Animali difficili da distinguere

Sapete cosa hanno di diverso i coccodrilli rispetto agli alligatori? E che le escargot non sono lumache? E che quella sulla copertina di "Considera l'aragosta" non è un'aragosta?

Uno è un giaguaro, l'altro è un leopardo (AP Photo/Eraldo Peres - Richard Heathcote/Getty Images)

La settimana scorsa la rivista scientifica Royal Society Open Science ha pubblicato un articolo che parla della scoperta di una differenza morfologica tra coccodrilli e alligatori che finora non si conosceva: gli omeri delle zampe anteriori e i femori delle zampe posteriori degli alligatori sono più corti di quelli dei coccodrilli. Le altre cose che permettono di distinguerli osservandoli sono la forma del loro muso e i denti che risultano visibili quando hanno la bocca chiusa.

Curando ogni settimana una rubrica di foto di animali, al Post ci capita spesso di interrogarci sulle differenze di animali apparentemente simili, come cammelli e dromedari (un classico, ogni volta controlli e pensi che poi ti ricorderai quale dei due ha una sola gobba e poi invece no) e bufali e bisonti; ogni tanto sbagliamo e un lettore ce lo segnala. Abbiamo quindi messo insieme una piccola guida per distinguere gli animali che confondiamo più spesso, o che potreste confondere voi, partendo proprio da coccodrilli e alligatori.

Coccodrilli e alligatori

Secondo la classificazione scientifica degli animali i coccodrilli sono un ordine di rettili che comprende tre famiglie: quella dei coccodrilli (quelli che si intendono quando si usa questa parola correntemente), quella degli alligatori, ciascuna delle quali comprende varie specie di animali, e quella dei gavialidi. Se siete in Africa o in Oceania e vedete un animale selvatico che vi sembra un coccodrillo potete stare sicuri che si tratti di un coccodrillo vero e proprio: in questo continente non ci sono né alligatori né gavialidi. Il discorso cambia se vi trovate in America, dove vivono sia alligatori che coccodrilli, in Asia, dove ci sono coccodrilli e gavialidi, o in uno zoo.

I gavialidi, o meglio i gaviali del Gange, l’unica specie della famiglia non estinta, sono i più facili da distinguere: hanno il muso molto stretto, con una vistosa protuberanza in fondo nel caso dei maschi.

Gaviali in Nepal (PRAKASH MATHEMA/AFP/Getty Images)

Alligatori e coccodrilli sono più simili. A osservarli si distinguono quasi esclusivamente per la forma del muso: quello degli alligatori è a forma di U, largo e corto, mentre quello dei coccodrilli è più lungo, a forma di V. Inoltre se un alligatore ha la bocca chiusa gli si vedono quasi solo i denti dell’arcata superiore, mentre se un coccodrillo ha la bocca chiusa si vedono anche quelli inferiori, alternati agli altri.

A sinistra il muso di un coccodrillo in Gambia (SEYLLOU/AFP/Getty Images) e a destra quello di un alligatore, a Panama (AP Photo/Arnulfo Franco)

La recente scoperta su omeri e femori di questi animali potrebbe essere la ragione per cui può capitare di vedere coccodrilli che trottano, mentre gli alligatori non lo fanno.

Bufali e bisonti

Qui la confusione nasce dal fatto che i bisonti americani vengono chiamati buffalo negli Stati Uniti e in Canada: se quando sentite la parola “bufalo” pensate alle praterie americane, allora state pensando a un bisonte. I bisonti sono bovini selvatici di cui esistono due specie, il Bison bison, cioè il bisonte americano, e il Bison bonasus, cioè il bisonte europeo, che vive in alcuni paesi dell’Europa dell’est (come Bielorussia, Polonia, Ucraina e Russia) e in misura minore del nord. I bisonti americani ed europei si somigliano molto, ma sono diversi sotto vari aspetti, primo fra tutti l’orientazione delle corna: quelle dei bisonti americani sono rivolte verso l’alto, quelle dei bisonti europei in avanti. Inoltre la coda dei bisonti europei è più pelosa.

Un bisonte americano in South Dakota (Hannah Hunsinger/Rapid City Journal via AP)

Due bisonti europei in Francia (JEAN CHRISTOPHE VERHAEGEN/AFP/Getty Images)

I bufali invece sono diverse specie di animali, che possono essere addomesticate o meno e che rispetto ai bisonti hanno corna più lunghe. Ci sono per esempio i bufali mediterranei italiani (quelli della mozzarella di bufala) che sono una razza addomesticata del bufalo d’acqua o bufalo indiano (Bubalus bubalis).

