(Dimitrios Kambouris/Getty Images)
  • Cultura
  • giovedì 18 Febbraio 2021

Storia e tecnica del sedere grosso

Da anni si sta imponendo come nuovo modello di bellezza femminile, anche grazie a una delicata operazione chirurgica

di Arianna Cavallo
(Dimitrios Kambouris/Getty Images)

Sono ormai alcuni anni che, specialmente su Instagram, il nuovo modello di bellezza femminile è radicalmente cambiato rispetto alla magrezza estrema degli anni Novanta, quella del corpo ossuto e minuto di Kate Moss. La moda ormai piuttosto consolidata, in particolare negli Stati Uniti, è quella della cosiddetta “forma a clessidra”: molto seno, vita sottile, fianchi larghi e, soprattutto, un sedere grosso, alto, rotondo e sporgente. Ma per avere un sedere simile spesso non bastano la predisposizione genetica e l’allenamento, anche perché la compattezza delle natiche non è automaticamente accompagnata da una florida rotondità: molte persone che desiderano assomigliare a questo modello ricorrono alla chirurgia estetica, come hanno fatto molti personaggi famosi e come si osserva con facilità dalle foto di modelle, piccole celebrità e influencer sui social.

Le operazioni di chirurgia estetica ai glutei sono tante e più o meno invasive, ma ce n’è una che negli ultimi 10-20 anni ha avuto più successo, si sta diffondendo più rapidamente delle altre e ha anche provocato preoccupazioni e controversie: è il lipofilling ai glutei, noto anche come brazilian butt lift (BBL), cioè il “sollevamento del sedere alla brasiliana”.

È un’operazione chirurgica che consiste nel rimuovere grasso da parti del corpo del paziente – come addome, fianchi, cosce, ginocchia, braccia – per poi iniettarlo nel sedere, così da aumentarne le dimensioni, sollevarlo e modellarne il contorno per renderlo più compatto. Non è un’operazione da fare a cuor leggero: è eseguita con anestesia locale e in alcuni casi totale, dura dalle due alle sei ore e richiede una convalescenza piuttosto lunga, di almeno tre settimane. Ha però due importanti vantaggi: mette insieme due operazioni in un colpo solo, la liposuzione e l’aumento di volume, permettendo di aspirare il grasso dove non lo si vuole e di rimpolpare il sedere con un risultato naturale.

Negli anni Ottanta la liposuzione era diventata un’operazione comune per migliorare l’aspetto fisico e alcuni chirurghi estetici iniziarono a re-iniettare il grasso estratto dove ce n’era bisogno. L’intervento divenne più popolare negli anni Novanta, quando negli Stati Uniti venne definita una procedura standard che ne facilitava l’esecuzione. L’anno della svolta, scrive il Guardian, è stato il 2014, quando il BBL fu reso popolare da molte celebrità, prima fra tutte l’ereditiera e personalità televisiva Kim Kardashian, che con la sua figura a clessidra – con seno e sedere voluminosi e vita sottile – contribuì a rendere popolare quest’idea di bellezza. Proprio in quell’anno posò per la rivista Paper, reggendo sul fondoschiena una coppa di champagne. Kardashian ha sempre negato di aver fatto un’operazione al sedere ma sono in pochi a crederle.

Ora, grazie alla sua influenza e a quella di altre star con fisici simili come Nicki Minaj, Cardi B e Jennifer Lopez, il BBL è una delle operazioni più diffuse negli Stati Uniti e sta prendendo piede, anche se con risultati meno marcati, anche in Italia.

Il lipofilling comincia con una liposuzione delle zone del paziente dove c’è tessuto adiposo in eccesso, come ha spiegato Daniele Fasano, presidente del congresso della Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva-rigenerativa ed estetica (Sicpre), l’unica riconosciuta per la chirurgia plastica dal ministero per la Salute. Poi il grasso viene  fatto “decantare”, lo si ripulisce dal sangue e dalle parti oleose e lo si inietta nelle zone preventivamente concordate del gluteo. «Si può fare con delle siringhe o in altri modi, per esempio usando la stessa apparecchiatura con cui il grasso è stato estratto, purificato con sistemi chiusi e re-iniettato con la stessa macchina ma con diverse cannule. Si parla di liposcultura perché viene inserito in modo selettivo e mirato», dice sempre Fasano, che ha un ambulatorio a Bologna.

