Wen Jiabao, a destra, e Xi Jinping nel 2013 (Lintao Zhang/Getty Images)
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  • martedì 20 Aprile 2021

L’ex primo ministro cinese Wen Jiabao ha criticato Xi Jinping?

Sembra di sì: ha invocato in un articolo i valori di libertà e giustizia ed è stato in parte censurato

Wen Jiabao, a destra, e Xi Jinping nel 2013 (Lintao Zhang/Getty Images)

Qualche giorno fa Wen Jiabao, un importante leader del Partito comunista cinese che tra il 2003 e il 2013 fu primo ministro della Cina, ha pubblicato su un giornale di Macao un articolo che, secondo gli esperti, contiene critiche velate all’attuale leadership guidata dal presidente Xi Jinping, che ha reso la Cina più autoritaria e repressiva rispetto ai tempi in cui Wen Jiabao faceva parte del governo. L’articolo è circolato molto in questi giorni online, ed è stato in parte censurato.

L’articolo, intitolato “Mia madre”, è un ricordo della madre Wen ed è stato pubblicato in occasione della festa di Qingming, che cade all’inizio di aprile in cui tradizionalmente si onorano gli antenati defunti. In gran parte dell’articolo, Wen descrive la vita modesta e laboriosa di sua madre e della sua famiglia, ma aggiunge due passaggi che hanno attirato l’attenzione dei lettori in Cina e degli esperti.

Nel primo, Wen descrive con toni molto duri e cupi la Rivoluzione culturale, il grande movimento di rivolta ed epurazione interna voluto da Mao Zedong tra il 1966 e il 1976 per preservare l’ideologia rivoluzionaria ed eliminare ogni elemento borghese nel governo, nell’economia e nella società cinese. La Rivoluzione culturale provocò enormi sofferenze, distrusse l’economia e causò un numero imprecisato di morti (tra le centinaia di migliaia e i milioni). Nel suo articolo, Wen racconta come suo padre, un insegnante, fosse diventato a un certo punto uno degli obiettivi delle Guardie rosse e fosse stato sottoposto agli arresti domiciliari e a interrogazioni brutali, violenze e percosse.

Wen racconta come in un’occasione, dopo essere stato picchiato in maniera particolarmente violenta, la faccia di suo padre si fosse gonfiata a tal punto da bloccargli la vista.

La Rivoluzione culturale è considerata uno dei momenti più terribili della storia cinese moderna, e dopo la morte di Mao Zedong fu condannata dallo stesso Partito comunista. Negli ultimi anni, tuttavia, sotto Xi Jinping è cominciato un processo di rivalutazione storica per ridimensionare e sminuire i crimini commessi in quel periodo e cercare di presentarli in chiave meno negativa. Per questo la descrizione di Wen, così viva e dura, è considerata in controtendenza e molti analisti ci hanno visto un monito.

Soprattutto, però, alla fine del suo articolo Wen fa una descrizione di quale sarebbe la sua visione di una Cina ideale che secondo gli osservatori è in diretto contrasto con la visione di Xi Jinping.

«Nella mia mente, la Cina dovrebbe essere un paese ricco di equità e giustizia, dove ci sarà per sempre rispetto per il volere del popolo, per l’umanità e per la natura umana, e dove ci saranno per sempre giovinezza, libertà e spirito d’impegno».

Anche se le critiche sono piuttosto velate, e benché Wen si limiti a esaltare i valori di libertà e giustizia, per gli analisti l’articolo di Wen è un segnale che il vecchio premier sarebbe scontento della politica sempre più autoritaria imposta da Xi Jinping, che dalla sua nomina a presidente nel 2013 ha accentrato gran parte del potere su di sé, neutralizzato i suoi nemici politici ed eliminato i già ristrettissimi spazi di dissenso e libertà di espressione consentiti nel decennio precedente, quando Hu Jintao era presidente e Wen Jiabao era premier.

Criticare il sistema politico cinese sotto Xi Jinping è diventato inaccettabile e politicamente rischioso, e per questo l’articolo di Wen è stato accolto come una voce critica. Inoltre, il fatto stesso che Wen intervenga nel dibattito politico è notevole: di solito i leader in pensione, pur mantenendo autorevolezza e rispetto, non intervengono direttamente nella politica attiva della Cina.

Victor Shih, professore dell’Università della California, San Diego e noto esperto di Cina, ha detto a Vice che «molti cinesi, compresi molti funzionari che nutrono risentimento nei confronti di Xi o che sono segretamente in disaccordo con lui, leggeranno questo messaggio come l’assicurazione che hanno potenziali alleati negli alti livelli del governo».

Secondo la CNN, l’articolo di Wen ha avuto molto successo online ed è stato condiviso «centinaia di migliaia di volte», prima che la censura intervenisse a fermarlo. L’articolo non è stato cancellato o censurato, ma le autorità hanno deciso di vietarne l’ulteriore condivisione. Sulle app di comunicazione come WeChat, quando un utente cerca di condividere l’articolo appare un messaggio secondo cui «Questo saggio viola le regole di WeChat per gli account pubblici, e la condivisione è stata sospesa».

Xiao Qiang, un ricercatore dell’Università della California, ha detto al Financial Times che probabilmente, poiché la censura ha riguardato una delle principali figure politiche del paese, è probabile che la decisione di metterla in atto sia stata presa «a un livello molto alto del Partito comunista».

Wen Jiabao ha 78 anni ed è considerato da sempre un esponente relativamente liberale e riformista del Partito comunista. Era già stato sottoposto alla censura: nel 2010, quando ancora era premier, in varie interviste con media statunitensi invocò riforme politiche in favore della democrazia e della libertà d’espressione. I suoi interventi furono censurati in Cina.

Anche la decisione di pubblicare l’articolo su un giornale poco noto di Macao, una città cinese che gode di un certo grado di autonomia, è probabilmente dettata dal fatto che nessun giornale cinese sarebbe stato disposto alla pubblicazione.