La festa confederata del 2016 che si è tenuta a Santa Barbara d'Oeste, vicino ad Americana (Mario Tama/Getty Images)
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  • mercoledì 7 Aprile 2021

La città brasiliana fondata dai confederati americani

A sud di Rio de Janeiro, fu il rifugio di migliaia di sudisti che volevano mantenere la schiavitù: oggi sono rimaste solo le bandiere

La festa confederata del 2016 che si è tenuta a Santa Barbara d'Oeste, vicino ad Americana (Mario Tama/Getty Images)

Più di centocinquanta anni fa un gruppo di circa diecimila americani emigrò in Brasile. Per la gran parte provenivano da alcuni stati del Sud: Texas, Alabama, Louisiana, Mississippi, Carolina del Sud e Georgia. Era il 1866 e la schiavitù negli Stati Uniti era stata abolita da un anno, cioè da quando era finita la Guerra civile che aveva visto contrapporsi gli stati del Sud, che si erano confederati tra loro ed erano contro l’abolizione della schiavitù, e gli stati del Nord, che invece erano a favore. Il Nord aveva vinto e molti confederati, attratti dalla disponibilità di terra e dal fatto che in Brasile la schiavitù era ancora in vigore, decisero di andarsene verso il Sud America in una sorta di esilio volontario.

A più di un secolo e mezzo di distanza, la più eclatante testimonianza rimasta di questa piccola ma significativa migrazione è Americana, una città dello stato di San Paolo, in Brasile.

La città nacque e si espanse verso la fine dell’Ottocento perché accolse una parte delle migliaia di immigrati confederati. Gli altri si stabilirono perlopiù in altre città del Brasile, oppure in Messico e in Venezuela. A stimolare l’immigrazione dagli Stati Uniti fu lo stesso imperatore brasiliano, Pedro II, che durante la Guerra civile era stato sostenitore della causa confederata. Pedro II offrì agli americani che volevano trasferirsi in Brasile tutta una serie di agevolazioni sui costi del viaggio e sul prezzo dei terreni da acquistare per costruire casa.

Il primo a stabilirsi nella zona dove sarebbe stata fondata Americana fu il senatore dell’Alabama William Hutchinson Norris, che nel 1866 ci andò per capire se fosse il luogo giusto dove trasferirsi insieme alla sua famiglia. Approvata la destinazione, l’anno successivo Norris si fece raggiungere dal resto della famiglia insieme a un gruppo di altre famiglie confederate. In molti, una volta arrivati in Brasile, acquistarono nuovi schiavi, pagandoli meno rispetto agli Stati Uniti: divennero noti come Confederados.

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Secondo gli storici, il motivo principale dell’esodo fu proprio la possibilità per i confederati di mantenere il loro stile di vita. «Vennero per continuare ad avere schiavi» ha spiegato al Washington Post Luciana Brito, storica dell’Università di Recôncavo. «Associarono l’esistenza della schiavitù in Brasile al mantenimento di un sistema di sottomissione razziale». L’idea è confermata da alcune ricerche recenti, basate su lettere e documenti dell’epoca: tre quarti degli americani che scrissero al governo brasiliano per informarsi sulla possibilità di emigrare erano proprietari di schiavi.

Nove anni dopo l’arrivo di Hutchinson Norris, nel piccolo villaggio che si era creato venne costruita una stazione ferroviaria, chiamata Stazione di Santa Barbara poiché serviva soprattutto la vicina città di Santa Barbara d’Oeste. All’inaugurazione della stazione partecipò Pedro II in persona, e ancora oggi quel giorno viene ricordato con una festa locale il 27 agosto di ogni anno. La fondazione ufficiale della città, le cui terre appartenevano al capitano della Guardia nazionale brasiliana, viene fatta risalire a quell’epoca: allora la città si chiamava “Villa da Estação de Santa Bárbara”, cioè “città della stazione di Santa Barbara”.

Non è chiaro come poi uscì fuori il nome “Americana”, ma si sa che nel 1900 la stazione di Santa Barbara cambiò nome in “Estação de Villa Americana”. In seguito, anche la città cambiò ufficialmente nome in “Villa Americana”, nonostante negli anni si fosse popolata anche di immigrati provenienti da altri paesi, tra cui alcuni italiani.

Oggi le tracce dell’origine statunitense della città non sono molte. L’inglese è finito in disuso, ed è sparito anche il razzismo dei confederati. Nonostante il ritardo con cui il Brasile abolì la schiavitù, nel 1888, negli anni successivi nel paese non ci fu una netta emarginazione delle persone nere come avvenne negli Stati Uniti. Al contrario, le etnie si mescolarono, e lo stesso accadde ad Americana con gli eredi dei Confederados: «Uno dei cambiamenti più evidenti nei Confederados di quando ero giovane era la loro totale fiducia nella tolleranza tra le etnie», ha raccontato Eugene C. Harter, cresciuto tra gli eredi dei confederati e autore di uno dei pochi libri sull’argomento. «Questa fiducia l’avevano acquisita dai brasiliani».

Il cimitero americano di Santa Barbara d’Oeste il 24 aprile 2016. Ogni anno nelle due città gemelle di Santa Barbara d’Oeste e Americana si svolge una festa in costume per rievocare gli antenati confederati che per primi si stabilirono nella zona (Mario Tama/Getty Images)

Anche se Americana è a tutti gli effetti una città brasiliana, l’origine dei suoi abitanti viene ricordata ogni anno con la cosiddetta Festa Confederada, organizzata dall’associazione dei discendenti dei confederati. È sostanzialmente una rievocazione storica, in cui gli uomini si travestono da generali sudisti e le donne indossano gonne con crinolina secondo l’uso ottocentesco. La festa si svolge ad Americana e a Santa Barbara d’Oeste, dove c’è il cimitero americano con le tombe degli antenati confederati che per primi si stabilirono nella zona.

Nel cimitero e in tutti gli altri luoghi deputati alla festa, ovviamente, si fa un largo uso della bandiera confederata, quella con lo sfondo rosso e la croce di sant’Andrea blu con le stelle bianche al suo interno. In Brasile la bandiera non ha nessuna connotazione politica – così come non ce l’ha la Festa Confederada – ma nel suo paese d’origine viene invece utilizzata dai movimenti di estrema destra e dai suprematisti bianchi, che spesso si rifanno all’immaginario della Guerra civile per veicolare messaggi violenti e razzisti.

Fino a poco tempo fa l’utilizzo fuori contesto della bandiera era relativamente frequente e passava spesso inosservato, ma negli ultimi anni e specialmente dopo l’uccisione di George Floyd le cose sono cambiate: le proteste iniziate negli Stati Uniti si sono estese anche in Europa e in Sud America, Brasile compreso, e nella città di Americana si è cominciato a mettere in discussione l’uso della bandiera confederata. Da una parte c’è l’associazione dei discendenti dei confederati che vorrebbe mantenerla, dall’altra c’è l’UNEGRO (Unione per l’uguaglianza dei neri) che chiede che si smetta di usarla durante la Festa Confederada.

«La mia mente è aperta alle domande», ha detto Marina Lee Colbachini, discendente dei confederati che ha sempre partecipato alla festa fino allo scorso anno. «[La bandiera] rappresenta le tradizioni della mia famiglia, ma negli Stati Uniti e nel mondo intero sanno cos’altro rappresenta».

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