Il Falcon 9 di SpaceX durante il lancio da Cape Canaveral (Florida) verso la Stazione Spaziale Internazionale (NASA/Aubrey Gemignani)

Lo storico lancio di SpaceX con 4 astronauti

Non ne aveva mai trasportati così tanti verso la Stazione Spaziale Internazionale: è il primo di una lunga serie di voli di un privato per conto della NASA, e non solo

di Emanuele Menietti – @emenietti
Il Falcon 9 di SpaceX durante il lancio da Cape Canaveral (Florida) verso la Stazione Spaziale Internazionale (NASA/Aubrey Gemignani)

SpaceX, la compagnia spaziale statunitense di Elon Musk, ha trasportato con successo in orbita quattro astronauti, che nelle prossime ore raggiungeranno la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), a circa 400 chilometri di distanza dal nostro pianeta. Il lancio è avvenuto da Cape Canaveral (Florida) alle 19:27 di domenica (l’1:27 di lunedì mattina in Italia) e segna un nuovo importante risultato per la NASA e per SpaceX, e più in generale per l’industria spaziale statunitense.

Il volo, chiamato Crew-1, è parte della prima missione completamente operativa di Crew Dragon, la capsula da trasporto sviluppata da SpaceX per conto della NASA. Con il test effettuato lo scorso maggio, è il secondo lancio con esseri umani dal suolo statunitense dal 2011, quando la NASA chiuse il programma spaziale degli Shuttle, rimanendo senza mezzi di trasporto per i propri astronauti.

In viaggio verso la ISS ci sono gli astronauti della NASA Shannon Walker, Victor Glover e Mike Hopkins, insieme a Soichi Noguchi, dell’agenzia spaziale giapponese (JAXA). Il loro arrivo è previsto per le 5 del mattino (ora italiana) di martedì 17 novembre. Crew Dragon attiverà il sistema automatico per attraccare alla ISS, già sperimentato in precedenti missioni con e senza equipaggio, e che non richiede alcun intervento da parte dei suoi passeggeri.

Gli astronauti di Crew-1, da sinistra: Shannon Walker, Victor Glover, Michael Hopkins e Soichi Noguchi (Photo/John Raoux via AP)

Crew Dragon è una capsula spaziale piuttosto confortevole, se confrontata con quella della Soyuz, l’unico veicolo spaziale che finora poteva garantire il trasporto degli astronauti sulla ISS. La NASA, come le altre compagnie spaziali, doveva infatti chiedere un costoso passaggio all’agenzia spaziale russa (Roscosmos) per portare i propri astronauti in orbita, pagando per ciascuno di loro l’equivalente di circa 80 milioni di dollari.

Oltre a offrire un maggiore controllo sul lancio, che può avvenire dalla Florida e non dal Kazakistan come per le Soyuz, SpaceX richiede in media 55 milioni di dollari per passeggero, con un sensibile risparmio per la NASA e le altre agenzie spaziali.

Una versione dimostrativa di Crew Dragon, a Cape Canaveral, Florida, Stati Uniti (AP Photo/John Raoux)

Le Soyuz consentono inoltre di portare in orbita un massimo di tre astronauti, mentre Crew Dragon può trasportarne fino a quattro, con la possibilità di portare l’equipaggio della ISS da sei a sette membri. Gli astronauti di Crew-1 raggiungeranno gli attuali inquilini della Stazione: l’astronauta della NASA Kate Rybins e i cosmonauti russi Sergey Kud-Sverchkov e Sergey Ryzhikov, che orbitano intorno alla Terra dallo scorso ottobre.

Non accadeva da quasi dieci anni che la ISS fosse così affollata e questo potrebbe comportare qualche inconveniente iniziale, in attesa di riorganizzare parte degli spazi a bordo per offrire una sistemazione a tutti. I lavori sono già in corso, ma uno dei nuovi arrivati potrebbe essere costretto a dormire per qualche giorno dentro Crew Dragon, in attesa di trovare una sistemazione più stabile. La capsula rimarrà attraccata alla Stazione per tutti i sei mesi di permanenza del suo equipaggio, che poi la utilizzerà per rientrare sulla Terra, quando un altro gruppo di astronauti darà loro il cambio.

