(Photo/Ronald Zak)
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  • martedì 3 Novembre 2020

Cosa sappiamo dell’attentato a Vienna

Quattro persone sono state uccise nel centro della città e un terrorista islamista è stato a sua volta ucciso dalla polizia: 14 suoi possibili complici sono stati arrestati

(Photo/Ronald Zak)

Lunedì sera, quattro persone sono state uccise e ventidue sono state ferite in un attentato terroristico nel centro di Vienna, in Austria. La polizia ha poi ucciso un attentatore – un uomo, che il ministro dell’Interno ha definito «islamista» –, ma sono ancora in corso le ricerche di possibili suoi complici. Il centro di Vienna è stato dichiarato “zona rossa” ed è ancora presidiato da centinaia di agenti di polizia, comprese decine di agenti dei corpi speciali. Martedì sera l’ISIS ha rivendicato l’attentato.

Nel pomeriggio di martedì il ministro dell’Interno ha tenuto una conferenza stampa di aggiornamento in cui ha detto che la polizia ha effettuato perquisizioni in 18 appartamenti di persone che avevano legami con l’attentatore – a Vienna e nella Bassa Austria – e che 14 persone sono state arrestate: al momento non è stata diffusa la loro identità.

L’attacco è cominciato intorno alle 20 di lunedì, vicino alla sinagoga Stadttempel, che in quel momento era chiusa. Le strade del centro di Vienna erano molto trafficate, nelle ultime ore prima dell’inizio di un nuovo lockdown per il coronavirus: l’attentatore, armato con un fucile da assalto e diverse pistole, ha cominciato a sparare contro i passanti, spostandosi in almeno sei diverse zone del centro. Sette agenti di polizia hanno usato le loro armi contro l’assalitore, che è stato ucciso alle 20.09 davanti alla chiesa di San Ruprecht.

Le persone uccise nell’attentato sono due uomini e due donne. Tra i feriti (tra cui c’è anche un agente di polizia) sei sono in condizioni gravi, ha detto martedì mattina il ministro dell’Interno Karl Nehammer durante una conferenza stampa.

Nehammer ha detto all’agenzia di stampa APA che l’aggressore aveva 20 anni, si chiamava Kujtim Fejzulai e aveva sia la nazionalità macedone che quella austriaca. Nell’aprile del 2019 era stato condannato a 22 mesi di carcere per  aver cercato di andare in Siria e unirsi allo Stato Islamico, ma era stato liberato in anticipo lo scorso dicembre. Quando la polizia lo ha ucciso, l’attentatore indossava quella che sembrava una cintura esplosiva, che si è poi rivelata essere falsa.

Lunedì sera, la polizia e il primo ministro austriaco Sebastian Kurz avevano parlato di “un gruppo” di attentatori, ma al momento questo dettaglio non è certo. La polizia ha detto di aver ricevuto dalle persone che si trovavano nella zona circa 20.000 video che mostrano momenti diversi dell’attentato e li sta ancora analizzando. Molti testimoni – ha inoltre detto il capo della polizia di Vienna Gerhard Pürstl – sono stati feriti o sono ancora troppo traumatizzati per raccontare chiaramente cosa hanno visto.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, Nehammer ha detto che non è ancora certo che l’attentato fosse indirizzato contro la sinagoga, come era stato inizialmente ipotizzato lunedì sera.

Il centro di Vienna è stato gradualmente e solo parzialmente riaperto dopo molte ore dall’inizio dell’attentato, quando la polizia ha permesso alle persone rimaste bloccate nei bar e nei ristoranti di tornare verso casa attraversando dei corridoi di sicurezza. In tutta la zona sono ancora in corso le ricerche per i possibili complici dell’assalitore ucciso e la presenza di polizia è ancora molto elevata. Per questa ragione, martedì mattina Nehammer ha chiesto agli abitanti di Vienna di restare in casa e uscire solo per motivi di lavoro, spiegando che la presenza a scuola per gli studenti della città oggi non sarà obbligatoria.