(Joe Raedle/ Getty Images)
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  • domenica 25 Ottobre 2020

Perché in Canada si litiga sugli astici

I violenti attacchi contro i pescatori di una comunità indigena canadese hanno creato un dibattito nel paese: si tratterebbe anche di un problema di razzismo

(Joe Raedle/ Getty Images)

Nella parte sud-occidentale della Nuova Scozia, provincia canadese che si affaccia sull’oceano Atlantico, i pescatori commerciali di astici stanno protestando contro i diritti di pesca rivendicati ed esercitati dalla comunità indigena Sipekne’katik. Negli ultimi giorni si sono verificati episodi di violenza nei confronti dei pescatori della comunità indigena, che lo scorso mese ha iniziato a uscire in mare nonostante la stagione della pesca inizi il 30 novembre e finisca il 31 maggio. Secondo Michael Sack, il capo della comunità Sipekne’katik, non è soltanto una questione commerciale, ma un problema di razzismo nei confronti degli indigeni.

Il Canada è il più grande esportatore di astici al mondo e la Nuova Scozia è una delle aree del mondo in cui la pesca degli astici è più ricca. Su questo patrimonio si gioca un conflitto che non è solo di questi giorni. Da un lato, i pescatori della comunità indigena dicono che stanno esercitando il diritto di caccia e pesca che è stato sancito con un trattato diversi secoli fa e confermato da una sentenza più recente, quindi si sentono attaccati ingiustamente. Dall’altro i canadesi non indigeni che si occupano di pesca commerciale sostengono che gli indigeni stiano operando al di fuori del periodo consentito per legge e che questo avrà anche conseguenze sulla quantità di crostacei che troveranno quando si aprirà la stagione.

CBC, il servizio radiotelevisivo pubblico canadese, ha raccontato che nelle ultime settimane la tensione nei confronti della comunità Sipekne’katik è cresciuta: i pescatori hanno saccheggiato e bruciato un magazzino dove erano conservati i crostacei pescati dai Sipekne’katik, ributtando gli astici in mare; in più hanno vandalizzato i loro veicoli, distrutto i loro materiali da pesca per sabotare la loro attività e in alcuni casi anche attaccato i pescatori indigeni. Lo scorso venerdì Michael Sack, capo della comunità, aveva detto ai propri pescatori di tenersi alla larga dalle acque.

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I Sipekne’katik fanno parte dei Mi’kmaq, una popolazione nativa americana che vive per lo più sulla costa atlantica del Canada; i Mi’kmaq sono il gruppo aborigeno predominante nella Nuova Scozia, dove ci sono 13 comunità native per un totale di circa 19mila persone. Secondo un trattato stipulato nel 1760, le Prime Nazioni – il nome con cui vengono chiamati i popoli autoctoni in Canada – hanno il diritto di caccia e pesca a scopo di sostentamento; il diritto è stato nuovamente confermato da una sentenza della Corte Suprema del 1999 che garantiva a tutte le Prime Nazioni la possibilità di pescare per ricavare un “discreto sostentamento” (“moderate livelihood”) sia in Nuova Scozia che in altre aree del Canada. Il problema è che ancora oggi non è chiaro cosa si intenda per “discreto sostentamento” e la questione, già dibattuta da anni in Canada, è tornata a far discutere.

Secondo i pescatori delle imprese commerciali il fatto che gli indigeni caccino fuori stagione non solo è illegale, ma minaccia le loro possibilità di sostentamento. Secondo gli indigeni la loro pesca è legittima e avviene su scala molto piccola, perciò non avrà conseguenze sulla quantità di crostacei che si potranno trovare all’apertura della stagione di pesca. Tra le altre cose, i biologi e gli esperti citati da The Conversation in un articolo che riguarda la questione dei diritti di pesca delle Prime Nazioni hanno spiegato che la pesca dei Mi’kmaq non è un pericolo per la conservazione degli astici, che spesso vengono confusi con le aragoste, che non hanno chele e vengono pescate principalmente nel Mediterraneo. Piuttosto gli astici hanno meno probabilità di sopravvivere se vengono pescati, scartati perché sono troppo piccoli o sono femmine che portano le uova e poi ributtati in acqua.

Secondo i Sipekne’katik, dunque, i recenti episodi di violenza relativi ai diritti di pesca sono l’ennesimo esempio del razzismo verso gli indigeni in Canada, come accade anche in altri ambiti, dall’istruzione alla sanità. «Sembra che stiano usando gli astici per farci la guerra» ha detto Sack al New York Times. Parlando di «razzismo sistemico», Sack fa riferimento anche al fatto che i commercianti della zona si rifiutano di vendere carburante, esche o trappole per catturare gli animali ai Sipekne’katik.

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Le violenze delle ultime settimane nella provincia sono intanto diventate un tema di dibattito politico a livello nazionale. Durante l’assemblea delle Nazioni Unite nel 2017 il primo ministro del Canada, Justin Trudeau, aveva riconosciuto che la storia delle popolazioni aborigene in Canada era stata caratterizzata da «umiliazioni, abbandono e abusi». Per questo, tra le priorità attuali del governo canadese c’è quella di dare attenzione alle problematiche relative alle minoranze. Il governatore della provincia, Stephen McNeil, ha sollecitato al dipartimento federale per la Pesca e gli Oceani di chiarire cosa sia legale o meno nell’ambito della pesca per il “discreto sostentamento” e di darne finalmente una adeguata definizione, mentre CBC ha raccontato che secondo Trudeau il governo si sta già «attivando prontamente» per risolvere la situazione.

Nel frattempo, lo scorso venerdì Sack avrebbe dovuto incontrare Joel Comeau, un rappresentante dell’Unione marittima di pescatori canadese, per discutere della situazione. Comeau però ha cancellato l’incontro per aver ricevuto «molte critiche e molte intimidazioni» da parte della sua gente per il suo desiderio di trovare una soluzione collaborando con i Sipekne’katik.

Sack invece ha detto che durante gli attacchi della scorsa settimana praticamente non si sono viste forze dell’ordine. Il weekend successivo, il ministro della Pubblica sicurezza canadese, Bill Blair, ha approvato una richiesta del procuratore generale della Nuova Scozia per l’invio sul posto di altri agenti della Royal Canadian Mounted Police – la polizia nazionale canadese – ma anche agenti della guardia costiera, per mantenere l’ordine.