I Soprano non invecchiano mai

Negli Stati Uniti le nuove generazioni stanno riscoprendo la serie che diede inizio all'era delle serie televisive, oggi più attuale che mai

di Pietro Cabrio

In un periodo in cui alcuni vecchi prodotti televisivi e cinematografici di grande successo si riscoprono invecchiati male, in contrasto con le richieste delle nuove generazioni e soprattutto con la sensibilità di minoranze e comunità in cerca di diritti e affermazioni, una serie televisiva iniziata negli anni Novanta sta riscuotendo nuovamente successo tra il pubblico più giovane. Si tratta dei Soprano, la serie sulla vita di una famiglia mafiosa italoamericana del New Jersey trasmessa da HBO a partire dal 1999, ritenuta la capostipite delle moderne serie televisive che da allora hanno riempito una grossa fetta di palinsesti televisivi e cataloghi online.

Secondo Vulture — il sito del New York Magazine dedicato alla cultura pop — I Soprano «si stanno riaffermando come show divertente e caotico, due valutazioni che trovano spazio negli interessi delle nuove generazioni: vengono visti come una forma di intrattenimento complesso sia comico che intellettuale, per come riescono ad adattarsi anche a un punto di vista moderno». Nella serie, infatti, vengono trattati di continuo argomenti di stringente attualità: teorie abolizioniste, crisi esistenziali, sessismo, sentimento anti-capitalista e nichilismo climatico.

Temi che creano spesso contrasti, come quando la comunità mafiosa della serie si muove per proteggere la parata del Columbus Day dai manifestanti che la vorrebbero abolire perché legata al passato colonialista e razzista dell’America. A questi aspetti si deve anche la proliferazione di pagine social di successo e l’uso ricorrente di meme ripresi dalla serie, come quelli rilanciati dall’account Sopranos out of context.

Le storie raccontate nei Soprano risalgono agli anni Novanta, periodo in cui — nella realtà — la mafia italoamericana venne definitivamente ridimensionata e di fatto sconfitta tramite l’uso sistematico di intercettazioni telefoniche e ambientali. In questo contesto, Tony Soprano (James Gandolfini) si ritrova a capo della cosca che fu di suo padre, e come se non bastasse viene travolto da problemi comuni che a loro volta rispecchiano la fine di un’epoca (la sua). Soffre di turbe derivate dal rapporto con una madre anaffettiva e più in generale dall’essere cresciuto in un mondo che sta scomparendo, lo stesso in cui però deve anche comandare e imporsi. Convive con una moglie in costante conflitto tra i privilegi acquisiti legandosi a un ricco boss mafioso e le questioni morali che da questo derivano, e deve crescere due figli della cosiddetta generazione dei millennial completamente differenti dal mondo che li circonda.

La stessa profondità con la quale venne pensato il personaggio di Tony Soprano fu applicata ai tanti personaggi secondari della serie: questo fu l’aspetto che determinò maggiormente la “rottura” con i telefilm piuttosto superficiali prodotti fino ad allora. Christopher Moltisanti, per esempio, nipote di Tony, fa parte della nuova e probabilmente ultima generazione di mafiosi italoamericani ancora legata al passato, e per questo è continuamente tormentato da nuove abitudini (l’eroina) e vecchie maniere, come la pretesa che la sua compagna si comporti da madre di famiglia anche se in realtà è simile a lui.

Nella primavera del 2020 il lancio di HBO Max, la piattaforma di streaming online del canale televisivo produttore dei Soprano, ha facilitato la fruibilità della serie, a sua volta stimolata dalle restrizioni per il contenimento della pandemia da coronavirus in Nord America. I Soprano si sono ritrovati adatti anche a questo particolare periodo, grazie all’affinità che in molti hanno trovato ancora una volta nei personaggi: Tony in crisi esistenziale e improvvisamente sensibile alla questione ambientale (gli succede dopo aver visto una famiglia di anatre nuotare nella sua piscina), o la moglie Carmela che, secondo Brianna Wellen del Chicago Reader, inserita in un ambiente misogino e sessista finisce per rivelarsi un personaggio femminile estremamente complesso per l’epoca in cui è stato ideato.

Secondo Alan Sepinwall, capo della critica televisiva del Rolling Stone, «nei Soprano ci si può relazionare soprattutto con le sensazioni provate da Tony rispetto al fatto che la sua vita dovrebbe essere qualcosa di diverso e qualcosa di più di quello che si è rivelata». Secondo Sepinwall, inoltre, la mafia raccontata dalla serie «è paragonabile a una forma di capitalismo sfrenato», la stessa che oggi in molti, soprattutto giovani, ritengono causa delle tante condizioni precarie presenti nella società.

La rinnovata popolarità dei Soprano è arrivata inoltre a pochi mesi dall’uscita del film The Many Saints of Newark, prequel della serie in uscita a settembre negli Stati Uniti e a novembre in Italia. Il film, scritto dall’autore originale della serie, David Chase, e diretto da Alan Taylor, è ambientato nel periodo degli scontri tra le comunità italoamericane e afroamericane avvenuti a Newark, nel New Jersey, durante gli anni Sessanta, quando Tony era un bambino e suo padre, Johnny Boy, il boss reggente.

– Leggi anche: Il trailer di “The Many Saints of Newark”