(Il Post)
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  • mercoledì 10 Marzo 2021

L’ipotesi di una scissione nel monastero di Bose

La comunità di riferimento dei cattolici progressisti ha grossi problemi da tempo, e c'entra il suo fondatore Enzo Bianchi

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A distanza di quasi un anno non si sono risolti i problemi interni al monastero di Bose, una comunità cristiana in provincia di Biella (Piemonte) fra le più famose in Italia.

Nel maggio del 2020 la Chiesa cattolica aveva deciso di allontanare il suo fondatore Enzo Bianchi per via di tensioni interne giudicate irrisolvibili. Ad oggi però Bianchi vive ancora nei pressi della comunità e non sembra che la situazione possa cambiare a breve, nonostante la scorsa settimana Papa Francesco abbia ribadito la validità della sua decisione. Fra le soluzioni più discusse si parla apertamente di una scissione della comunità, cosa che secondo alcuni indica che le tensioni non si limitano al solo Bianchi.

Bianchi ha 78 anni e aveva fondato il monastero di Bose nel 1968. A differenza della stragrande maggioranza delle comunità monastiche italiane, quella di Bose era ecumenica e mista: accettava cioè cristiani e cristiane di tutte le confessioni. Fra i suoi monaci e monache, circa un centinaio, ci sono anche protestanti e ortodossi.

Nei suoi anni da priore, cioè da capo della comunità, Bianchi si era fatto conoscere come teologo, divulgatore ed esperto di dialogo interreligioso – scrivendo diversi libri di successo e mantenendo per anni rubriche su Repubblica e La Stampa – e aveva reso Bose un punto di riferimento per il cristianesimo ecumenico e per molti cattolici progressisti. Un altro elemento che separa il monastero di Bose dalle normali comunità monastiche è l’apertura verso il mondo esterno: buona parte delle preghiere della comunità sono aperte al pubblico e il monastero è solito ospitare ogni anno migliaia di persone che partecipano a periodi di preghiera, seminari o semplici ritiri dal mondo.

Enzo Bianchi (a sinistra) durante un incontro pubblico con l’ex senatore e attivista per i diritti umani Luigi Manconi (ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

Bianchi era rimasto priore, cioè capo del monastero, fino al 2017, quando aveva lasciato l’incarico all’allora vicepriore Luciano Manicardi. Bianchi però aveva comunque continuato a vivere nel terreno del monastero, benché in una casa separata dal resto della comunità, e a partecipare ai riti della comunità: secondo alcuni le tensioni interne sono nate proprio dalla decisione di Bianchi di rimanere coinvolto nella vita di comunità, interferendo con l’autorità del nuovo priore Manicardi.

Nel maggio del 2020 la Chiesa aveva deciso di allontanare Bianchi dopo avere istituito una commissione per esaminare i problemi della comunità, ma da allora se ne sono andati soltanto i tre monaci espulsi perché fra i più stretti collaboratori di Bianchi.

Di recente Manicardi ha provato a sbloccare la situazione durante un incontro con Papa Francesco prima della sua visita ufficiale in Iraq. Al termine dell’incontro, il Vaticano ha diffuso un comunicato stampa in cui sosteneva che il Papa «ha manifestato la sua sollecitudine nell’accompagnare il cammino di conversione e di ripresa della Comunità [di Bose] secondo gli orientamenti e le modalità definite con chiarezza nel Decreto singolare del 13 maggio 2020», cioè quello che contiene l’allontanamento di Bianchi.

Bianchi ha poi pubblicato sul suo blog una lunga ricostruzione dei fatti degli ultimi mesi, la sua prima uscita pubblica dopo la decisione di Papa Francesco. Bianchi ha scritto che l’allontanamento fu deciso a causa di comportamenti «a noi mai indicati e spiegati», e che il documento ufficiale che lo prescrive contiene delle «calunnie».

Bianchi ha comunque aggiunto che in questi mesi ha provato a trasferirsi altrove ma senza successo, sia perché «i costi per l’acquisto di una casa in campagna (sempre superiore a 500.000 euro) o di un affitto di un alloggio in città restavano eccessivamente elevati rispetto alle mie possibilità economiche», sia perché nel frattempo le sue condizioni di salute – «gravissime difficoltà di deambulazione causata da una seria sciatalgia, una grave insufficienza renale che non permette alcun intervento chirurgico risolutivo, ai quali si aggiunge una patologia cardiaca» – sono peggiorate. Intanto da giorni Bianchi continua a scrivere frasi criptiche su Twitter.

Nella sua ricostruzione, Bianchi cita anche una soluzione di compromesso a cui hanno lavorato per mesi sia la comunità di Bose sia il Vaticano: il trasferimento di Bianchi e di alcuni monaci a lui molto legati in una struttura gestita dalla comunità a Cellole, in provincia di Siena. In un comunicato pubblicato a metà febbraio, la comunità di Bose aveva fatto sapere che aveva accettato di cedere la struttura a Bianchi in cambio del suo allontanamento da Bose, ma che l’ex priore aveva rifiutato il compromesso. «Purtroppo la mano tesa non è stata accolta», si leggeva nel comunicato.

Nella sua ricostruzione Bianchi racconta che la comunità di Bose e il Vaticano avevano «da subito posto alcune condizioni, tra le quali la perdita di tutti i diritti monastici per i fratelli e le sorelle che si sarebbero trasferiti a Cellole». Bianchi aggiunge che nonostante alcune rassicurazioni ricevute dal segretario di Stato del Vaticano, Pietro Parolin, la comunità di Bose insistette affinché il gruppo di Cellole non diventasse una comunità monastica ma una semplice associazione di «badanti» dello stesso Bianchi: probabilmente per evitare la nascita di una comunità di Bose parallela e in potenziale conflitto con quella di Biella.

La scissione della comunità resta comunque un’ipotesi plausibile. In un recente e dettagliato articolo su Repubblica, il giornalista Francesco Antonioli ha scritto che ci sono «almeno una decina di fratelli e sorelle» interessati a trasferirsi con Bianchi.

La tensione all’interno della comunità sembra confermata anche da una recente decisione di Manicardi di inasprire le regole sul confronto interno: «chi in una riunione comunitaria», si legge in un documento pubblicato da Repubblica, «si esprime con urla e grida, con insulti e invettive, non lascia spazio ad altri pretendendo di continuo la parola, […] viene sospeso dal priore per un congruo periodo di tempo».

Mentre nei mesi scorsi Bianchi aveva indicato a diversi collaboratori e figure pubbliche vicine a lui e a Bose di non parlare con i giornalisti e non pubblicare appelli in suo favore, più di recente sono emerse diverse dichiarazioni e commenti. «Molti si sentono come figli i cui genitori si stanno separando in modo incivile», ha commentato Antonioli su Twitter.