Marco Iera, specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica che lavora come libero professionista all’Istituto clinico Brera di Milano, aggiunge che «è un’operazione che si svolge anche in anestesia locale con sedazione, in regime di day hospital o con una notte di degenza; richiede una settimana di riposo, l’applicazione di una guaina contenitiva per un mese nelle zone operate e la sospensione dell’attività sportiva sempre per un mese». Come spiega Iera, «le complicanze sono ridotte e consistono nell’infezione o nel rigetto, perché è sempre un trapianto di un tessuto, in questo caso adiposo, e potrebbe non attecchire. Le cicatrici sono minime, di circa un centimetro, dovute all’ingresso della microcannula per aspirare».

Fasano spiega anche che dopo l’intervento il grasso iniettato «deve stare tranquillo e deve essere ben irrorato: bisogna restare il più possibile proni, con il sedere in alto, senza muoversi». Il grasso infatti ha bisogno di tempo per adattarsi e attecchire: circa il 30-50 per cento viene assorbito dal corpo ed espulso attraverso il sistema linfatico. Un paziente deve attendere almeno due settimane per conoscere il risultato definitivo dell’operazione.

Come tutti gli interventi chirurgici, il BBL può presentare delle complicazione a priori ma, spiega Iera, «se fatta da personale autorizzato, in un ambiente medico chirurgico protetto, con la giusta tecnica e procedura, sono molto ridotte».

 

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Non è stato sempre così e per anni il BBL è stato un’operazione molto rischiosa a causa delle poche cautele con cui veniva eseguita. Nel 2017 Mark Mofid, uno dei più importanti chirurghi di BBL americani, pubblicò uno studio sull’Aesthetic Surgery Journal in cui rivelava che il 3 per cento di 692 operazioni che aveva studiato si era concluso con la morte della paziente. Nell’agosto del 2018 una task force dell’ASPS, la società americana di chirurgia plastica, concluse che il tasso di mortalità del BBL era di una persona su 3.000: il più alto rispetto a qualsiasi intervento di chirurgia estetica, che provoca in media la morte di una persona su 55mila.

Negli ultimi tre anni, tre donne britanniche – Leah Cambridge, Melissa Kerr e Abimbola Ajoke Bamgbose – sono morte dopo aver fatto l’operazione in Turchia, la destinazione più popolare per le pazienti del Regno Unito. Nel 2018, in seguito alla morte di Cambridge, la British Association of Aesthetic and Plastic Surgery (BAAPS), l’associazione dei chirurghi plastici britannici, consigliò di non eseguire l’intervento fino a quando non fossero state pubblicate delle linee guida che ne garantissero maggiore sicurezza. Queste prevedono, tra le altre cose, di non iniettare più di 300 centimetri cubi a natica e di farlo soltanto nel tessuto sottocutaneo e non tra i muscoli dei glutei, per evitare il rischio di trombosi. In Italia, non si hanno casi di morti legate all’operazione.

I rischi, spiega Fasano, sono legati sostanzialmente a tre possibili problemi: il corpo non adatto della paziente (per esempio se è troppo sovrappeso), la quantità di grasso iniettato, e la posizione in cui viene inserito. «Mi è capitato di vedere delle operazioni negli Stati Uniti e sono rimasto impressionato, arrivavano a iniettare anche fino a 700-800 centimetri cubi di grasso in ogni gluteo», ha detto Fasano.

Il grasso, racconta, si può iniettare nel tessuto sottocutaneo o all’interno del muscolo gluteo. «Per molti anni lo si iniettava in entrambe le parti e questo permetteva di inserire grandi quantità di tessuto adiposo. Nel sottocutaneo si fa più fatica mentre all’interno del muscolo gluteo è più facile». Ma con l’esperienza, racconta Fasano, «si è visto che iniettando in quest’ultimo c’erano spesso problemi anche gravi, che potevano arrivare fino alla morte della paziente». Questo perché «iniettando quantitativi industriali di tessuto adiposo potevano esserci errori di tecnica, il grasso poteva finire nelle grosse vene della regione glutea e determinare delle embolie polmonari».

La modella Sarah Harris ha raccontato il suo BBL su YouTube

«Il lipofilling del gluteo lo faccio, ma non è la cosa che faccio più frequentemente: la liposuzione lo è molto di più» spiega Fasano. «Il parere del chirurgo conta molto: se il paziente ha un sedere piatto lo faccio, se voglio aumentare un pochettino ma non più di tanto, non ne vale la pena». Spiega infatti che ci sono anche altri metodi per migliorare l’aspetto del sedere: «se vogliamo solo rimodellarlo e renderlo più evidente e c’è un eccesso di tessuto adiposo su fianchi o le culotte de cheval, basta ridurre questa zona con la liposuzione: è il metodo più semplice. Se invece c’è un gluteo piatto ci sono due modi per aumentarlo: con il tessuto adiposo, cioè con il BBL, o con delle protesi».

