Sadyr Japarov durante un comizio elettorale (EPA/IGOR KOVALENKO)
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  • lunedì 11 Gennaio 2021

Il controverso nuovo presidente del Kirghizistan

Sadyr Japarov, eletto domenica, è nazionalista e populista e fino a pochi mesi fa era in carcere per il rapimento di un governatore kirghizo

Sadyr Japarov durante un comizio elettorale (EPA/IGOR KOVALENKO)

Domenica si sono tenute nuove elezioni presidenziali in Kirghizistan, rese necessarie dopo le dimissioni forzate dello scorso ottobre del presidente Sooronbay Jeenbekov, il terzo dal 1991 a dover lasciare il potere a seguito di una rivolta popolare. Le elezioni sono state stravinte da Sadyr Japarov, politico populista e in carcere fino a pochi mesi fa. Il voto, che è stato contestato a causa di notizie di irregolarità varie, potrebbe mettere fine a un periodo di grave crisi politica nell’unico sistema considerato democratico dell’Asia centrale. Secondo i risultati parziali, Japarov ha ottenuto l’80 per cento dei voti con un’affluenza vicina al 39 per cento.

La recente carriera politica di Japarov in Kirghizistan è stata per certi versi incredibile e inaspettata, dopo diversi anni trascorsi a fare il parlamentare.

Fino allo scorso settembre, Japarov, 52 anni, si trovava in carcere per avere organizzato il rapimento di un governatore provinciale kirghizo (accusa che Japarov ha sempre detto essere politicamente motivata). Dopo le elezioni parlamentari dello scorso ottobre, e l’inizio delle successive rivolte che avrebbero portato alle dimissioni di Jeenbekov e a quelle dell’allora primo ministro Kubatbek Borono, Japarov era stato liberato dai suoi sostenitori ed era diventato in pochissimo tempo prima primo ministro e poi presidente ad interim. La sua condanna era stata inoltre cancellata dal principale organo investigativo del Kirghizistan.

Sostenitori di Sadyr Japarov durante una manifestazione a Bishkek, il 15 ottobre 2020 (AP Photo/Vladimir Voronin)

Japarov è un personaggio molto controverso. I suoi avversari lo accusano di essere un nazionalista corrotto e di avere legami con la criminalità organizzata. Arkady Dubnov, esperto di Asia Centrale sentito dal New York Times, ha descritto Japarov come un “Robin Hood” populista, cioè come uno che è arrivato al potere con la promessa di garantire aiuti rapidi ai kirghizi che ne hanno bisogno.

Japarov, comunque, non avrà un compito facile: sia per l’enorme instabilità politica che sta attraversando il paese dalle rivolte di ottobre, sia per i problemi cronici che hanno dovuto affrontare tutti i presidenti e capi del governo prima di lui, senza riuscire a trovare soluzioni efficaci: in particolare la grande povertà, le accese rivalità tra gruppi diversi e le profonde divisioni tra nord e sud del paese. A livello di politica estera, invece, Japarov ha detto di voler seguire la linea già tracciata dai suoi predecessori: cioè garantire la solidità delle relazioni con la Russia, tradizionale e importante alleato del Kirghizistan, e con la Cina, il principale investitore nell’economia kirghiza.

Japarov, infine, avrà maggiori poteri rispetto ai suoi predecessori. Domenica, insieme alle elezioni presidenziali, si è tenuto anche un referendum voluto dallo stesso Japarov, che proponeva di emendare le Costituzione togliendo potere al parlamento e affidandolo al presidente. La proposta è stata approvata.