Bufali e bambini nel fiume Diyala, a Baghdad, in Iraq, il 6 luglio 2015 (AP Photo/Hadi Mizban)

Rospi e rane

I rospi non sono i maschi delle rane: sono animali diversi, di cui esistono numerose specie, anche se entrambi sono anfibi e fanno parte dell’ordine degli anuri. Si distinguono per varie caratteristiche fisiche e di comportamento. Dal punto di vista fisico, le rane hanno zampe posteriori più lunghe, zampe palmate, corpo più snello, pelle più liscia e, nella maggior parte dei casi, più sul giallo o sul verde che sul marrone. Per quanto riguarda il comportamento, che rispecchia alcune delle caratteristiche fisiche, le rane si muovono soprattutto saltando mentre i rospi camminano, e se saltano fanno piccoli balzi; inoltre le rane vivono esclusivamente vicino a specchi d’acqua, mentre i rospi sono animali più terrestri.

Una rana della specie Epipedobates tricolor, in Ecuador (RODRIGO BUENDIA/AFP/Getty Images)

Una femmina di rospo, Bufo bufo, cammina portando un maschio sulla schiena, in Germania (Martin Grimm/picture-alliance/dpa/AP Images)

Puzzole e moffette

Se quando sentite la parola “puzzola” pensate all’animale bianco e nero che c’è in Bambi oppure a Pepé Le Pew dei Looney Toons, sbagliate.

Fiore, uno dei personaggi di “Bambi”

Fiore, uno degli animali amici del cerbiatto Bambi, e Pepé Le Pew sono moffette, cioè animali della famiglia dei mefitidi, di cui esistono varie specie, ognuna delle quali capace di emanare un liquido che ha un odore forte e nauseabondo. Alcune specie della famiglia vivono in Asia, ma la maggior parte è nativa del continente americano, ragione per cui viene chiamata genericamente col nome di puzzola americana.

Una moffetta in uno zoo scozzese (Jeff J. Mitchell/Getty Images)

La vera puzzola, il cui nome scientifico è Mustela putorius, è un animale europeo: anch’essa come le moffette può emanare un odore forte e nauseabondo per marcare il proprio territorio. Per quanto riguarda il suo aspetto, è simile a quello di un furetto, se sapete com’è fatto un furetto: è così perché in realtà i furetti sono una sottospecie addomesticata delle puzzole.

Puzzole (Bernhardt/picture-alliance/dpa/AP Images)

Quindi donnole ed ermellini?

Furetti, donnole ed ermellini fanno parte dello stesso genere nella classificazione scientifica degli animali, quello dei Mustela. Soprattutto donnole ed ermellini, che sono animali selvatici, non sono facili da distinguere. È vero che gli ermellini cambiano il colore della propria pelliccia con le stagioni (sono bianchi d’inverno), ma anche alcuni tipi di donnola lo fanno. In generale si distinguono per le dimensioni, la donnola è più grande, e per la punta della coda: quella della donnola non è mai nera, come invece quella dell’ermellino. In ogni caso in Italia di ermellini selvatici ce ne sono pochissimi (solo sulle Alpi potreste trovarne), quindi se vedete un animale che gli somiglia dovrebbe essere una donnola, oppure un furetto rinselvatichito.

Un ermellino con una preda in bocca in Germania (Martin Grimm/picture-alliance/dpa/AP Images)

Furetti e donnole però in generale dovrebbero essere più facili da distinguere per la colorazione del pelo: i furetti, se non sono albini, hanno sul muso la tipica “mascherina” che hanno anche le puzzole, mentre le donnole hanno una colorazione più uniforme e tendente al rossiccio.

Due donnole (Reiner Bernhardt/picture-alliance/dpa/AP Images)

Per gli appassionati di arte: è molto probabile che l’ermellino raffigurato nel famoso dipinto di Leonardo da Vinci Dama con l’ermellino fosse in realtà un furetto albino. Lo si pensa per via delle sue dimensioni: gli ermellini raramente sono lunghi più di 30 centimetri, mentre l’animale nel quadro sembra misurare tra i 40 e i 60 centimetri. Inoltre gli ermellini sono animali selvatici difficili da addestrare, quindi è improbabile che Leonardo potesse usarne uno come modello.