L’indicazione di non eccedere con l’iniezione di tessuto adiposo e di farla soltanto in una parte del gluteo comporta però un livello di correzione estetica inferiore: «o ci accontentiamo o ripetiamo la procedura a distanza di tempo», dice Fasano, oppure si può ricorrere alle protesi che però hanno un effetto meno naturale e non si armonizzano con il resto del sedere.

Le protesi poi hanno una forma e un volume definiti perché ne esistono solo una ventina, contrariamente alle «circa 400 protesi al seno diverse per forma e volumi», spiega Fasano. Bisogna poi stare attenti a come le si posiziona e a evitare che facciano pressione sui nervi delle gambe e delle cosce o che li premano spostandosi. Iera ricorda anche che le protesi «potrebbero dare complicanze come rigetto, infezione, dislocazione e rottura, con la necessità di sostituirle nel tempo».

Fasano racconta che «dal 2000 al 2010 il BBL è andato tantissimo» e che anche ora «si fa comunque di più» rispetto all’inserimento di protesi; lo conferma anche Iera: «lo faccio di più rispetto alle protesi al silicone e la richiesta è aumentata perché è visto come un trattamento più naturale, dato che si utilizza un proprio tessuto». «Un’alternativa – aggiunge – è l’infiltrazione di acido ialuronico a livello del gluteo, che è ancora più veloce e non richiede liposuzione».

Tenendo conto delle differenze tra le varie cliniche, il lipofilling ha un costo compreso tra i 6.000 e gli 8.000 euro, le infiltrazioni con acido ialuronico dai 4.000 ai 6.500 euro e la gluteoplastica con protesi varia dagli 8.000 ai 12mila euro.

Sia Fasano che Iera sono d’accordo quando parlano di un uso moderato del lipofilling in Italia in confronto agli Stati Uniti o al Sud America, dove spesso si ricercano effetti molto più pronunciati ed evidenti. «In Italia, sia le donne che gli uomini, sono molto meno esagerati nella richiesta di cambiamenti con la chirurgia estetica – dice Fasano – In altri paesi i risultati sono molto più accentuati: in Sud America il sedere grosso, i seni grandi negli Stati Uniti.
Anche gli interventi di lifting facciali negli Stati Uniti, in Brasile, in Spagna e in Francia sono più richiesti e spesso visibili, mentre da noi le persone vogliono decorsi rapidi e interventi che magari non si indovinino». Iera aggiunge che «i nostri pazienti sanno che noi non facciamo cose esagerate e che consideriamo la chirurgia estetica come uno strumento per migliorare la loro vita quando qualcosa viene vissuto con disagio».

La cantante Beyoncé nel 2015
(Larry Busacca/Getty Images)

Secondo una ricerca dell’International Society of Aesthetic Plastic Surgery (ISAPS), dal 2015 al 2019 il numero di BBL è cresciuto del 65,9 per cento in tutto il mondo:  l’intervento di chirurgia estetica in più rapida crescita. Nel 2019 le operazioni di aumento di glutei – con protesi o con tessuto adiposo erano diventate 479.451 e l’intervento era salito al nono posto della classifica mondiale dei ritocchi estetici: ai primi tre posti c’erano rispettivamente la mastoplastica additiva, la lipoaspirazione e la blefaroplastica (che elimina la pelle in eccesso nelle palpebre). Sempre secondo l’ISAPS, in Italia nel 2019 sono stati eseguiti 4.490 interventi di aumento dei glutei.

Il BBL venne inventato in Brasile, la patria del sedere alto e sporgente. La paternità della pratica è attribuita al dottore brasiliano Ivo Pitanguy (1926-2016), soprannominato per la sua autorevolezza nel mondo della chirurgia estetica “il papa”. Era famoso per la discrezione – non confermò mai voci di interventi a Frank Sinatra o Sophia Loren – e per l’attività filantropica: le operazioni a ricchi, reali e famosi gli permisero di comprarsi un’isola privata al largo di Rio de Janeiro, mentre nella sua clinica in città operava gratuitamente o a prezzi ridotti i più poveri.