La Stazione Spaziale Internazionale, con la Terra sullo sfondo (NASA)

Nella notte tra domenica e lunedì, gli astronauti di Crew-1 hanno raggiunto la capsula montata in cima a un Falcon 9, il razzo alto più di 70 metri che SpaceX utilizza come principale sistema di trasporto verso l’orbita terrestre. Terminati i controlli di sicurezza, il razzo ha acceso i 9 motori del suo primo stadio alimentati da cherosene e ossigeno liquido, spingendo la capsula fino a 90 chilometri di altitudine. Esaurito il combustibile, il primo stadio si è staccato dal resto del razzo, lasciando il compito di proseguire il viaggio al secondo stadio, dotato di un solo motore, più che sufficiente per la seconda parte del volo nell’ambiente spaziale.

Il primo stadio ha compiuto un rientro programmato verso la Terra ed è regolarmente atterrato sulla piattaforma galleggiante “Just Read the Instructions” nell’oceano Atlantico. Sarà recuperato, rimesso a nuovo e impiegato nuovamente per il lancio della prossima missione con astronauti. La riusabilità del primo stadio, la parte più costosa dei Falcon 9, è l’elemento chiave del modello di business di SpaceX: consente di risparmiare svariati milioni di dollari rispetto alle soluzioni dei concorrenti, che impiegano una sola volta i loro lanciatori, che si distruggono al rientro nell’atmosfera.

Anche se il lancio è avvenuto perfettamente, come quello di prova dello scorso maggio con due soli astronauti, i responsabili della NASA mantengono ancora molte cautele per dichiarare compiuta la missione. Portare in orbita esseri umani non è semplice e ci possono sempre essere imprevisti: fino a quando non torneranno sulla Terra i quattro astronauti, dimostrando le funzionalità di Crew Dragon anche nel rientro nell’atmosfera, SpaceX e NASA continueranno a mantenere un approccio sperimentale più che di routine per l’iniziativa.

Se tutto proseguirà come previsto, entreremo in una nuova fase dei viaggi orbitali con SpaceX che diverse volte all’anno porterà astronauti della NASA, e di altre agenzie spaziali compresa l’europea ESA, verso la ISS. Questa condizione è stata raggiunta dopo circa sei anni di lavoro, e con diversi ritardi e revisioni dei piani per garantire la sicurezza degli astronauti. La NASA richiede infatti numerose verifiche prima di certificare i veicoli spaziali, soprattutto se buona parte del loro controllo resta nelle mani dei privati. L’agenzia spaziale ha da sempre affidato a produttori esterni la realizzazione di molti dei propri sistemi, ottenendone però poi il pieno controllo per la gestione. In questo caso, invece, buona parte dell’organizzazione pratica rimane a un privato.

SpaceX per un po’ di tempo avrà il monopolio dei viaggi verso la ISS dal suolo statunitense. La NASA aveva infatti commissionato a Boeing la produzione di un sistema alternativo, ma l’azienda ha avuto diversi problemi nel suo sviluppo e ha riscontrato un malfunzionamento nel suo test dello scorso anno senza equipaggio, tale da rendere impossibile l’attracco della sua capsula Starliner alla Stazione Spaziale Internazionale. Boeing sta lavorando per risolvere il problema, ma occorreranno ancora mesi prima che possa riavviare il processo di approvazione del suo veicolo spaziale.

Il lancio di Crew-1 segna un momento storico per la NASA, in un momento in cui i piani dell’agenzia spaziale sono piuttosto incerti, per quanto riguarda le esplorazioni con esseri umani. Negli ultimi anni, l’amministrazione di Donald Trump ha fatto forti pressioni per tornare a esplorare la Luna nell’ambito del programma spaziale Artemis, che dovrebbe portare per la prima volta un’astronauta sul suolo lunare entro il 2024. L’obiettivo è secondo diversi esperti raggiungibile, ma non in così poco tempo e con le riduzioni al budget che potrebbe affrontare la NASA nel prossimo futuro. L’esito delle presidenziali, con la vittoria di Joe Biden, potrebbe influire ulteriormente, segnando un cambio di obiettivi e strategie per lo spazio da parte della nuova amministrazione.