La “Dama con l’ermellino” di Leonardo da Vinci, conservata a Cracovia, in Polonia (AP Photo/Alik Keplicz, file)

Asini e muli

“Mulo” non è sinonimo di “asino”, anche se non si può nemmeno dire che i due animali appartengano a specie diverse: i muli per la precisione non sono una specie a sé, ma sono un ibrido tra un asino e una cavalla. Né i muli né i bardotti – che invece sono ibridi frutto dell’accoppiamento tra un’asina e un cavallo e sono più difficili da ottenere – possono riprodursi, anche se ci sono stati rari casi di mule che sono rimaste incinte e hanno portato a termine una gravidanza.

Per quanto riguarda le differenze tra muli e asini, i primi sono più resistenti e robusti, ed è per questo che in passato venivano usati molto in campo agricolo e militare. L’aspetto esteriore è legato a quello della cavalla e dell’asino di partenza, ma in generale si può dire che i muli sono più grandi degli asini e rispetto ai cavalli hanno testa e zampe più grandi in proporzione, e orecchie più allungate. In questo video molto lungo queste piccole differenze fisiche si vedono bene:

I bardotti assomigliano più ai cavalli, rispetto ai muli: hanno una criniera più folta, orecchie più piccole e nitriscono, mentre i muli ragliano come gli asini.

Lepri e conigli

Secondo la classificazione scientifica conigli e lepri appartengono alla stessa famiglia, quella dei Leporidae, ma a due diversi generi: Lepus è quello delle lepri, Oryctolagus quello dei conigli. Di conigli ne esistono sia di selvatici che di addomesticati, mentre le lepri non sono mai state addomesticate. Si distinguono per le dimensioni complessive, per quelle delle orecchie e degli occhi: le lepri hanno orecchie più lunghe del capo e occhi più grandi rispetto ai conigli, in proporzione, oltre a essere in generale più grosse. Inoltre in genere le orecchie delle lepri hanno la punta più scura. Altre differenze tra i due tipi di animali riguardano il comportamento: le lepri sono animali solitari e non costruiscono tane sotterranee, contrariamente ai conigli. Infine ci sono delle differenze tra i cuccioli neonati: quelli delle lepri nascono con gli occhi aperti e la pelliccia e da subito possono muoversi autonomamente, mentre quelli dei conigli hanno bisogno di maggiori cure da parte della madre.

Una lepre, in Scozia (Tony Marshall/Getty Images)

Un coniglio salta un ostacolo in un campionato per conigli domestici a Jena, in Germania, il 7 luglio 2012 (MARTIN SCHUTT/AFP/GettyImages)

Corvi e cornacchie

Le cornacchie sono un tipo di corvi, dove per corvi si intendono i membri del genere Corvus, che appartiene alla famiglia Corvidaedi cui fanno parte anche moltissimi uccelli con penne blu e verdi. Le specie tra cui vorremmo fare una distinzione qui sono quelle che potreste confondere in Italia, anche se quasi sicuramente gli uccelli che vi è capitato di vedere e che avete pensato fossero corvi (per la precisione i corvi imperiali, Corvus corax) erano in realtà cornacchie. Infatti i corvi sono rari in Italia e vivono in aree selvagge e difficili da raggiungere, mentre le cornacchie sono molto comuni e vivono anche in città. Per quanto riguarda l’aspetto esteriore, sono distinguibili quasi solo per le dimensioni: i corvi imperiali sono più grandi delle cornacchie, in media sono lunghi 63 centimetri, mentre le cornacchie vanno dai 48 ai 52.

Ci sono però due specie di cornacchie che possono essere confuse tra loro: le cornacchie nere (Corvus corone) e le cornacchie grigie (Corvus cornix). Le seconde si distinguono per il colore delle penne, grigie sul dorso e sulla pancia, e per le dimensioni, dato che sono un po’ più grandi delle cornacchie nere. Capita che le due specie ogni tanto si accoppino dando origine a ibridi.

Due cornacchie grigie in un parco di Berlino, il 3 novembre 2016 (Soeren Stache/picture-alliance/dpa/AP Images)

Una cornacchia nera (Hinrich Bäsemann/picture-alliance/dpa/AP Images)

Un altro uccello simile alle cornacchie è il corvo comune o corvo nero, Corvus frugilegus, che però non si trova in Italia normalmente.