Pitanguy migliorò anche le operazioni al viso, la mastoplastica e la riduzione del grasso sull’addome e nel 1964 publicò uno studio su come rimuovere la pelle e il tessuto in eccesso per eliminare il cedimento dei glutei. Intanto nel 1960 aveva fondato il primo dipartimento di chirurgia plastica al mondo, dove insegnò le sue tecniche – tra cui il BBL, che faceva dall’inizio degli anni Sessanta – a molti giovani chirurghi che le diffusero nel resto del mondo.

Nel 1969 il dottor RJ Bartels fu il primo a documentare in una rivista medica l’intervento per aumentare il sedere: usò una protesi mammaria in silicone per correggere l’atrofia della natica sinistra di una paziente. Il primo ingrossamento di sedere esclusivamente estetico risale invece al 1973: il successo dell’operazione portò alla produzione di protesi apposte che vennero migliorate negli anni successivi. Anni dopo, il chirurgo argentino José Robles fu il primo a inserire le protesi tra le fasce muscolari: c’erano meno complicazioni ma erano più difficili da posizionare, per cui la pratica non si diffuse molto e fu successivamente perfezionata con impianti inseriti vicino alla superficie. Questo ridusse il numero di complicanze, ma le protesi potevano spostarsi di posizione o sembrare innaturali quando ci si muoveva. E fu così che il BBL prese piede.

In Brasile, grazie agli insegnamenti di Pitanguy, era già frequente vent’anni fa e ora un suo allievo, Raul Gonzalez, è considerato da molti il più grande esperto di ritocchi e miglioramento al sedere al mondo. Il primato del Brasile è anche favorito dal sistema sanitario, che offre interventi di chirurgia estetica economici. Questo da una lato incoraggia più persone a servirsene con facilità, dall’altro la grande disponibilità di corpi sui cui lavorare a buon mercato permette ai chirurghi di sperimentare tecniche sempre nuove, come ha spiegato al Guardian Alvaro Jarrin, autore del libro The Biopolitics of Beauty, in cui esplora l’idea di bellezza in Brasile e i suoi rapporti con la chirurgia estetica.

Ma è la Turchia, racconta il Guardian, la destinazione più popolare per gli europei che si vogliono fare operazioni chirurgiche, e la terza al mondo dopo la Thailandia e il Messico. Tra queste operazioni c’è anche il BBL, che qui costa meno ed è realizzato con meno cautele che in Europa: anche pubblicizzandolo su Instagram, alcuni chirurghi promettono di iniettare anche più di 1.000 cc per natica, molti di più di quelli consigliati a livello internazionale. Molti clienti però, ha raccontato al Guardian la chirurga plastica britannica Lucy Glancey, tornano insoddisfatti: molto grasso non attecchisce, lasciando la forma del sedere sbilanciata e lontana dalle aspettative.

Una delle cliniche più popolari è la Comfort Zone di Istanbul. Fu fondata dieci anni fa dall’uomo d’affari turco-britannico Engin Yesilirmak, che all’epoca gestiva una società di trasporto merci. Yesilirmak ebbe l’idea di aprirla quando si trovò a organizzare delle operazioni di chirurgia estetica per amici e parenti britannici e si rese conto che in Turchia erano molto più economiche e accessibili. A guardare le foto sul sito, la sua clinica sembra quasi un centro benessere, dove i clienti sono coccolati tra piscine, corsette al parco e colazioni a base di frutta. I suoi chirurghi fanno circa 200 operazioni al mese e ospitano 40 pazienti per volta nelle 5 ville destinate alla degenza. Offre di tutto: rinoplastica, mastoplastica addittiva, il “mommy makeover” per correggere gli effetti estetici della gravidanza, e il BBL a circa 3.500 euro, per cui promettono di sottrarre fino a 4.200 cc di massa adiposa e di iniettarne fino a 1.200.

Il 2 per cento delle operazioni eseguite nella clinica ha portato a piccole complicazioni, ma per ora non ci sono mai stati grossi incidenti. Se qualcosa va storto, la clinica offre di rimediare gratuitamente dopo tre mesi; assicura infine di non fare interventi su donne gravemente in sovrappeso o obese. Anche la loro strategia pubblicitaria è piuttosto aggressiva, soprattutto se paragonata a quelle più sobrie dell’Italia: si affidano a modelle che ne decantano i risultati e prevedono anche dei give away su Instagram, cioè delle operazioni in regalo a chi viene estratto a sorte. Mary O’Brien, presidente della società dei chirurghi britannici, li ha criticati per il «marketing irresponsabile, la glamourizzazione, la trivializzazione e l’incentivazione» della chirurgia estetica.

