Michaela Coel, creatrice e interprete della serie tv "I May Destroy You"
  • Cultura
  • mercoledì 2 Dicembre 2020

Le migliori serie tv del 2020, scelte dal New York Times

Le migliori in assoluto, le migliori fuori dagli Stati Uniti e le migliori tra quelle che sono finite (e quelle che si possono vedere in Italia)

Michaela Coel, creatrice e interprete della serie tv "I May Destroy You"

Come ogni anno il New York Times ha chiesto ai suoi tre principali critici televisivi (James Poniewozik, Mike Hale e Margaret Lyons) di scegliere le migliori serie tv dell’anno che sta per finire (e che continuiamo a chiamare serie tv anche se spesso non sono fatte per un canale tv e nemmeno le vediamo in un televisore). I tre critici hanno scelto rispettivamente le migliori serie in termini assoluti, le migliori serie internazionali (che per un critico del New York Times sono quelle fatte fuori dagli Stati Uniti) e le migliori serie tra quelle che sono terminate. In fondo alla pagina c’è scritto anche dove si possono vedere, dall’Italia, quelle che già sono disponibili anche qui.

Le migliori serie

Le ha scelte Poniewozik, il quale ha scritto che anche quest’anno c’è stata «troppa tv per poterla vedere tutta» e ha precisato che lui è uno da liste, non da classifiche e che se proprio glielo chiedete, la serie che più si è gustato è stata What We Do in the Shadows e quella che più lo ha impressionato è stata I May Destroy You.

Better Call Saul
A proposito della serie prequel di Breaking Bad, arrivata alla sua quinta stagione, Poniewozik ha scritto che è come rivedere al rallentatore un incidente automobilistico, di cui già si conosce l’esito. Perché gran parte di chi guarda questa serie ha già visto anche Breaking Bad e sa quindi, banalmente, dove finirà (o quantomeno dove arriverà) questa storia, eppure la guarda lo stesso.

Better Things
La serie creata e interpretata da Pamela Adlon – e che parla di una madre single e delle sue tre figlie – era già in classifica un anno fa, quando Poniewozik ne aveva apprezzato la capacità di osservare tutto minuziosamente, «fino al suo livello subatomico». Quest’anno ha scritto che non gli sembra di vederla, ma addirittura di viverci dentro.

City So Real e The Good Lord Bird
La prima è una docu-mini-serie (miniserie documentaria, se preferite) sulle elezioni del 2019 per il sindaco di Chicago; la seconda è una miniserie sull’abolizionista statunitense John Brown, interpretato da Ethan Hawke. Sono state messe insieme in questa lista perché «uscendo entrambe a ottobre, hanno avuto qualcosa da dire su un vituperoso anno elettorale e sulle proteste» contro gli abusi e le discriminazioni nei confronti dei neri.

I May Destroy You
Una serie britannica che secondo Poniewozik «è stata per il 2020 quello che la seconda stagione di Fleabag era stata per il 2019: un capolavoro perfettamente congegnato, che è impossibile immaginare scritto e diretto da qualcun altro». In questo caso da Michaela Coel, che interpreta una scrittrice alle prese con le conseguenze di uno stupro.

Keep Your Hands Off Eizouken!
È una serie tratta da un omonimo manga che «si merita il suo punto esclamativo». Parla di tre ragazze delle superiori che formano un club partendo dalla loro comune passione per gli anime giapponesi, e che decidono di scrivere insieme un loro anime. Secondo Poniewozik, «è una delle migliori rappresentazioni televisive di come funzioni il processo creativo».

Mrs. America
È una miniserie sulla storia del movimento per (e di quello contro) l’Equal Rights Amendment, un emendamento alla costituzione americana proposto per la prima volta nel 1923 e mai approvato, che ha come obiettivo porre fine alle discriminazioni di genere. «La serie è andata mezzo secolo nel passato» ha scritto Poniewozik «e ha trovato il presente».