Topi e ratti

Sia di topi che di ratti esistono moltissime specie diverse che appartengono tutte alla stessa sottofamiglia di roditori, i Murini, Murinae in latino. Comprende animali di dimensioni molto diverse, spiega Wikipedia, dal topo pigmeo subsahariano che pesa solo 7 grammi al ratto delle cortecce gigante settentrionale che può raggiungere i 2,6 chilogrammi. Per semplicità qui con “topi” intendiamo gli animali appartenenti alla specie Mus musculus, più comuni da trovare nelle case, e con “ratti” il Rattus norvegicus, il tipo di ratto selvatico più presente nelle città.

Per una persona poco esperta può essere difficile distinguere ratti e topi, soprattutto quando si vede un roditore che si muove velocemente dopo essere sbucato da un bidone della spazzatura. Però ci sono delle caratteristiche fisiche che distinguono ratti e topi in generale, sono quattro: i ratti sono più grandi; la coda dei ratti è più lunga e spessa; la testa dei topi ha una forma più triangolare; i ratti hanno due capezzoli in più. In aggiunta a queste distinzioni c’è quella relativa alle feci, che può interessare chi deve fare una derattizzazione: quelle dei ratti sono circolari e più grandi, mentre quelle dei topi sono allungate.

Topi in uno zoo di Tokyo, il 6 gennaio 2008 (YOSHIKAZU TSUNO/AFP/Getty Images)

Kada, una femmina di ratto albino addestrata e fotografata duranye l’evento Xtreme Rat Challange alla Nebraska Wesleyan University di Lincoln, il primo dicembre 2005; non è facile vedere in cosa è diversa dai topi dell’immagine precedente (AP Photo/Nati Harnik)

Un’altra differenza tra ratti e topi: i ratti sono capaci di uccidere i topi, ma non viceversa.

Astici e aragoste

Sia gli astici (Homarus) che le aragoste (Palinurus) sono generi di crostacei di cui esistono diverse specie ma che possono essere confusi per la forma simile. Hanno però una serie di caratteristiche fisiche diverse che permettono di distinguerli. Prima di tutto gli astici hanno il carapace liscio e due grosse chele, mentre le aragoste hanno spine sul carapace, due lunghe antenne e niente chele. Anche la colorazione è diversa: gli astici del Nord America sono color marrone scuro, con chiazze gialle sul ventre, quelli europei invece hanno un colore più tendente al blu; le aragoste invece possono essere color rosso-arancio, rosso brunastro o viola brunastro. Anche il gusto delle loro carni è diverso: quello degli astici è più deciso, quello delle aragoste più dolce e delicato.

Due astici europei, Homarus gammarus, uno adulto e uno nato da poco in un laboratorio del Biologische Anstalt Helgoland, in Germania (Sean Gallup/Getty Images)

Un’aragosta caraibica, nel mare al largo della Florida (AP Photo/Jason Arnold)

Per gli impallinati di libri, l’aragosta di Considera l’aragosta di David Foster Wallace è in realtà un astice, l’Homarus americanus, come ora potete capire bene dall’immagine sulla copertina. In inglese sia gli astici che le aragoste vengono chiamati lobster.

Polpi e polipi

Un’eccezione: in questo caso non parliamo di animali che si possono confondere perché hanno un aspetto simile, ma di animali che si confondono perché hanno un nome simile in italiano, ma sono molto diversi, come avevamo già spiegato ai tempi del polpo Paul, quello che veniva usato per predire i risultati delle partite dei Mondiali di calcio del 2010:

«Negli ultimi giorni sui quotidiani il veggente sottomarino è stato chiamato in entrambi i modi, ma solamente uno è quello corretto. Paul è un polpo, appartiene al phylum dei molluschi ed è un cefalopode. Il termine che lo identifica deriva dal greco e significa “dai molti piedi”, cosa che ha senso se consideriamo i numerosi tentacoli dell’animale.

Il termine polipo condivide la medesima derivazione dal termine greco, ma indica quegli animali che appartengono al phylum dei celenterati e non dei molluschi. Le anemoni di mare e i coralli sono polipi. Infine, il termine polipo viene anche utilizzato per indicare alcune forme tumorali.

Nonostante i due termini indichino cose diverse, le due parole vengono utilizzate come sinonimo nel parlare comune e spesso anche nelle pubblicazioni. E in certi casi l’uso determina la sorte delle stesse parole: alcuni dizionari, come quello Hoepli, segnalano già “polipo” come sinonimo di “polpo”».

