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  • giovedì 15 Ottobre 2020

L’Unione Europea ha sanzionato sei funzionari russi per l’avvelenamento di Navalny

Non potranno viaggiare entro i confini europei e i loro beni saranno congelati

Giovedì l’Unione Europea ha deciso di sanzionare sei funzionari russi e un istituto scientifico per l’avvelenamento del leader dell’opposizione russa Alexei Navalny. Le sanzioni consistono nel divieto di viaggiare nell’Unione Europea e nel congelamento dei beni presenti all’interno dell’Unione.

Tra le persone che sono state sanzionate ci sono due alti funzionari dell’ufficio esecutivo del presidente Vladimir Putin, il direttore del servizio di sicurezza federale e due vice ministri della Difesa. È stato sanzionato anche l’Istituto russo di ricerca scientifica per la chimica e la tecnologia organica, accusato di favorire l’uso e la diffusione di armi chimiche. Lunedì i ministri degli Esteri dell’Unione Europea avevano deciso di imporre le sanzioni su richiesta di Francia e Germania.

Navalny era stato avvelenato lo scorso 20 agosto con il novichok, un agente nervino sviluppato dalla Russia tra gli anni Ottanta e Novanta e già usato in passato per avvelenare gli oppositori del presidente russo Vladimir Putin. Lo scorso 23 settembre è stato dimesso dall’ospedale Charité di Berlino dove era ricoverato dal 22 agosto.

Nelle scorse settimane si era discusso molto di quali misure avrebbe potuto prendere l’Unione Europea nei confronti della Russia per via dell’avvelenamento di Navalny. Si era inoltre riaperto il dibattito sulla necessità che l’Unione adottasse un meccanismo di sanzioni più efficace per chi viola i diritti umani nel mondo, sulla scorta del Magnitsky Act in vigore dal 2012 negli Stati Uniti.

– Leggi anche: L’Unione Europea avrà una legge Navalny?

«Potremmo chiamarlo il “regime sanzionatorio Navalny”», aveva proposto l’Alto rappresentante degli Affari esteri dell’UE, Josep Borrell, durante una recente audizione al Parlamento Europeo. Anche la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, aveva auspicato l’approvazione di una legge del genere.

Al momento le sanzioni applicate dall’Unione Europea vengono decise dal Consiglio, cioè l’organo dove sono rappresentati i governi dei 27 paesi: che peraltro le può approvare soltanto all’unanimità, cosa che concede ai singoli governi un enorme potere di veto (come qualche giorno fa aveva dimostrato il caso di Cipro e la Bielorussia). Se poi un nuovo regime sanzionatorio basato sui diritti umani dovesse davvero entrare in vigore, l’Unione Europea dovrebbe aprire un altro fronte con la Cina, considerato uno dei paesi che meno rispetta le leggi internazionali sui diritti umani.

Per tutte queste ragioni non è chiaro se l’eventuale proposta della Commissione per una “legge Navalny” abbia qualche possibilità: per entrare in vigore dovrebbe passare dal Consiglio, e ricevere un’approvazione unanime.

Alexei Navalny a Mosca, il 26 dicembre 2019 (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)