Alcuni atleti si allenano in occasione del raduno internazionale "Rendezvous Parkour Gathering" a Londra, il 16 agosto 2018. (AP Photo/ Nishat Ahmed)
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  • martedì 8 Dicembre 2020

Al parkour non interessano le Olimpiadi

Nonostante i tentativi della Federazione Internazionale di Ginnastica, i puristi dello sport acrobatico sono contenti che non sia stato incluso nelle discipline di Parigi 2024

Alcuni atleti si allenano in occasione del raduno internazionale "Rendezvous Parkour Gathering" a Londra, il 16 agosto 2018. (AP Photo/ Nishat Ahmed)

Lunedì il Comitato Internazionale Olimpico si è riunito per definire il programma delle Olimpiadi di Parigi del 2024 e, tra le altre cose, per confermare quali saranno i nuovi sport introdotti durante i Giochi della XXXIII Olimpiade, già scelti lo scorso giugno. Come previsto, non è stato inserito il parkour, una disciplina atletica particolarmente spettacolare che si pratica solitamente in città: ma i puristi ne sono stati contenti, perché alle Olimpiadi non ci volevano andare.

Se da un lato la Federazione Internazionale di Ginnastica, che lo riconosce come una disciplina simile a quelle che regolamenta, spingeva per l’inserimento di gare di parkour alle Olimpiadi di Parigi, dall’altro le federazioni nazionali e internazionali più piccole ma più riconosciute da chi pratica lo sport, come Parkour Earth, insistevano sul fatto che il parkour debba rimanere uno sport più indipendente.

Il parkour è una disciplina atletica “urbana” nata in Francia agli inizi degli anni Ottanta. Consiste nel superare ostacoli, scalare muri e saltare da una struttura all’altra in modo efficiente, acrobatico e spettacolare, muovendosi lungo un percorso (“parcours”, in francese) in maniera agile. Si è diffuso, creando una sua nicchia, anche in Italia e gli atleti che lo praticano sono chiamati “parkourist” o “tracciatori” (“traceurs”): tracciano cioè un itinerario per spostarsi da un punto all’altro con movimenti veloci e fluidi, che combinano esercizi tipici dell’addestramento militare a quelli per l’arrampicata e dell’allenamento a corpo libero.

Per questa ragione il parkour è un’attività bella anche da guardare. Assieme al free running – uno sport simile che però dà più attenzione alla spettacolarità dei movimenti che alla loro efficacia – è diventato popolare soprattutto a partire dalla fine degli anni Novanta proprio perché è stato ripreso in contesti diversi e raccontato attraverso video e film prima trasmessi in televisione, e poi condivisi su YouTube o sui social media.

Grazie alla sua popolarità e al fatto che si possa praticare un po’ ovunque, il parkour si è diffuso in Europa e poi in tutto il resto del mondo, e a partire dagli anni Duemila sono stati organizzati eventi e gare di “speed run” – basati sulla velocità con cui si affronta un certo percorso – o “freestyle” – in cui gli atleti vengono giudicati per la difficoltà e l’esecuzione dei vari “trick”. Dal 2017, inoltre, anche la Federazione Internazionale di Ginnastica ha iniziato a organizzare i propri eventi di parkour.

Per un’organizzazione così grossa e articolata, che già partecipa alle Olimpiadi con discipline come ginnastica ritmica, ginnastica artistica e trampolino, sarebbe stato più facile chiedere al Comitato olimpico di introdurre gare di parkour. Come ha osservato il responsabile di Parkour Earth, Damien Puddle, però, la FIG non è una federazione di parkour e nel giro di chi pratica lo sport non c’è tutta questa ansia di partecipare Olimpiadi.

A inizio dicembre Parkour Earth aveva inviato una lettera al Comitato Internazionale Olimpico per segnalare che la FIG continua a «invadere i limiti e appropriarsi» di uno sport che non le appartiene, ma soprattutto per chiedere al Comitato di respingere ogni sua richiesta di inserire gare di parkour alle Olimpiadi di Parigi. La lettera chiarisce che il parkour «è stato riconosciuto come uno sport autonomo, distinto e indipendente, e pertanto non può essere considerato una disciplina secondaria o appartenente alla ginnastica o ad altri sport». Secondo Parkour Earth l’eventuale decisione di partecipare alle Olimpiadi spettava ed eventualmente spetterà alle federazioni nazionali e internazionali di parkour, e non alle federazioni di altri sport.

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Per la prossima edizione delle Olimpiadi di Tokyo, che è stata rimandata al 2021 a causa della pandemia da coronavirus, sono state previste competizioni di cinque nuovi sport olimpici: baseball-softball (che il Comitato olimpico considera insieme), karate, skateboarding, surf e arrampicata sportiva. Queste ultime discipline sono state confermate anche per l’edizione del 2024, durante la quale verrà introdotta anche la break dancing – la danza tipica della cultura hip hop – ma non il parkour.

Secondo Puddle, anche se gli atleti partecipano alle competizioni di parkour «la maggior parte di loro lo fa per l’esperienza» e non per arrivare alle Olimpiadi: per molti di loro l’enorme competitività dei Giochi olimpici è in conflitto con lo spirito stesso dello sport. È una discussione che c’è stata anche tra i professionisti dello skateboard, prima che fosse incluso alle Olimpiadi.

La filosofia dietro al parkour si concentra prima di tutto sulla libertà di movimento e sull’espressività di chi lo pratica. Come aveva spiegato David Belle, uno dei fondatori della disciplina, è uno sport principalmente ludico, che ha più che altro l’obiettivo di «superare gli ostacoli mentali o fisici per rendere più forte e agile» chi lo pratica, e non è quindi visto come uno sport competitivo. Secondo l’inglese Ryan Doyle, uno degli atleti di parkour più noti: «Il parkour è una forma d’arte, una disciplina», e «chiedere “Chi è il miglior parkourist?” sarebbe come chiedere “qual è la miglior canzone del mondo?”».