Il polpo Paul, il 9 luglio 2010 (apn Photo/Roberto Pfeil)

Polipi di quelli che costruiscono i coralli, di genere Galaxea, nell’oceano Indiano (AP Photo/Keith A. Ellenbogen)

Lama e alpaca

In Sud America si trovano quattro diverse specie di camelidi: i lama, gli alpaca, che sono specie addomesticate, e le vigogne e i guanachi, che invece sono selvatiche. Le vigogne sono originarie degli altopiani di Argentina, Bolivia, Cile, Ecuador e Perù; i guanachi si trovano negli stessi paesi, tranne che in Bolivia. Gli alpaca sono discendenti delle vigogne, mentre i lama lo sono dei guanachi, anche se negli anni tutte le specie si sono accoppiate tra loro, mescolandosi un po’. Tra questi animali quelli che può capitare di vedere in Europa e che si possono confondere sono i lama e gli alpaca.

I lama tendenzialmente sono più grossi e hanno una testa più allungata di quella degli alpaca, la cui lana è più pregiata. Inoltre le orecchie dei lama hanno una forma più tondeggiante e il colore della loro pelliccia è più uniforme.

L’alpaca Alejandro, quello marroncino, e il lama Maputo insieme alla pastora protestante Wiltrud Bauer, in una chiesa di Schiffweiler, in Germania, il 17 maggio 2016; Bauer usa gli animali nella propria parrocchia in varie attività con i fedeli (Oliver Dietze/picture-alliance/dpa/AP Images)

Chiocciole e lumache

È molto facile: le lumache sono quelle senza il guscio, le chiocciole quelle che ce l’hanno. Entrambi i termini comunque indicano numerose specie di animali, tutte appartenenti alla classe dei gasteropodi, che sono un tipo di molluschi. Le escargot, quelle che si mangiano, sono chiocciole. Anche le chiocciole comunque sono lente come lumache.

Una chiocciola (KARL-JOSEF HILDENBRAND/AFP/Getty Images)

Un’altra cosa interessante sulle chiocciole è che sono ermafrodite, cioè ogni esemplare è sia maschio che femmina, ma hanno bisogno della presenza di un altro esemplare per potersi riprodurre: nell’accoppiamento si fecondano a vicenda.

Criceti, cavie e porcellini d’India

Ci sono due tipi di animali domestici che potete tenere in una gabbietta e nutrire con semi e ortaggi: i criceti e le cavie, che possono essere chiamate anche porcellini d’India, per quanto non siano affatto originarie dell’India bensì del Sud America. Dei criceti esistono molte specie, la più diffusa delle quali è il criceto dorato o criceto siriano, che fu la prima a essere allevata in cattività, a partire dagli anni Trenta. Le cavie invece sono una specie a sé, anche se ne esistono varie razze: il suo nome scientifico è Cavia porcellus, e fu addomesticata nel 5000 a.C. circa, sia come animale domestico che come fonte di cibo.

Peggy, una cavia a pelo lungo (AP Photo/Dolores Ochoa)

Una delle maggiori differenze tra cavie e criceti è la dimensione: solo i criceti siriani più grandi raggiungono i 18 centimetri di lunghezza, mentre in generale le cavie adulte sono lunghe 20. Tuttavia per distinguerli meglio è più comodo osservarne il comportamento. I criceti sono animali territoriali, quindi non tollerano la presenza dei loro simili nella propria gabbietta, se domestici; le cavie invece sono animali sociali e preferiscono vivere con altre cavie. Inoltre i criceti sono attivi di notte – quando corrono sulle proprie ruote – e quando sono svegli si muovono freneticamente, mentre le cavie sono animali diurni e sono molto più tranquille.

Un esemplare di grande criceto d’Alsazia, una specie selvatica a rischio d’estinzione, protetta dal 1993 (FREDERICK FLORIN/AFP/Getty Images)

Alci e renne

Sia gli alci che le renne fanno parte della famiglia dei cervidi e vivono nelle regioni più settentrionali dell’Eurasia e dell’America; i primi sono solo selvatici, le seconde sono state addomesticate. Si distinguono soprattutto per la forma dei palchi (erroneamente li chiamiamo “corna”), che nel caso degli alci è diversa da quelle di tutti gli altri cervidi: partono dal capo come cilindri, per poi ramificarsi in tre parti, una delle quali è piatta e curva. Tra gli alci solo i maschi hanno i palchi, mentre tra le renne anche le femmine. Un’altra cosa che può aiutarvi a distinguere i due animali è il fatto che mentre le renne pascolano, gli alci non sono in grado di farlo, avendo il collo troppo corto, e per questo mangiano germogli e foglie. Inoltre gli alci sono più grandi – la loro altezza al garrese varia dai 2,1 ai 2,3 metri, mentre quella delle renne è di circa 85-150 centimetri – e hanno una forma del muso abbastanza diversa da quella delle renne.

