(Julian Stratenschulte/dpa/ANSA)
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  • giovedì 4 Marzo 2021

L’Italia ha bloccato l’esportazione di 250mila dosi di vaccino di AstraZeneca in Australia

È il primo paese dell'Unione Europea a usare il meccanismo approvato a fine gennaio dalla Commissione Europea

(Julian Stratenschulte/dpa/ANSA)

L’Italia ha bloccato l’esportazione in Australia di 250mila dosi di vaccino contro il coronavirus prodotto da AstraZeneca: è diventata quindi il primo paese dell’Unione Europea a usare il meccanismo introdotto alla fine di gennaio dalla Commissione Europea che stabiliva che le esportazioni di vaccino fuori dall’Unione dovevano essere autorizzate dagli stati membri dove il vaccino era stato prodotto. Le dosi bloccate erano state infialate nello stabilimento dell’azienda Catalent di Anagni (provincia di Frosinone), che lavora per la casa farmaceutica AstraZeneca.

Secondo il Financial Times, la decisione di bloccare le esportazioni verso l’Australia era stata notificata la scorsa settimana dal governo italiano alla Commissione Europea. La Commissione aveva il potere di respingere la richiesta dell’Italia, ma non l’aveva fatto. Mark Lowen, corrispondente di BBC a Roma, ha parlato di una «mossa forte e decisa» da parte del presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi.

Il meccanismo per bloccare le esportazioni del vaccino fuori dall’Unione Europea era stato introdotto per evitare nuove controversie come quella emersa a gennaio con AstraZeneca, accusata di privilegiare la distribuzione dei vaccini in paesi extracomunitari, come il Regno Unito.

In una nota il ministero degli Esteri italiano ha spiegato che il 24 febbraio aveva ricevuto una richiesta da parte di AstraZeneca di 250.700 dosi di vaccino in Australia e che dopo essersi confrontata con le autorità competenti il 26 febbraio ha inviato la proposta di non autorizzazione alla Commissione Europea, approvata il 2 marzo seguente.

Il ministero ha spiegato la scelta di non autorizzare l’esportazione con tre motivazioni: il fatto che l’Australia sia considerato “non vulnerabile”, cioè la diffusione del virus non è tale da giustificare l’esportazione di così tante dosi; il permanere della penuria di vaccini nell’Unione Europea e in Italia e i ritardi nelle forniture dei vaccini da parte di AstraZeneca nei confronti dell’Unione Europea e dell’Italia;  l’elevato numero di dosi di vaccino oggetto della richiesta di autorizzazione all’esportazione rispetto alla quantità di dosi finora fornite all’Italia e, più in generale, ai paesi dell’Unione Europea.