Joel Silver, Ryan Gosling e Matt Bomer alla prima di The Nice Guys al festival di Cannes del 2016 (AP Photo/Thibault Camus)
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  • giovedì 12 Novembre 2020

Ryan Gosling piace a tutti

Tranne a voi tre che ora lo scriverete nei commenti (ma siate carini, che oggi fa 40 anni)

Joel Silver, Ryan Gosling e Matt Bomer alla prima di The Nice Guys al festival di Cannes del 2016 (AP Photo/Thibault Camus)

Ryan Gosling compie oggi 40 anni. E quello che ha fatto vedere fin qui offre buone argomentazioni per sostenere che sarebbe stato un ottimo attore anche se fosse nato quarant’anni prima o, addirittura, se ci avesse recitato, nei film degli anni Quaranta. Per quel suo carisma da bianco e nero, ma pure perché – pur sapendo anche far ridere – ha scelto spesso ruoli ostici e tenebrosi, da New Hollywood. Non è un caso, volendo, che il suo film più famoso, La La Land, sia così nostalgico; che Blade Runner 2049, il suo secondo film per incassi, sia il seguito di un film di quarant’anni fa; e che il film che lo fece diventare famoso, Le pagine della nostra vita, sia ambientato negli anni Quaranta.

Ryan Gosling è nato a London, in Ontario, nel sud-est del Canada. Da ragazzo ebbe diversi problemi a scuola e per un periodo studiò da casa, con la madre. Di quel periodo disse: «Potevo svegliarmi, guardare Il pianeta delle scimmie al mattino e poi nel pomeriggio disegnare, mentre intanto imparavo qualcosa su una storica battaglia. Mi sentivo come se avessi capito che era possibile fare ogni altra cosa in un altro modo». Della scuola disse: «Non ricordavo quello che dicevano i professori, era come se per gli altri fosse facile e per me molto difficile, non faceva bene alla mia autostima».

A 12 anni i genitori lo fecero partecipare a un’audizione con altre migliaia di ragazzi e lui, che già faceva danza, fu scelto per diventare uno dei protagonisti di una nuova edizione del programma per ragazzi Mickey Mouse Club. Andò a vivere in Florida, e lì presentò, ballò e cantò, tra gli altri, con Britney Spears, Justin Timberlake e Christina Aguilera, dei quali qualche anno fa disse: «Erano dei veri prodigi, io no di certo».

Anche dopo la chiusura del programma, nel 1995, Gosling tornò in Canada e continuò a recitare. Ma ci rimase poco, perché intorno ai 18 anni, dopo aver lasciato il liceo, andò in Nuova Zelanda per fare il protagonista nella serie Young Hercules, una sorta di antefatto di quella, più di successo, in cui Hercules era Kevin Sorbo e il suo fedele amico Iolao era Michael Hurst.

A vent’anni recitò con Denzel Washington in Il sapore della vittoria – Uniti si vince e già un anno dopo si fece notare interpretando un neonazista ebreo in The Believer, secondo lui il film che gli fece svoltare la carriera.

Ma il primo grande successo fu Le pagine della nostra vita, il film romantico del 2004 in cui recitò con Rachel McAdams, che un po’ dopo le riprese del film – pare che sul set i due non si sopportassero granché – fu per qualche tempo la sua compagna.

Nel 2007, grazie al suo ruolo in Half Nelson, Gosling divenne il primo attore nato negli anni Ottanta a venire nominato per un Oscar come miglior protagonista: in cinquina con lui c’erano Will Smith, Leonardo DiCaprio, Peter O’Toole e Forest Whitaker, che vinse il premio. Sempre nel 2007, recitò con Anthony Hopkins in Il caso Thomas Crawford, di cui Manohla Dargis scrisse sul New York Times che era interessante notare come Hopkins «rubasse la scena con maestria» ma anche come, con più discrezione, Gosling riuscisse a ritagliarsi comunque la sua porzione di attenzione, ottenendo come risultato «un’alchimia di carisma professionale e personale».

Sempre nel 2007, Gosling recitò anche in Lars e una ragazza tutta sua, in cui il suo personaggio si innamora di una bambola gonfiabile. Sempre quell’anno, a pochi giorni dall’inizio delle riprese, decise di non recitare in Amabili resti (la parte andò a Mark Wahlberg) e si prese circa tre anni di pausa.

Tornato dalla pausa, Gosling ripartì, tra gli altri, con due film di Derek Cianfrance (Blue Valentine e Come un tuono), due di Nicolas Winding Refn (Drive e Solo Dio perdona), con Le idi di marzo (di e con George Clooney) e con la commedia romantica Crazy, Stupid, Love, dove già si vedeva come lui ed Emma Stone, sua co-protagonista in La La Land, funzionassero molto bene insieme.

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Addominali a parte, Gosling riprese da dove aveva lasciato: mostrando una considerevole versatilità e, in genere, ricevendo grandi apprezzamenti dalla critica. Spesso si è parlato di lui come di uno dei migliori attori della sua generazione e, negli anni, c’è chi lo ha paragonato o comunque messo in relazione a George Clooney per come riusciva a essere bello ma anche buffo, a Steve McQueen per la sua presenza scenica e capacità di parlare poco ma dire molto e, addirittura, a Marlon Brando. Un paragone, quest’ultimo, che probabilmente gli fece molto piacere, visto che raccontò che da piccolo provò a cambiare il suo accento proprio ispirandosi a Brando.

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In anni più recenti, dopo un’altra piccola pausa, Gosling ha recitato in La grande scommessa, nella commedia d’azione The Nice Guys, nel musical La La Land, in Blade Runner 2049 e nel non molto apprezzato (e in parte già dimenticato) First Man – Il primo uomo. Raramente Gosling recita in più di un film all’anno e già oggi sono circa due anni dal suo ultimo. «Cerco di non farne troppi» disse lui qualche tempo fa «perché sono il primo ad annoiarmi di me, e immagino che possa essere lo stesso per gli altri».

Oltre a essere attore, Gosling è stato regista (nel 2014, del pessimamente recensito Lost River), è co-proprietario di un ristorante di cucina marocchina a Beverly Hills, è il marito di Eva Mendes (conosciuta sul set di Come un tuono) e con lei genitore di due figlie. Il suo film preferito pare sia La valle dell’Eden di Elia Kazan, dice che lo scambiano spesso per Ryan Reynolds (succede anche al contrario), con un amico ha un gruppo indie rock che si chiama Dead Man’s Bones, è diventato famoso per un meme sui cereali e gli capita piuttosto spesso di venire preso a pugni e schiaffi.