei pressi dei centri abitati.

Negli ultimi anni sono cresciute anche le popolazioni di caprioli e cinghiali, animali di cui i lupi si cibano, perciò anche in pianura trovano delle prede. In alcune zone di pianura, come ad esempio le Valli d’Argenta ferraresi, i lupi possono trovare anche nuove prede: le nutrie. In pianura il territorio di un singolo branco è però più ampio, per via delle minori risorse alimentari e della minore protezione offerta dai boschi.

Per quanto riguarda le accortezze da tenere nel caso in cui si avvisti un lupo, bisogna innanzitutto sapere che in generale è un animale diffidente nei confronti delle persone, che tende a evitare. Per chi possiede animali d’allevamento o domestici, cani e gatti compresi, è però bene non lasciarli all’aperto nelle ore notturne, evitando anche di lasciare in giro il mangime. Il WWF consiglia inoltre, in caso di avvistamenti, di mantenere una distanza di almeno 100 metri, sia per la propria sicurezza che per non disturbare gli animali: bisogna inoltre evitare di seguirli in auto per non causare loro stress né stancarli.

Non sappiamo con esattezza quanti lupi siano presenti in Italia in generale, ma lo sapremo nei prossimi mesi: da ottobre a marzo, su mandato del ministero della Transizione ecologica, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) ha condotto una ricerca per realizzare una stima nazionale, i cui risultati saranno annunciati entro la fine dell’anno.