Clark Gable sul set di Amore in corsa (1936) (Hulton Archive/Getty Images)

Clark Gable, “francamente me ne infischio”

Non fu solo il Rhett Butler di “Via col vento”, ma quella frase resta una firma anche a 60 anni dalla morte

Clark Gable sul set di Amore in corsa (1936) (Hulton Archive/Getty Images)

Clark Gable, anche noto come “the king of Hollywood”, era nato a inizio secolo, l’1 febbraio 1901, e morì il 16 novembre 1960, 60 anni fa oggi. Aveva una voce potente, riconoscibilissimi baffi affusolati, orecchie piuttosto grandi e abbastanza a sventola (provarono anche a farlo recitare legandogliele dietro la testa, ma lui non voleva) e IMDb ha descritto così uno dei suoi ruoli più comuni: «Una virile canaglia, il cui aspetto buffo mascherava solo un poco la sua bontà e il suo fascino». Una frase che gli viene spesso attribuita è: «L’unica ragione per cui gli spettatori vengono a vedere i miei film è che io so quanto grande sia la vita, e loro sanno che io lo so». La sua frase più famosa, forse la più famosa di tutto il cinema, è “francamente, me ne infischio”, detta in Via col vento. Ma il suo unico Oscar lo vinse per un altro film: Accadde una notte.

William Clark Gable (all’inizio della sua carriera si faceva chiamare W. C. Gable ma poi si convinse che “Clark Gable” suonava meglio) era nato a Cadiz, in Ohio, e sua madre morì quando lui aveva pochi mesi. Lasciò la scuola a 16 anni, lavorò in una fabbrica di pneumatici e intanto si appassionò alla recitazione.

Arrivò a Hollywood nel 1924, insieme alla sua insegnante di teatro Josephine Dillon, che rispetto a lui aveva 17 anni in più e che fu la prima delle sue cinque mogli. Fu lei a convincerlo a farsi una serie di operazioni ai denti e a impostarlo come attore, per esempio dandogli consigli sulla postura e su come rendere più profonda la sua voce. Per i primi anni, Gable fece la comparsa in film muti o comunque in film sonori nei quali non gli veniva però chiesto di parlare granché.

Nei primi anni Trenta firmò un contratto con la casa di produzione Metro-Goldwyn-Mayer, più nota come MGM. Il suo primo ruolo di un certo livello fu a 31 anni, interpretando uno dei cattivi nel western The Painted Desert e poi, recitando in diversi film all’anno fece, tra gli altri, il gangster in Io amo e il proprietario di una piantagione di caucciù dell’Indocina in Lo schiaffo, che fu diretto da Victor Fleming e in cui recitò con Jean Harlow; con la barba ma senza baffi.

Nel 1934 Gable fu il giornalista protagonista insieme all’ereditiera Ellie Andrews (interpretata da Claudette Colbert) della commedia romantica Accadde una notte. Il film, diretto da Frank Capra, fu il primo nella storia a vincere i cinque Oscar più importanti (miglior film, regia, sceneggiatura, protagonista maschile e protagonista femminile). Il film racconta il viaggio dei due protagonisti – lei in fuga dalla famiglia, lui senza lavoro – la loro iniziale antipatia e il loro progressivo avvicinamento. È noto, tra le altre cose, per le “mura di Gerico”, cioè il divisorio – fatto con una coperta – con cui i due, trovatisi a dormire insieme pur senza essere sposati, dividono la loro stanza.

Parlando del ruolo scanzonato eppure romantico che Gable aveva avuto in Accadde una notte, Capra disse, diversi anni dopo: «È il vero Gable, in un ruolo che non si vede in nessun altro film. Gli facevano fare questi ruoli da burbero amatore, ma non era quel tipo di persona. Era uno alla mano, gli piaceva tutto, andava d’accordo con tutti».

Gable recitò poi, per citare i più noti, in Il richiamo della foresta, La tragedia del Bounty e San Francisco e poi, nel 1939, fu Rhett Butler in Via col vento, che ancor prima di uscire era un film che aveva creato enormi aspettative, e che ebbe subito un enorme successo.

In occasione della grande anteprima del film ad Atlanta, in Georgia, fu organizzata una parata di quasi dieci chilometri e un articolo del Time parlò di scene di giubilo e scrisse di una giovane ragazza che, dopo aver ricevuto un veloce bacio da Gable, disse tra sé: «sono diventata una donna adesso?». Si racconta anche che prima che a Gable il ruolo era stato offerto a Gary Cooper, che lo rifiutò e che quando fu informato del fatto che fosse stato scelto Gable disse: «Via col vento sarà il più grande fallimento della storia di Hollywood».

Dopo Via col vento Gable ebbe qualche altro ruolo, ma non troppi, perché negli anni Quaranta – dopo la morte in un incidente della terza moglie Carole Lombard – entrò nell’esercito e effettuò diverse missioni aeree in Europa. Si racconta, tra l’altro, che Adolf Hitler fosse grande fan di Gable e che avesse una sorta di piano per provare a catturarlo.

– Leggi anche: Via col vento, spiegato bene

Tornato dalla guerra e ormai più che quarantenne, Gable riprese a recitare, tra gli altri in Mogambo, un film di John Ford del 1953 che era una sorta di remake di Lo schiaffo e nel quale Gable fece in pratica lo stesso personaggio (seppur con un nome diverso), questa volta recitando con Ava Gardner e Grace Kelly.

Il suo ultimo film fu Gli spostati, un cupo western in cui recitò con Montgomery Clift e Marilyn Monroe (anche per lei fu l’ultimo film). Gable ne parlò come del suo miglior film e il 16 novembre 1960 morì di infarto.

– Leggi anche: Montgomery Clift, vincitore e vinto

Oltre che di tanti film, Clark Gable è anche co-protagonista di un aneddoto raccontato dal regista Howard Hawks. Senza entrare troppo nei dettagli, Hawks spiegò che negli anni Quaranta lui e William Faulkner, che erano amici, andarono a caccia insieme e che all’ultimo si aggiunse anche Gable, il quale finì per chiacchierare di letteratura con Faulkner, chiedendogli quali fossero i suoi scrittori preferiti. Faulkner rispose: «Hemingway, Cather, Mann, Dos Passos e io». Al che Gable chiese: «Ah, lei scrive?».
A questa domanda, Faulkner rispose così: «Si, signor Gable, e lei cosa fa?».