(Alex Livesey/Getty Images)

La Francia ha approvato una legge per proteggere i suoni e gli odori della campagna

Chi va ad abitare in campagna dovrà accettarne tutto il «patrimonio sensoriale», dal canto del gallo all'odore del letame, e non potrà lamentarsi dei vicini

(Alex Livesey/Getty Images)

Il 21 gennaio il Senato francese ha approvato in via definitiva – all’unanimità e senza emendamenti – una legge per proteggere il «patrimonio sensoriale» della campagna: il canto del gallo di primissima mattina, il rumore dei campanacci delle mucche, quello dei trattori, l’odore di letame. La dicitura è volutamente vaga, perché la legge vuole tutelare una più generale identità culturale dei territori rurali, e fornire ai sindaci gli strumenti per giudicare le molte liti di vicinato che sono sorte negli ultimi anni.

Da qualche tempo in Francia è nato un conflitto tra i vecchi e i nuovi abitanti delle campagne: gli ultimi arrivati vengono in questi luoghi dalle città in cerca di una pace un po’ stereotipata, e finiscono presto per lamentarsi quando scoprono di doversi abituare a una serie di suoni e odori che prima non conoscevano. Nell’ultimo anno il coronavirus ha alimentato questa tendenza spingendo molte persone dalle città alle campagne, sia temporaneamente che in maniera più stabile.

Diverse dispute tra i veterani delle campagne e i nuovi residenti lamentosi sono finite in tribunale, divenendo anche piuttosto note a livello mediatico. La più celebre ebbe una certa risonanza qualche anno fa e riguardava Maurice, un gallo che abitava a Saint-Pierre-d’Oléron, cittadina su un’isola a ovest della Francia, in Nuova Aquitania. La proprietaria di Maurice venne denunciata dai vicini, che andavano lì in vacanza abitualmente, perché il gallo cantava in maniera troppo rumorosa. Migliaia di persone, compresi politici, firmarono una petizione schierandosi a difesa dell’animale e alla fine il giudice diede ragione alla sua proprietaria, dicendo che il gallo stava solo seguendo la sua natura.

«Vivere in campagna significa accettare qualche fastidio», ha sottolineato in Senato Joël Giraud, segretario di stato con la delega allo Sviluppo rurale e tra i principali sostenitori della nuova legge. I territori rurali non sono soltanto i bei paesaggi, ha detto Giraud, ma anche «i suoni, gli odori, le attività e le pratiche che fanno parte del nostro patrimonio». Proprio in virtù di queste specificità, ogni amministratore locale ha il compito di individuare il proprio patrimonio da proteggere e valorizzare.

La storia del gallo Maurice non è l’unica nel suo genere e l’obiettivo della legge è proprio quello di consentire di risolvere le dispute prima che arrivino in tribunale. Sempre nel 2019, una donna che abitava in Nuova Aquitania fu portata in tribunale dal vicino, trasferitosi da poco, stufo di sentire lo starnazzare delle anatre e delle oche nel giardino. Anche in quel caso l’accusa fu respinta.

Altre volte chi si lamentava ha avuto ragione: a dicembre scorso in Dordogna, nel sud della Francia, una coppia è stata costretta dopo 6 anni di processo a prosciugare il proprio stagno, perché i vicini si erano lamentati del gracidio delle rane; un anno fa in Alsazia, nella Francia orientale, un tribunale ha stabilito che un cavallo dovesse restare ad almeno 15 metri dalle abitazioni dei vicini, che si lamentavano per l’odore degli escrementi e gli sciame di mosche che si formavano intorno.

Ancora a dicembre del 2020, un uomo è stato condannato a 5 mesi di carcere per aver ucciso un gallo di cui non sopportava il canto, a colpi di fucile e picchiandolo fino alla morte. Centomila persone in Ardèche, nel sud del paese, hanno firmato una petizione per chiedere che venisse punita la violenza sul gallo. Nella petizione si rivendicava il diritto alla vita di campagna: «Chi sarà la prossima vittima: il canto delle tortore, il raccolto del grano, la coltivazione dei pomodori, il raglio dell’asino, il suono dei nostri campanili o il pascolo delle nostre mucche?».

Il Senato ha compreso l’esigenza di una legge sul tema e l’ha approvata. Il gallo è stato usato come simbolo in molti richiami e comunicazioni pubbliche, anche per merito della popolarità della storia di Maurice, che è stato spesso citato, anche da politici, in riferimento a questa legge. Maurice è morto lo scorso maggio a 6 anni, abbastanza famoso da essere ricordato anche fuori dalla Francia.

– Leggi anche: Macron ha promesso agli studenti universitari francesi due pasti al giorno a un euro l’uno