Un alce in Wyoming (KAREN BLEIER/AFP/GettyImages)

Una renna in Mongolia e due persone di etnia Dukha (GREG BAKER/AFP/Getty Images)

“Caribù” è un altro nome delle renne, mentre il wapiti è un terzo tipo di animale, che fa sempre parte della famiglia dei cervidi: se leggete in inglese potreste fare confusione perché negli Stati Uniti la parola elk, che per i britannici indica l’alce, è usata per gli wapiti; gli alci sono chiamati moose dagli americani.

Daini, cervi e cerbiatti: la questione delle macchie bianche

Quando al Post ci occupiamo della rubrica Weekly Beasts capita spesso che abbiamo dei dubbi su altri membri della famiglia dei cervidi, in particolare quando hanno il manto maculato, come quello di Bambi. Il protagonista dell’omonimo film era un cucciolo di cervo dalla coda bianca, una specie che vive solo in America e i cui esemplari giovani (cioè i cerbiatti) hanno delle macchie bianche sul dorso che poi spariscono con l’età adulta. C’è però una specie di cervidi che mantiene le macchie anche dopo aver raggiunto la maturità: i daini, che vivono anche in Italia.

Daini (AP Photo/Toby Talbot)

Leopardi, ghepardi e giaguari

Restando in tema di macchie, poche persone sanno distinguere tra loro alcuni dei grandi felini: tutti sanno che il ghepardo è uno degli animali più veloci del mondo, e il più veloce predatore terrestre, ma il leopardo invece cosa fa? Sia il ghepardo (Acinonyx jubatus) che il leopardo (Panthera pardus) vivono soprattutto in Africa. Il leopardo si può trovare anche in India: Bagheera, il personaggio del Libro della giungla in genere indicato come pantera nera, è in realtà un leopardo, di quelli in cui le macchie non si vedono perché nascoste dal colore più scuro della pelliccia.

I leopardi hanno corpi muscolosi e ben proporzionati, con grandi zampe; i muscoli pettorali sono sviluppati in modo da permettergli di arrampicarsi sugli alberi, dove passano gran parte del tempo. L’altezza al garrese varia da 45 a 78 centimetri; i ghepardi sono più alti, la loro altezza al garrese è di 70-90 centimetri, e si sono adattati per inseguire prede veloci. Il loro cranio è piccolo in proporzione al resto del corpo. Per quanto riguarda le macchie sono diverse, basta guardare due fotografie a confronto.

Un leopardo, in Sudafrica (Richard Heathcote/Getty Images)

Un ghepardo, in Iran (AP Photo/Vahid Salemi)

Di felini maculati ce ne sono anche molti altri, tra cui i giaguari (Panthera onca), che vivono solo nel continente americano. La loro altezza al garrese varia da 63 a 76 centimetri e come i leopardi passano gran parte delle proprie giornate sugli alberi, ma sono più grossi e muscolosi. La loro coda è la più corta tra quella di tutti gli altri grandi felini. Per quanto riguarda le macchie, quelle del giaguaro sono organizzate in rosette più grandi rispetto a quelle del leopardo; inoltre al centro di queste rosette si può vedere una macchia più piccola.

Giaguari in uno zoo brasiliano (AP Photo/Eraldo Peres)

Se volete sapere di più su questi e altri felini, un’ottima fonte di informazioni è il documentario di BBC Big Cats, mandato in onda lo scorso febbraio.

Cammelli e dromedari

Lo sappiamo tutti che uno dei due animali ha una sola gobba e l’altro ne ha due, ma dimentichiamo sempre quale sia uno e quale l’altro. Lo ridiciamo: i cammelli hanno due gobbe, i dromedari una. Se può servire a ricordare meglio: gli animali che vivono in Egitto hanno una sola gobba, sono dromedari; quello sui pacchetti delle sigarette Camel è un dromedario. I cammelli (di cui esistono una specie addomesticata e una selvatica, e a rischio di estinzione) vivono solo in Asia centrale.

Un cammello battriano nello zoo di Praga, il 3 gennaio 2017 (Vit Simanek/CTK via AP Images)

Una donna indiana e una mandria di dromedari a Pushkar, il 9 novembre 2013 (SAJJAD HUSSAIN/AFP/Getty Images)