La chirurgia estetica è soltanto il modo più recente per modificare il proprio corpo e adeguarlo ai modelli di bellezza del momento. Nel Settecento per enfatizzare il busto e i fianchi ci si infilava nei bustini, poi nei soffocanti e deformanti corsetti con le stecche d’acciaio, tipici dell’epoca vittoriana. «Negli anni Venti e Trenta invece c’erano le dive dai corpi androgini, come Marlene Dietrich e Greta Garbo» spiega Saveria Capecchi, docente in Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna ed esperta dei rapporti tra media, corpi e sessualità.

«Nei momenti storici in cui le donne entrano nel mondo del lavoro, come la Prima e la Seconda guerra mondiale, il corpo femminile deve assomigliare di più a quello maschile e deve eliminare i tratti tipici della seduttività e ogni allusione alla maternità, evocata da un corpo flessuoso e a clessidra». Ecco perché negli anni Settanta si impose il corpo magrissimo e senza curve della modella Twiggy che «da 50 anni è il modello dominante nel mondo occidentale». Capecchi spiega anche che «dagli anni Ottanta, a questo corpo snello venne restituita piano piano una carica erotica».

Oggi la base «resta il corpo magro», erotizzato da seno e sedere abbondanti. La maggior parte dei chirurghi e degli esperti è d’accordo nel sostenere che la nuova moda arrivi dalle influencer e celebrities già citate come Kim Kardashian, Nicki Minaj, Cardi B, Jennifer Lopez e, in Italia, da modelle e personalità televisive come Belén Rodríguez, Diletta Leotta o Elettra Lamborghini.

Anche Fasano è convinto che questo nuovo modello non abbia molti legami con quella che viene tradizionalmente intesa come bellezza italiana, ma che prenda semplicemente spunto dai corpi delle modelle americane. Iera spiega che per le sue pazienti c’è semplicemente «un’esigenza di avere delle curve migliori: con il tempo il tessuto si assottiglia, si riassorbe un po’ e tende a scendere. Solitamente questi interventi sono richiesti dai 35 anni in poi» per migliorare l’aspetto del gluteo; «poi certo c’è anche la ragazza giovane che lo richiede per una ragione puramente volumetrica» ma, precisa Iera, è più raro.

Un discorso a parte vale per gli Stati Uniti, per il Brasile e per altri paesi molto stratificati dal punto di vista etnico e portatori, quindi, di diverse idee di bellezza. Qui la bellezza sottile e longilinea delle donne bianche è contrapposta a quella prorompente e piena di curve delle donne nere e di origini miste. La professoressa Alisha Gaines, autrice del libro Black for a Day: White Fantasies of Race and Empathy, ha raccontato che la chirurgia estetica è sempre stata inseparabile dall’etnia. Secondo lei, il feticismo per il sedere delle donne nere risale già allo schiavismo e al colonialismo, come mostra anche il caso di Saartjie Baartman. Era una donna sudafricana portata a Londra nel 1810 da un dottore britannico ed esibita a Londra e poi nel resto del paese come Venere Ottentotta: la folla pagava per esaminare il suo corpo ed era attratta soprattutto dalle sue natiche.

Saartje Baartman
(City of Westminster Archive Center, London/Bridgeman Art Library

Anche se in Italia associamo il sedere a mandolino alle donne brasiliane, quelle bianche, benestanti e di origine europea spesso rifiutano quest’idea di bellezza tipica delle donne nere. Questo atteggiamento si intreccia con le origini stesse della chirurgia estetica brasiliana: quando nel 1918 il dottor Renato Kehl fondò la società di eugenetica di San Paolo, spiegò il suo sostegno alla chirurgia estetica in La cura della bruttezza. Il suo obiettivo dichiarato era quello di «migliorare» la popolazione brasiliana attraverso «l’estinzione dei neri e delle razze che vivono nella foresta pluviale».

Per Kehl, scrive Jarrin, la «bellezza era inequivocabilmente associata allo sbiancamento della popolazione». È curioso che ora stia accadendo il contrario e che in Brasile, così come negli Stati Uniti, operazioni popolari come il BBL vadano esattamente nella direzione opposta. Come spiega Gaines, spesso si tratta di bianchi che vogliono appropriarsi della cultura e dell’idea di bellezza dei neri, senza pagare le conseguenze sociali e politiche di essere minoranza.