Normal People
La miniserie tratta dall’omonimo romanzo (Persone normali in italiano) della scrittrice irlandese Sally Rooney, che tra il 2018 e il 2019 ha avuto un grande successo sia nei paesi anglosassoni che in Italia. Secondo il capo dei critici del New York Times, è stata «come un caldo filtro di Instagram messo sul ritrattistico bianco e nero di Rooney».

Pen15
Altra serie al suo secondo anno di fila in questa lista, che ha per protagoniste due donne più che trentenni (Maya Erskine e Anna Konkle) che interpretano due ragazzine 13enni nei primi Duemila. «Quest’anno» ha scritto Poniewozik «la serie tocca nuovi picchi di cringe e nuove vette di stramba allegria».

P-Valley
Una serie su un gruppo di persone che lavorano in uno strip club del Mississippi, tratta da un testo teatrale del 2015. «Potreste entrare per il suo sex appeal, ma resterete per la devozione della serie ai suoi personaggi, per la sua capacità di raccontare le ballerine dello strip club come toste atlete, che per fare il loro lavoro allenano ogni muscolo».

What We Do in the Shadows
Parlando della seconda stagione di questa serie su tre coinquilini vampiri che vivono a New York (e che frequentano anche altri vampiri), Poniewozik ha scritto che è la commedia più divertente del 2020.

Le migliori serie internazionali

Anche qui, l’autore della lista – Mike Hale – precisa che è appunto una lista, non una classifica, e che secondo lui le serie non statunitensi, almeno le migliori tra esse, sembrano avere «più libertà nel raccontare le loro storie, senza doversi guardare dietro le spalle per vedere quale brigata della polizia del pensiero li sta seguendo».

Belgravia
Una serie storica britannica ambientata nei primi anni dell’età vittoriana (quindi nella prima metà del Diciannovesimo secolo) che è tratta da un romanzo con lo stesso nome, che è il nome di un elegante quartiere centrale di Londra. Potrebbe piacere a quelli a cui piaceva Downton Abbey, visto che a scrivere libro e serie è stato Julian Fellowes, ideatore della nota serie ambientata, in quel caso, nei primi anni del Ventesimo secolo.

Le Bureau – Sotto copertura
Una serie francese di spionaggio, già arrivata alla sua quinta stagione e in cui, scrive Hale, «ogni stagione è un nuovo capitolo delle disastrose e articolate conseguenze di un errore fatto dall’agente Malotru nel primo episodio della prima stagione». Gli ultimi due episodi della quinta stagione sono statti diretti da Jacques Audiard, il regista dell’apprezzato western I fratelli Sisters.

Alla mia piccola Sama
Non è una serie e non è nemmeno del 2020 (è un documentario del 2019) ma Hale ha voluto metterlo lo stesso perché è «la cosa più drammatica, più intensa e più essenziale» che ha visto in televisione nel 2020. Il film, già candidato all’Oscar per il miglior documentario del 2019, narra la guerra civile siriana attraverso il racconto di una madre, la regista e giornalista Waad al-Kateab, alla figlia Sama.

It’s Okay to Not Be Okay
Una serie sudcoreana su un’autrice di libri per bambini con un disturbo antisociale della personalità che si innamora di un infermiere che prova a prendersi cura di lei. La serie, secondo Hale, ha il merito di unire un ritmo vivace a una «cupa ambientazione da favola».

Keep Your Hands Off Eizouken!
È piaciuta anche a lui questa «affascinante, fantastica e sempre concreta storia su come liberare (e controllare) l’energia dell’immaginazione giovanile».

Kingdom
Una serie sudcoreana, arrivata alla sua seconda stagione, che racconta un’epidemia zombie in un mondo di ambientazione medievale.

L’amica geniale e Patria
La prima è la serie tratta dai libri di Elena Ferrante, arrivata alla sua seconda stagione; la seconda, tratta da un libro di Fernando Aramburu, è una serie spagnola che racconta la storia di due donne, il marito di una delle quali viene ucciso dall’ETA, il gruppo separatista e terrorista dei Paesi Baschi, oggi disciolto.

