Ngozi Okonjo-Iweala (Riccardo Savi/Getty Images)

Si è trovato un accordo sul nuovo capo della WTO

Sarà per la prima volta una donna, Ngozi Okonjo-Iweala, scelta dopo che gli Stati Uniti hanno interrotto un blocco durato mesi

Ngozi Okonjo-Iweala (Riccardo Savi/Getty Images)

Dopo mesi di blocco, l’amministrazione statunitense di Joe Biden ha annunciato il suo sostegno alla nomina di Ngozi Okonjo-Iweala, ex ministra delle Finanze della Nigeria, a direttrice generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (in inglese World Trade Organization, WTO), rendendo in questo modo la sua conferma quasi certa. Okonjo-Iweala sarà la prima donna a guidare la WTO, fondata nel 1995 per supervisionare e regolamentare gli accordi commerciali tra i 164 stati membri.

La nomina di Okonjo-Iweala è da tempo sostenuta dalla maggior parte dei paesi membri dell’organizzazione, ma era rimasta bloccata per mesi a causa del veto del predecessore di Biden, Donald Trump, che aveva invece sostenuto la candidatura di Yoo Myung-hee, attuale ministra del Commercio della Corea del Sud. Dopo che Biden aveva ribaltato la decisione, venerdì sera Yoo ha ritirato la sua candidatura.

L’organizzazione è senza un capo dal maggio del 2020, quando l’ex direttore generale Roberto Azevedo si era dimesso un anno prima della fine del suo mandato ed era stato assunto come vicepresidente di PepsiCo, la compagnia di bevande e alimentari. Dopo le dimissioni di Azevedo, la WTO avrebbe dovuto nominare un direttore generale ad interim, ma l’amministrazione statunitense di Donald Trump ne aveva bloccato la nomina.

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L’amministrazione Trump — da sempre critica nei confronti delle organizzazioni internazionali e in particolare della WTO, accusata di agire contro gli interessi degli Stati Uniti nella risoluzione delle dispute commerciali — ha cercato di bloccare in ogni modo anche il successivo processo di selezione di un nuovo direttore generale. Nei 25 anni di esistenza della WTO, la nomina del direttore generale è sempre avvenuta per consenso, senza bisogno di voti ufficiali: le varie candidature sono eliminate man mano grazie ad accordi tra le delegazioni dei vari stati, finché non si arriva a un candidato unitario.

I candidati che si erano proposti dopo le dimissioni di Azevedo erano inizialmente otto, ma lunghe sessioni negoziali, in gran parte a porte chiuse, avevano ridotto il loro numero a due: Ngozi Okonjo-Iweala e Yoo Myung-hee. La prima aveva il sostegno della maggior parte degli stati membri, tanto che a ottobre del 2020 il capo del Consiglio generale della WTO, il neozelandese David Walker, aveva annunciato che Okonjo-Iweala era la “candidata di consenso”. L’amministrazione Trump tuttavia ha continuato a sostenere Yoo, bloccando il processo di nomina e minacciando di imporre un veto contro Okonjo-Iweala.

Gli altri stati membri della WTO avrebbero potuto forzare la nomina di Okonjo-Iweala con un voto di maggioranza, previsto dalle regole dell’organizzazione. Tuttavia, scegliere il proprio capo in aperto contrasto con la prima economia del mondo avrebbe compromesso l’efficacia del mandato di Okonjo-Iweala e della WTO in generale. Si è preferito così aspettare il risultato delle elezioni presidenziali americane nell’eventualità che, come è poi avvenuto, una vittoria di Joe Biden potesse sbloccare la situazione.

L’amministrazione Biden ha deciso di sostenere Okonjo-Iweala, tra le altre cose, dopo che nelle scorse settimane decine di diplomatici avevano inviato una lettera per incoraggiare lo sblocco della nomina.

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La decisione è stata accolta con un certo sollievo da gran parte della comunità internazionale, che spera che Biden recuperi i rapporti internazionali messi in crisi da Trump. Sabine Weyand, la direttrice generale per il commercio della Commissione Europea, ha detto che lo sblocco della nomina è «un’ottima notizia».

Non è ancora chiaro quando avverrà l’ingresso in carica formale di Okonjo-Iweala, che in un tweet ha detto di essere «grata» per il sostegno degli Stati Uniti.