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  • domenica 27 Dicembre 2020

Cosa sta succedendo nella Repubblica Centrafricana

Dove oggi si vota per eleggere parlamento e presidente, e dove una coalizione di gruppi armati vuole rovesciare il governo

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Domenica nella Repubblica Centrafricana si vota per rinnovare il parlamento ed eleggere il presidente, nonostante i timori di attacchi e aumento delle violenze tra governo e ribelli. Nelle ultime settimane, infatti, la situazione nel paese è diventata molto tesa. Una coalizione di gruppi armati, la Coalizione dei patrioti per il cambiamento (CPC), ha intensificato gli attacchi dopo la decisione della Corte costituzionale di escludere dai candidati l’ex presidente François Bozizé, appoggiato dai ribelli e avversario dell’attuale presidente, Faustin Archange Touadéra, che invece cerca un secondo mandato.

Il governo centrafricano e l’ONU si sono opposti alla richiesta dei ribelli di rinviare le elezioni, che sono iniziate domenica mattina. La situazione però rimane al limite, e ha spinto il presidente Touadéra ad accettare l’aiuto di paesi stranieri per cercare di mantenere il controllo sul territorio nazionale.

Alle elezioni di oggi, Touadéra è considerato il favorito, anche se c’è la possibilità che si vada al ballottaggio, se nessuno dei candidati supererà il 50 per cento dei voti. Il principale sfidante di Touadéra è Anicet-Georges Dologuélé, ex primo ministro appoggiato da Bozizé. Proprio la competizione tra Touadéra e Bozizé ha alimentato di recente le tensioni nel paese.

Il presidente Faustin Archange Touadéra a un seggio elettorale della capitale Bangui (AP Photo)

Bozizé, cristiano, era arrivato al potere nel 2003 con un colpo di stato, e negli anni successivi aveva vinto due elezioni considerate da molti non regolari a causa di brogli: tra il 2008 e il 2013 il suo primo ministro era stato Touadéra. Nel 2013 Bozizé aveva lasciato il paese dopo che Séléka, una coalizione di forze provenienti per lo più della minoranza musulmana, era riuscita a prendere il controllo di numerose città, tra cui la capitale. Touadéra era diventato presidente con le elezioni che si erano tenute tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016.

Martedì scorso il CPC ha preso il controllo di Bambari, la quarta città per grandezza della Repubblica Centrafricana, e ha minacciato di arrivare fino a Bangui, la capitale. il governo ha parlato di «tentato colpo di stato» e Russia, Francia e Ruanda sono intervenute in sostegno del presidente Touadéra. La Russia ha mandato 300 istruttori militari incaricati di fornire addestramento alle truppe locali, che si sono aggiunti ai mercenari del gruppo Wagner, una misteriosa compagnia di mercenari russi che opera in diversi paesi. Anche il Ruanda ha rafforzato la sua presenza nella Repubblica Centrafricana, mandando nuovi soldati oltre a quelli già impiegati nella missione ONU presente nel paese. La Francia ha mandato degli aerei da guerra e il presidente Emmanuel Macron ha condannato i tentativi dei ribelli di «destabilizzare» il paese.

Bambari è poi tornata sotto il controllo del governo, grazie all’intervento dell’esercito centrafricano e delle forze ONU.

– Leggi anche: Che cosa ci fa la Russia nella Repubblica Centrafricana?

La coalizione CPC è formata da sei gruppi, alcuni dei quali in passato sono stati anche avversari. Secondo l’organizzazione per la difesa dei diritti umani Human Rights Watch, negli ultimi cinque anni i gruppi ribelli che di recente hanno formato la CPC si sono resi responsabili di numerosi crimini di guerra, tra cui uccisioni deliberate di civili e stupri di donne e ragazze. Pochi giorni fa Lewis Mudge, direttore del programma sull’Africa centrale di Human Rights Watch, ha detto: «Con un’elezione nazionale imminente, la nuova coalizione di ribelli sta forzando migliaia di persone a lasciare le loro case. Il governo nazionale e le Nazioni Unite dovrebbero mobilitarsi per proteggere i civili in questa escalation della crisi».

La Repubblica Centrafricana è uno dei paesi più poveri e instabili di tutta l’Africa, nonostante sia ricca di risorse, come i diamanti e l’uranio. Secondo l’ONU, metà della popolazione del paese è dipendente dagli aiuti umanitari e un quinto è sfollata, perché costretta a lasciare la propria casa.