Mystery Road
Una serie australiana crime e neo-western, che racconta le indagini successive alla scomparsa di due braccianti da una grande fattoria nell’outback australiano (l’immensa, e non particolarmente ospitale, parte interna del paese).

Temple
Il rifacimento britannico della «eccentrica» serie norvegese Valkyrien, su un medico che gestisce segretamente una strana clinica sotto una fermata della metropolitana.

Le migliori serie che sono finite

Per la sua lista, Margaret Lyons ha scritto di aver usato come parametro la qualità complessiva delle serie, non solo la loro stagione finale, e di aver ridotto la cerchia a serie (non miniserie) i cui ultimi episodi sono andati in onda (o online) nel 2020.

BoJack Horseman
In riferimento alla serie Netflix (comica, ma non solo) con protagonista un cavallo, Lyons ha scritto: «ogni volta che lo vedevo rimanevo colpita da qualche suo dettaglio» e «da profondità e dinamismo con cui è riuscita a capire l’umanità».

Brockmire
Una serie che, così come la precedente, ha parlato di «dipendenza, responsabilità e redenzione». Nelle sue quattro stagioni, Brockmire ha raccontato la storia di un commentatore di baseball ma, secondo Lyons, ha saputo andare oltre la storia del suo protagonista e dello sport con cui ha a che fare.

Corporate
Una di quelle commedie da posto di lavoro, che nelle sue tre stagioni ha raccontato le vessazioni subite da due dipendenti di una fittizia multinazionale, che secondo Lyons ha saputo «alternare il suo nichilismo a una diretta stupidità e un peculiare e rassegnato senso di meraviglia».

Dottoressa Peluche
Una serie per bambini con protagonista una bambina che insieme ai suoi giocattoli mette in piedi una clinica per curare giocattoli malati o con acciacchi di varia natura. «Uno dei suoi temi più ricorrenti gira intorno al fatto che spiegare un problema sia uno dei primi passi per poterlo risolvere» ha scritto Lyons, il che è «una lezione valida a ogni età».

The Good Place
«Una delle serie comedy più ambiziose di sempre, che sta alla filosofia morale così come CSI stava alle scienze forensi». La serie dura da quattro stagioni.

Last Chance U
Una docuserie, nata da un articolo uscito su GQ nel 2014, che nelle sue prime stagioni racconta la squadra di football degli East Mississippi Community College Lions, in cui giocano atleti cacciati dalle squadre della prima divisione della NCAA (il massimo campionato universitario) per cattiva condotta o per voti troppo bassi. Avrà uno spinoff sul basket.

Lenox Hill
Una docuserie ambientata in un ospedale di New York, che tra le altre cose ha anche un episodio speciale dedicato alla pandemia da coronavirus.

Schitt’s Creek
Una sitcom canadese, finita dopo sei stagioni e quest’anno premiata agli Emmy, di cui Lyons ha apprezzato la semplicità e la genuinità.

Teenage Bounty Hunters
Una serie nuova che, come suggerisce il titolo, parla di una coppia di ragazze adolescenti che si mettono a fare le cacciatrici di taglie. È andata online ad agosto ed è stata cancellata a ottobre: evidentemente non è piaciuta a molti altri, oltre che a Lyons.

Vida
Una serie, che ha già tre stagioni e 22 episodi, su due sorelle tra loro molto diverse che dopo la morte della madre tornano nel quartiere in cui erano cresciute e scoprono che c’erano diverse cose su di lei di cui non erano a conoscenza.

In Italia
Su Netflix si possono vedere: Better Call Saul, It’s Okay to Not Be Okay, Kingdom, BoJack Horseman, The Good Place, Last Chance U, Lenox Hill e Teenage Bounty Hunters. Su Sky e Now TV ci sono Le Bureu eThe Good Lord Bird. Mrs. America è su TimVision, Normal People, Vida e P-valley sono su StarzPlay, Keep Your Hands Off Eizouken! è su Crunchyrol e What we do in the shadows è trasmessa da Fox e da Rai 4. Dottoressa Peluche si può vedere su Rai 2.