Il primo ministro australiano Scott Morrison in collegamento con il Parlamento. (Alex Ellinghausen)
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  • martedì 1 Dicembre 2020

L’Australia e la Cina litigano per una foto falsa

L'ha condivisa il portavoce del ministero degli Esteri cinese, e mostra un soldato australiano in procinto di tagliare la gola a un bambino afghano

Il primo ministro australiano Scott Morrison in collegamento con il Parlamento. (Alex Ellinghausen)

Il primo ministro australiano Scott Morrison ha chiesto che Zhao Lijian, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, cancelli un tweet in cui ha condiviso una foto falsa che mostra un soldato australiano in procinto di tagliare la gola a un bambino afghano. La foto ha creato l’ennesimo problema tra i due paesi, tra i quali ci sono già grosse tensioni diplomatiche. Morrison dice di volere le scuse di Zhao, che però ha respinto le accuse.

Zhao aveva condiviso la foto definendosi «scioccato per l’omicidio di civili e prigionieri da parte dei soldati australiani», commentando i risultati – veri – di un’indagine ufficiale dell’esercito che ha scoperto «informazioni credibili» sugli omicidi extragiudiziali di 39 afghani tra il 2009 e il 2013, per i quali sono accusati 25 soldati australiani. L’indagine, che ha denunciato l’esistenza di una «brama di sangue» e di «omicidi competitivi», ha portato a una prima sospensione di 13 soldati ed è ora passata alla polizia, che accerterà se sono stati commessi crimini di guerra.

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Il tweet di Zhao fa riferimento alle accuse – che però non sono state verificate dall’indagine – sulle presunte uccisioni di bambini di 14 anni, e usa un’immagine creata con il fotoritocco in Cina. Morrison ha giudicato inaccettabile il tweet, chiedendone la rimozione e le scuse.

Per capire lo scambio di accuse tra i due paesi serve il contesto: la Cina è il principale partner commerciali dell’Australia, e quindi le relazioni tra i due paesi sono giudicate molto importanti dal governo di Canberra. Non a caso, Morrison ha lasciato spazio per un compromesso auspicando che si possa arrivare presto a un dialogo per «ricominciare» da capo.

La Cina è arrabbiata perché l’Australia ad aprile aveva chiesto un’indagine internazionale per accertare le responsabilità della Cina sull’origine della pandemia da coronavirus. Questo ha fatto degenerare il rapporto tra i due paesi, che già la Cina considerava incrinato dalle posizioni del governo australiano su vari temi, dalle proteste a Hong Kong alla società tecnologica Huawei. La reazione della Cina è stata l’imposizione di nuove tariffe commerciale e la sospensione di alcune importazioni dall’Australia, dal vino alla carne di manzo. A settembre, il ministero degli Esteri cinese aveva attribuito tutte le responsabilità di questi problemi alle «scelte sbagliate» dell’Australia.

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