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  • lunedì 15 Febbraio 2021

In Guinea c’è un focolaio di ebola

Gli otto casi scoperti dopo un funerale sono i primi nel paese dall'epidemia finita nel 2016

Domenica il governo della Guinea, paese dell’Africa occidentale, ha dichiarato che è in corso un’epidemia di ebola, dopo che negli ultimi giorni erano stati scoperti otto contagi. Sono i primi dalla fine della prima epidemia di ebola nel paese, che durò dal 2013 al 2016 e si estese anche ad altri paesi dell’Africa occidentale, provocando migliaia di morti. La Guinea è uno dei paesi più poveri del mondo ed era già in difficoltà a causa della gestione della pandemia da coronavirus e di alcuni focolai di altre malattie, ma il governo si è attivato rapidamente: adesso la preoccupazione più forte è che l’epidemia di ebola possa coinvolgere i paesi confinanti, anche perché il nuovo focolaio è stato osservato in un’area molto vicina al confine con altri due stati.

Secondo quanto hanno ricostruito le autorità sanitarie locali, tutte le persone contagiate avevano partecipato lo scorso primo febbraio a un funerale nel villaggio rurale di Gouéké, nella prefettura sud-orientale di Nzérékoré, vicino al confine con la Liberia e la Costa d’Avorio. La persona morta era un’infermiera che a fine gennaio aveva mostrato i sintomi tipici dell’ebola, come diarrea, vomito e perdite di sangue. Sebbene non sia ancora chiaro se la morte della donna sia stata causata dall’ebola, otto persone che avevano partecipato al funerale avevano mostrato a loro volta i sintomi caratteristici della malattia: tre di loro sono morte e altre quattro sono state ricoverate in ospedale.

Il virus ebola provoca febbri emorragiche che sono molto spesso letali. Tra i sintomi iniziali della malattia – chiamata sempre ebola – ci sono in genere un forte mal di testa, febbre e dolori al petto, seguiti poi da vomito, diarrea, eruzioni cutanee ed emorragie sia interne che esterne. Il virus colpisce anche il cervello, causando spesso agitazione, confusione e depressione (e nei casi più gravi il coma), e viene trasmesso attraverso il contatto con i fluidi corporei di una persona contagiata – per esempio feci, sangue o vomito – oppure oggetti che sono stati contaminati da questi fluidi.

Il periodo di incubazione del virus dura dai 2 ai 21 giorni; una persona ammalata può contagiare altre persone solo dal momento in cui sviluppa i sintomi e resta contagiosa anche dopo l’eventuale decesso. Spesso però è difficile distinguere immediatamente un contagio da ebola perché i sintomi sono simili a quelli provocati da altre malattie molto comuni in Africa, come malaria, febbre tifoide e meningite. Per questa ragione, durante l’annuncio in cui ha dichiarato l’epidemia, il ministro della Salute guineano Remy Lamah ha invitato i cittadini che abbiano sintomi a rivolgersi subito a un medico.

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Riferendosi ai nuovi contagi di ebola, il capo dell’agenzia sanitaria guineana, Sakoba Keita, ha detto che il paese sta affrontando «quattro epidemie allo stesso tempo». Oltre ai nuovi casi di ebola, infatti, la Guinea stava già gestendo sia la pandemia da coronavirus, sia alcuni focolai di febbre gialla e morbillo. A oggi in Guinea su circa 13 milioni di abitanti sono stati accertati quasi 15mila casi di contagio da coronavirus e 84 morti per cause legate alla COVID-19. Tra le altre cose, Keita ha spiegato che una delle persone che erano state contagiate al funerale era «scappata», ma poi era stata rintracciata e ricoverata a Conakry, la capitale del paese.

Nonostante ciò, Lamah ha detto di sentirsi sereno perché il governo si è attivato subito per avviare i controlli necessari per il tracciamento dei contagi e inoltre è stato previsto un nuovo programma di vaccinazioni, che dovrebbe iniziare già questa settimana proprio dalla prefettura di Nzérékoré.

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Tra il 2013 e il 2016 in Guinea c’era stata una prima, violenta epidemia di ebola, che si era poi estesa anche alla Liberia e alla Sierra Leone, causando in totale più di 11mila morti e oltre 28mila contagi. Il primo giugno del 2016, 42 giorni dopo l’accertamento dell’ultimo contagio in Guinea – lasso di tempo che corrisponde al doppio del periodo di incubazione del virus –, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiarò conclusa l’epidemia.

Adesso Lamah ha spiegato che l’obiettivo del governo è limitare la diffusione dei contagi entro sei settimane per evitare che l’epidemia si possa diffondere e coinvolgere anche altri paesi. Secondo Matshidiso Moeti, direttrice regionale dell’OMS in Africa, la Guinea può «contare sull’esperienza e sull’efficacia della gestione della precedente epidemia» di ebola: Moeti ha detto che nel paese sono già al lavoro team di esperti che stanno «tracciando velocemente il percorso del virus» e che sono affiancati dallo staff dell’OMS. Allo stesso tempo, l’OMS ha preso contatto con le autorità della Liberia e della Sierra Leone per raccomandare loro di rafforzare i controlli nelle comunità e nelle strutture sanitarie, e allerterà anche i funzionari di Costa d’Avorio, Mali e Senegal, che sono considerati i paesi più a rischio dopo quelli che si trovano più vicini al nuovo focolaio.

L’ebola ha provocato migliaia di morti anche in altre aree dell’Africa, in particolare nella Repubblica Democratica del Congo, nell’Africa centrale, dove negli ultimi vent’anni ci sono state undici epidemie causate da questo virus: la più recente aveva provocato 130 contagi e 55 morti ed era terminata nel novembre del 2020.

(AP Photo/ Jerome Delay, File)