Gaines è d’accordo che la principale responsabile di questa operazione sia Kim Kardashian, che non è nera ma americana di origini armene: «sa che alle persone piace la cultura nera anche se non gli piacciono automaticamente le persone nere. Si inserisce nella lunga storia di bianchi che si appropriano della cultura nera senza le conseguenze di dover essere o vivere come tali». La accusa anche di aver «costruito un impero dopo essersi impadronita di questo ideale di bellezza e di averlo venduto a tutti i tipi di persone, neri compresi». Ora infatti, molte donne nere si sentono brutte perché non hanno le forme che ci si aspetta da loro e si sentono in dovere di ottenerle attraverso la chirurgia estetica. La chirurga britannica Glancey ha confermato al Guardian che circa la metà delle richieste di BBL che riceve vengono da donne nere.

Per ora non sembra che in Italia la moda del sedere grosso abbia portato a gravi sofferenze psicologiche, come ha spiegato la dottoressa Roberta Milanese, psicoterapeuta di Milano ed esperta in dismorfofobia, un disturbo che consiste in una visione distorta del proprio aspetto esteriore. Una condizione diversa, spiega Milanese, da quella di chi più semplicemente non si sente adeguato ai canoni estetici ma che, risolvendo l’insoddisfazione anche attraverso la chirurgia estetica, si sbarazza del disagio.

Nel disturbo dismorfofobico invece difetti minimali assumono un peso tale da diventare limitanti: «alcune persone non escono di casa, altre passano il tempo a controllare il difetto o hanno tolto tutti gli specchi per non vederlo. In questo caso il rischio del correttivo chirurgico è che sia senza fine»: sia che si lavori continuamente sullo stesso difetto sia che, una volta risolto, se ne scopra un altro da correggere, «finendo in un tunnel di insoddisfazione». Milanese ricorda l’importanza del ruolo del chirurgo nell’accorgersi di un possibile disturbo: «alcuni, di fronte a un sospetto, ci mandano in consulenza il paziente per sapere se sia il caso di intervenire; è anche vero che se una persona è dismorfofobica, cambierà semplicemente chirurgo».

«Nell’ambito dei disturbi non sto vedendo la preoccupazione di non avere un corpo a clessidra: l’ossessione corporea è ancora legata all’estrema magrezza, anzi stiamo assistendo a un ritorno del disturbo anoressico e bulimico» dice Milanese. Al momento quindi il desiderio prevalente è ancora avere un gluteo piccolo. Milanese spiega che l’assenza di pazienti che desiderano un sedere grosso potrebbe essere dovuta alla relatività facilità nel correggere questo difetto, che una volta risolto porterebbe all’appagamento della paziente; oppure potrebbero arrivare più avanti, quando «le 14enni di oggi avranno 18 anni».

È anche possibile che «l’aver sdoganato una forma fisica più tonda possa rasserenare le tante donne e ragazze che ce l’hanno naturalmente, può darsi che sia una tendenza positiva». Milanese avverte comunque che, come fenomeno più ampio, la preoccupazione per l’estetica delle ragazze più giovani è sempre più pressante e ha raggiunto un livello più alto che in passato.

Intanto in questi anni, contemporaneamente all’esaltazione del sedere grosso, si sta diffondendo «l’idea che si debba accettare qualsiasi tipo di corpo si abbia e che anche i corpi più abbondanti debbano essere considerati sexy», spiega Capecchio. Sono messaggi sempre più presenti anche nelle pubblicità e, precisa sempre Capecchio, si possono inserire nella cosiddetta quarta ondata del femminismo.

Questi messaggi presentano anche ambiguità e aspetti controversi, sia quando arrivano a celebrare stili di vita e regimi alimentari in realtà poco sani, sia perché spesso sono strettamente legati al mercato e al tentativo di brand e aziende di catturarne una fetta ampia e poco sfruttata. Soltanto in Italia una donna su cinque è sovrappeso o porta una taglia abbondante, cioè superiore alla 46. Allo stesso tempo però sostengono un’idea liberatoria, che esalta forme di bellezza diverse da quella canonica, che si tratti di età, etnia o formosità e che, «stando alle ricerche e anche solo ai commenti online, sono accolti dalla maggior parte delle donne con un senso di sollievo e felicità».