Una canzone di John Parish

Anche questa buona da canticchiare mentre sparecchiate

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C’è un’altra canzone nuova dei Rhye (di Rhye? boh, come al solito), di cui il 22 esce il disco, e promette bene. Incollo da una precedente newsletter: è una band tenuta insieme da un cantautore canadese che si era fatta molto apprezzare per il suono particolare della voce di lui e per gli arrangiamenti sinuosi.
E singolo nuovo e disco prossimo anche dei Mogwai, amata band di post-rock (ovvero quel misto di rock tradizionale e inventiva strumentale che fu una delle ultime cose nuove del rock, negli anni Novanta); bello anche questo.
Il Guardian spiega che ora su TikTok vanno forte certi canti tradizionali di marinai e che sarebbe tutto iniziato da lui e poi si sono aggiunti tutti e più di tutti.

How animals move
“Avevo questo libro universitario, un libro di testo di biologia: “Come si muovono gli animali”. Ecco com’è andata”. John Parish, stimato musicista rock inglese (definizione riduttiva e vaga, che cercheremo di dettagliare), spiega il titolo del suo nuovo disco, “How animals move”. “Mi piace perchè è semplice, non presuntuoso, ed è aperto a molte differenti interpretazioni”. In effetti i giornali del suo paese si sono sbizzarriti: qualcuno ha parlato di “lente processioni di animali in un triste circo, sorvegliati o forse rinchiusi”, altri di “musica per documentari con uccelli che saltellano e tartarughe che si trascinano” o “musica appropriata per la scena finale in cui il cowboy viene seppellito nella sua tomba nel deserto del Nevada”. Per lui, tutti i punti di vista sono interessanti. È l’uomo dei punti di vista, in musica.

Era l’inizio di un mio articolo di diciotto anni fa su John Parish, sul Venerdì di Repubblica allora diretto da Laura Gnocchi che è una delle persone più preziose che ho avuto per orientarmi nelle mie prime redazioni (e un po’ nella vita, anche): qualche volta ho scritto anche per Musica di Repubblica, allora (credo non ci sia più), ma non sono mai stato tanto tagliato – né competente – per nessuna rivista specializzata. Laura accettava mie proposte un po’ esotiche, e un’intervista a John Parish sul Venerdì non era proprio mainstream. Chissà chi la lesse.

Il finale non era male, però (l’avevo del tutto dimenticato).
Alla premiazione del festival cinematografico di Bonn dove la sua colonna sonora del film belga “Rosie” stava ricevendo il trofeo maggiore, lui si è trovato seduto accanto a Ennio Morricone, un mito della musica strumentale. “Ero piuttosto impressionato dal trovarmi lì. Solo che dopo essersi detti reciprocamente “hai scritto proprio una bella colonna sonora”, non abbiamo trovato altro di cui parlare”. Gente poco incline all’uso delle voci.

Lui è inglese, adesso ha 61 anni, e ha fatto molte cose inventive nel rock e nelle colonne sonore, con gente varia e brava (pure con Nada). How animals move era il nome del suo disco del 2002, appunto: la canzone è strumentale, di molti strumenti, e però ha una specie di refrain anche questo buono da canticchiare mentre sparecchiate* dopo che sono andati via degli ospiti, se ancora avessimo degli ospiti.

*che è un po’ il modo in cui si muovono gli animali


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