(Pascal Le Segretain/Getty Images)

Il Louvre prova a diversificare

Senza più visitatori o quasi, il museo più famoso al mondo ha accelerato un processo avviato prima della pandemia, fatto di magliette, aste e videoclip

(Pascal Le Segretain/Getty Images)

Il Louvre, il museo di Parigi dov’è conservata la Gioconda di Leonardo da Vinci, sta cercando nuovi di modi per far quadrare i conti senza dipendere esclusivamente dalle visite. Questo processo di diversificazione delle entrate era già iniziato da qualche anno, ma è diventato ancora più urgente con la crisi portata dal coronavirus, che ha azzerato la presenza di turisti stranieri e costretto il museo a una chiusura prolungata: dallo scorso marzo è stato aperto solo da luglio a ottobre, con la conseguente perdita di 90 milioni di euro di ricavi. Il Louvre è infatti il museo più frequentato al mondo, con 9,6 milioni di visitatori nel 2019.

Uno degli aspetti su cui sta puntando di più è il merchandising, cioè la vendita di prodotti collegati al museo. Solitamente i musei si appoggiano a un negozio interno e così ha sempre fatto anche il Louvre; con l’arrivo della pandemia i gadget dei più importanti musei parigini si potevano acquistare su un sito che li aggregava, Boutique de Musées. A gennaio scorso, però, il Louvre ha aperto un suo negozio online per avere un maggiore controllo sui prodotti e gestirne meglio la promozione. Vende, tra le altre cose, Swatch del Louvre, un profumo, una versione del Monopoly e una mascherina con disegnata sopra la Gioconda.

Ancora più innovativa è la collaborazione con il marchio di abbigliamento giapponese Uniqlo, che dal 4 febbraio ha messo in vendita nei suoi negozi in tutto il mondo, fisici e online, magliette e felpe con stampate alcune delle opere più famose del museo, reinterpretate dal graphic designer inglese Peter Saville. La collezione, che Uniqlo avrà in licenza per 4 anni, è stata presentata con un video in cui i modelli sfilano nel museo e da un altro realizzato dal Louvre dove suoi dipendenti spiegano che l’istituzione e l’azienda condividono gli stessi valori.

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(Louvre x Uniqlo)

Un’altra collaborazione è quella con Casetify, un’azienda di accessori tecnologici che ora vende cover di iPhone, AirPods, caricabatterie wireless e borracce con sopra la Gioconda, la Venere di Milo, la Libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix e altri protagonisti delle opere più famose. Il museo non disdegna le realtà più piccole, come la Maison Sarah Lavoine, una piccola boutique vicino alle Tuileries dove si trovano portacuscini e portacandele in ceramica ispirati ai piedistalli delle statue del giardino.

 

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Il Louvre non si è però fermato al merchandising, che da anni è la strada più sicura e percorsa anche da musei più piccoli e sconosciuti, ma si è impegnato per «trovare nuovi modi per fare soldi […] e sfruttare la massimo il nome del Louvre», come ha spiegato al New York Times Adel Ziane, direttore delle relazioni esterne. A dicembre, per esempio, ha organizzato un’asta per raccogliere fondi e trasformare una zona in disuso del museo in un spazio dedicato all’istruzione vasto mille metri quadrati. L’asta ha raccolto 2,3 milioni di euro e ha offerto, tra le altre cose, delle esperienze museali: un cliente ha pagato 80mila euro la possibilità di assistere al momento in cui la Gioconda viene tolta dalla teca per il suo controllo annuale.

Un’altra strada è quella di affittare gli spazi del museo a fotografi, artisti, stilisti, registi. Nel 2018 i cantanti americani Beyoncé e Jay ebbero a disposizione per due notti gallerie, scalinate, il corridoio e l’entrata principale per filmare il video di “Apeshit”: è stato visto 200 milioni di volte su YouTube, contribuendo ad aumentare la fama del museo nel mondo. Di recente il Louvre è stato affittato per cinque giorni e cinque notti anche dai produttori della serie tv di Netflix Lupin.

L’azienda francese Louis Vuitton, da finanziatrice del Louvre, ha invece un accordo che le dà accesso ad alcuni spazi per le sfilate: si sono tenute nella Cour Carrée, il cortile quadrato, e nel Cour Marly, mentre ancora non si sa dov’è stato girato il video che presenterà, solo in digitale, la prossima sfilata del 10 marzo. I costi d’affitto non sono noti ma, ha spiegato Ziane, dipendono molto dal progetto, se si gira di giorno o di notte, quante gallerie sono necessarie e se comparirà la Monna Lisa.

Oltre ad arricchire il museo, questa nuova apertura contribuisce anche a svecchiarne l’immagine, a farlo apparire da un lato come un’azienda interessante con cui fare affari, dall’altro come un’istituzione culturale al passo coi tempi, che apre le sue porte ad artisti e musicisti e che vuole trasformarsi in presenza pop nella vita quotidiana. Il Louvre non è l’unico a seguire questa strada. In Italia, per esempio, il Museo Egizio di Torino ha fatto da ambientazione al video del singolo “Dorado” di Mamhood, cantante italiano con padre egiziano, uscito nel luglio 2020.

Nello stesso periodo provocò invece molte polemiche l’entusiasmo con cui il museo degli Uffizi di Firenze sponsorizzò sui social network una visita dell’imprenditrice e influencer Chiara Ferragni. Ferragni si trovava nel museo per un servizio di Vogue Hong Kong e approfittò per visitarlo e farsi un selfie con la Venere di Botticelli: la sua quindi non era una collaborazione diretta con gli Uffizi. Il museo fece sapere che nel weekend successivo alla pubblicazione del selfie, da venerdì 17 a domenica 19 luglio, venne visitato da 3.600 ragazzi e giovani con meno di 25 anni, contro i 2.839 del finesettimana precedente: il 27 per cento in più.

 

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Disclaimer: con alcuni dei siti linkati nella sezione Consumismi il Post ha un’affiliazione e ottiene una piccola quota dei ricavi, senza variazioni dei prezzi. Ma potete anche cercare le stesse cose su Google. Se invece volete saperne di più di questi link, qui c’è una spiegazione lunga.