Una persona osserva dalla finestra alcuni lavoratori del servizio funerario pubblico mentre portano via una bara, a Manaus, nello stato di Amazonas, in Brasile, lo scorso 22 gennaio (AP Photo/Edmar Barros, File, LaPresse)
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  • giovedì 4 Marzo 2021

Il Brasile non è mai andato così male dall’inizio della pandemia

Gli ospedali sono vicini al collasso e le vaccinazioni vanno a rilento: e poi c'è la variante brasiliana, che sta peggiorando le cose

Una persona osserva dalla finestra alcuni lavoratori del servizio funerario pubblico mentre portano via una bara, a Manaus, nello stato di Amazonas, in Brasile, lo scorso 22 gennaio (AP Photo/Edmar Barros, File, LaPresse)

Gli ultimi due mesi per il Brasile sono stati i peggiori dall’inizio della pandemia, con difficoltà ancora maggiori rispetto al 2020, che pur era stato un anno estremamente complicato. La campagna vaccinale sta andando molto a rilento, e a causa del coronavirus il sistema sanitario brasiliano è vicino al collasso. In molte zone del paese si è largamente diffusa la “variante brasiliana”, che si ritiene renda più contagioso il virus. E in tutto questo i singoli stati brasiliani, che hanno competenza sulle misure restrittive da adottare, sono restii a imporre nuove misure per limitare attività e spostamenti, per paura di incrementare la disoccupazione già molto alta.

A febbraio in Brasile sono morte in media più di mille persone al giorno per cause legate alla Covid-19, e in totale ne sono morte più di 250mila dall’inizio dell’epidemia, il dato assoluto più alto al mondo dopo quello degli Stati Uniti, che hanno recentemente superato le 500mila morti. Le condizioni attuali del Brasile fanno pensare che la situazione possa ancora peggiorare.

I posti letto in terapia intensiva sono quasi del tutto occupati nella maggior parte degli stati del paese. Medici e funzionari locali hanno iniziato a rivolgere sempre più appelli alla popolazione per rispettare le restrizioni e hanno parlato della possibilità di aprire nuove fosse comuni per seppellire i corpi, com’era successo la scorsa primavera.

Le cose da sapere sul coronavirus

A metà gennaio gli ospedali della città di Manaus, nello stato nordoccidentale di Amazonas, avevano finito del tutto l’ossigeno a loro disposizione: il governo aveva inviato aerei militari con letti e bombole d’ossigeno, altre erano state inviate dal Venezuela, ma non aver agito in tempo aveva causato altre morti. Molte persone erano state costrette a procurarsi l’ossigeno da sole, comprandolo privatamente, per usarlo in casa ed evitare di dover mandare i propri familiari in ospedale.

Persone in coda per riempire le proprie bombole d’ossigeno vuote fuori dalla fabbrica di gas “Nitron da Amazonia” a Manaus, nello stato di Amazonas, il 15 gennaio (AP Photo/Edmar Barros, LaPresse)

Manaus, l’Amazonas e gli stati nordoccidentali sono le zone più colpite dal coronavirus. A Manaus durante la prima ondata erano state contagiate moltissime persone, tre quarti della popolazione locale, al punto che alcuni studi avevano suggerito che la città potesse avvicinarsi all’immunità di gregge. Tra l’autunno e la fine del 2020 i contagi erano ricominciati ad aumentare inaspettatamente, e i ricercatori avevano così scoperto l’esistenza di una nuova variante del coronavirus, che adesso è molto diffusa.

Le analisi condotte finora fanno ritenere che la variante brasiliana renda più contagioso il coronavirus, e che faccia aumentare il rischio di reinfezioni tra chi ha già avuto la COVID-19. Per ora è un problema soprattutto in Brasile, ma nelle ultime settimane la variante è stata rilevata in diversi altri paesi, seppure con numeri contenuti.

– Leggi anche: Non conviene fare gli schizzinosi, coi vaccini

La situazione attuale in Brasile è più preoccupante di quella dell’anno scorso anche per la distribuzione dei contagi.

Durante la prima ondata, le aree rurali erano state colpite dopo le grandi città, dando un tempo sufficiente agli ospedali dei grandi centri di dimettere i pazienti e ricoverarne altri. Ora invece la situazione è piuttosto omogenea e i contagi sono in aumento dappertutto, anche a causa dei molti spostamenti che ci sono stati durante le elezioni comunali di novembre, le festività natalizie e quelle in concomitanza con il carnevale, a metà febbraio.

La campagna vaccinale intanto procede molto a rilento, con meno del 3 per cento della popolazione che ha ricevuto la prima dose del vaccino. I vaccini disponibili nel paese sono quello dell’azienda cinese Sinovac – che il Brasile sta anche producendo autonomamente – e più recentemente quello di AstraZeneca. Le dosi a cui il paese ha accesso però sono ancora poche e i ritardi nelle somministrazioni al momento non danno garanzie sulla possibilità di far diminuire le forme più gravi della Covid-19, togliendo un po’ di pressione agli ospedali.

Anche per questo l’unica soluzione che le autorità hanno a disposizione sono le misure restrittive e l’isolamento dei contagiati e dei loro contatti. Alcuni governatori locali hanno chiesto di imporre un lockdown generalizzato, così come medici ed esperti, e lunedì il Consiglio nazionale di sanità ha scritto una lettera aperta con lo stesso intento.

Il governo centrale e il presidente Jair Bolsonaro stanno però continuando a minimizzare i rischi del coronavirus, una cosa che si era già vista nei mesi più difficili del 2020. Bolsonaro ha sminuito il problema della mancanza di posti in terapie intensive, e ha criticato i governi locali che hanno imposto o chiesto nuove restrizioni. Il vicepresidente brasiliano, Hamilton Murão, ha rifiutato la richiesta del Consiglio nazionale di sanità sia di un possibile lockdown sia di un coprifuoco generalizzato.

Dalla fine del 2020 i sostegni economici del governo introdotti a causa dell’epidemia sono diminuiti, e molti governi locali hanno avuto difficoltà a imporre restrizioni troppo severe per paura di alimentare povertà e disoccupazione. Nella capitale Brasilia, per esempio, il 28 febbraio è stato istituito un lockdown di due settimane che ha provocato grandi proteste nei giorni successivi.