Come si disegna l’etichetta di una bottiglia di vino

Dal 2015 Tormaresca chiede a un artista di realizzare un'edizione speciale delle bottiglie di Calafuria, il suo rosé: quest'anno alla muralista Gio Pistone

Non c’è nulla di male ad ammetterlo: se non si è esperti di vino, si tende a scegliere le bottiglie guardando le etichette, un po’ come si comincia a leggere certi libri solo per la copertina. Un’etichetta particolare dice che chi ha imbottigliato quel vino ha messo una certa cura nel produrlo, e può anche riuscire ad anticipare le sensazioni che si provano a berlo. Anche per questa ragione, da cinque anni, l’azienda vinicola pugliese Tormaresca chiede a un artista di realizzare l’etichetta per un’edizione speciale del Calafuria, il suo vino rosé. Per il 2020 lo ha chiesto a Gio Pistone, artista muralista di Roma, che ha disegnato Selene, una farfalla la cui «forma sinuosa allude al mare, alla Luna e agli elementi della Terra che danzano in una relazione armonica tra di loro», nelle parole dell’artista.

Il disegno di Gio Pistone per l’etichetta del Calafuria (Gio Pistone)

L’arte è sempre esistita grazie ai suoi committenti: in passato erano erano aristocratici e uomini di potere, oggi sempre di più sono imprenditori e aziende che scelgono di investire in cultura. Tormaresca lo fa sponsorizzando eventi culturali del suo territorio – il Phest, il Festival Internazionale di Fotografia di Monopoli, e il Locus Festival, l’evento musicale di Locorotondo, entrambi in provincia di Bari – e collaborando con artisti e fotografi emergenti. Nel 2019, ad esempio, con Piero Percoco, fotografo che si è fatto conoscere per il progetto The rainbow is underestimated, comparso anche sul New Yorker.

Gio Pistone, a cui Tormaresca si è rivolta quest’anno, è una muralista, o come si dice, una street artist. «La mia prima grande pittura murale risale all’età di 4 anni, il luogo che fu devastato era l’ufficio di mia madre», ha raccontato Gio Pistone:«Sono stata sorpresa in flagrante mentre dipingevo i muri di una grande stanza tirando secchi di vernice e rotolandomi su pavimenti e sui muri. L’azione in sé ebbe conseguenze devastanti ma la cosa buona è che allo stesso tempo tracciò una nuova possibilità, delineando nel mio carattere una vena megalomane che ammetto solo ora sia necessaria se non fondamentale per chi disegna grandi muri».

Potreste aver visto una delle opere di Gio Pistone lungo la via Prenestina, a Roma, a Cosenza o a Stigliano, in provincia di Matera. I suoi murali rappresentano figure di fantasia, «tendenti al mostruoso» e «caratterizzati da colori molto forti». L’artista ha scelto questo genere di soggetto «prestissimo, a seguito di incubi notturni»: «Disegnarli il mattino seguente fu un’idea di mia madre, allora studentessa di psicologia, per farmi affrontare la paura. Presto gli incubi si trasformarono in vere e proprie visioni da cui ancora adesso attingo».

Negli anni Gio Pistone si è occupata di scenografie teatrali – un altro ambito in cui gli artisti realizzano opere di grandi dimensioni e spesso legate alla dimensioni oniriche – e ha lavorato e viaggiato con La sindrome del topo, un gruppo di creatori di giostre e labirinti per bambini in giro per l’Europa. «Ho iniziato a considerare la strada come un luogo vero di comunicazione con gli altri nel ’98, attaccando in giro per Roma i miei timidi disegni incollati sul muro», ha spiegato Gio Pistone: «Nel frattempo facevo autoproduzione (oltre all’università) vendendo i miei disegni in fotocopie, cartoline, magliette. Poi mi hanno chiamata a dipingere il primo muro legale, e dopo il fenomeno della Street Art è diventato di moda tanto da portarmi a viaggiare in Europa ed anche fuori per lavoro».

L’etichetta pensata per il Calafuria si rifà allo stesso immaginario delle altre opere di Gio Pistone. L’approccio di Tormaresca nei confronti degli artisti con cui collabora è di lasciarli molto liberi. Gio Pistone ha raccontato: «Dall’azienda ho avuto principalmente una direzione e sono stati puntuali nel dire da subito che avrebbero preferito non influenzarmi troppo, e che fosse una visione molto personale e fresca». Da parte sua l’artista ha scelto di accettare una commissione da parte di un’azienda – una cosa che non fa spesso – perché ama il vino e da anni pensava che le sarebbe piaciuto disegnare un’etichetta: «Mia nonna era friulana e in casa c’è sempre stato un rispetto per chi il vino lo sa fare ad arte».

Per scegliere il soggetto per l’etichetta Gio Pistone ha assaggiato il Calafuria: Tormaresca lo descrive come un vino che fa pensare all’estate quando non è estate, e consiglia di servirlo fresco, a una temperatura di 10°C. È ottenuto dalle uve Negroamaro coltivate nella tenuta Masseria Maìme di San Pietro Vernotico, tra Brindisi e Lecce; le vigne crescono lungo la costa adriatica, tra boschi, pinete e uliveti. Il vino è di un rosa fior di pesco, ha un profumo di frutta bianca, con qualche nota floreale di rosa e glicine. «Ho pensato ad alcuni ingredienti: al mare perché le vigne sono lì affacciate, al colore, al fatto che la natura e il vino siano molto più in sintonia di quanto sembri», ha spiegato Gio Pistone: «Le stelle e le fasi lunari ai lati chiudono il cerchio, simulando il legame del vino con la donna attraverso i cicli vitali dell’Universo».

 

I colori dell’etichetta del Calafuria sono più tenui rispetto ai murali di Gio Pistone: la scelta dipende dalla tonalità del vino e dalla tecnica usata per realizzare l’etichetta, la serigrafia. Le etichette dell’edizione limitata infatti sono state dipinte direttamente sul vetro. Ha spiegato ancora l’artista: «La serigrafia su vetro usa polveri di vetro, non pigmenti come altri tipi di stampe, che poi vengono messe in forni speciali e cotte. Per questo per i colori si hanno scelte limitate, ad esempio i magenta sono difficili da ottenere. Ho quindi dovuto rinunciare e ripensare la gamma cromatica due volte».

Il Calafuria, che costa dai 10 ai 15 euro a bottiglia, è uno dei più importanti tra quelli prodotti da Tormaresca. «Probabilmente il nostro prodotto di maggior successo assieme al Primitivo», secondo il responsabile dell’azienda Vito Palumbo. L’edizione limitata con le etichette serigrafate da Gio Pistone sarà venduta in cartoni da sei magnum, di cui una con l’etichetta classica. Oltre alla collaborazione con Gio Pistone, Tormaresca ha anche commissionato una serie di fotografie con l’etichetta classica a una fotografa pugliese, Alessia Rollo, per continuare a sostenere fotografi del suo territorio. Nelle fotografie il Calafuria compare vicino all’acqua cristallina del mare della Puglia, ai suoi fichi d’india e ai suoi muretti bianchi, che a loro volta fanno pensare all’estate.

Una bottiglia di Calafuria con l’etichetta classica fotografata da Alessia Rollo (Tormaresca)