(Getty Images)
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  • mercoledì 14 Ottobre 2020

Il modo in cui vediamo la Serie A cambierà ancora

Cosa vuol dire l'ingresso di un fondo britannico nella nuova società che gestirà la commercializzazione del campionato italiano

(Getty Images)

Con quindici squadre favorevoli e cinque astenute, la Lega Serie A di calcio ha concesso al fondo d’investimento britannico CVC Capital Partners l’esclusività per negoziare l’ingresso come socio al 10 per cento nella nuova media company che gestirà la commercializzazione del campionato di Serie A, compresa la vendita dei diritti televisivi, il maggiore introito generato dal calcio professionistico italiano e la principale fonte di sostentamento per i club. È considerata un’operazione che potrà avere un grande impatto nella crescita della Serie A, ma anche nel modo in cui il calcio verrà visto e vissuto nei prossimi anni.

Fondi, media company e diritti TV
I venti club di Serie A avevano deciso a inizio ottobre, dopo lunghe discussioni, di creare questa cosiddetta media company: una società facente capo alla Lega – ma con gestione separata – il cui compito sarà produrre e distribuire i contenuti commerciali del campionato, a partire dai diritti televisivi. I club avevano inoltre reso possibile la compartecipazione nella media company ad altri investitori, una pratica diffusa già da tempo in altre realtà sportive professionistiche con ampio seguito.

Il fondo CVC è stato scelto tramite votazione ed entrerà quindi nella media company della Serie A, a capo di un trio di investitori composto anche dal fondo statunitense Advent e dal fondo italiano FSI. Per acquistare il 10 per cento e ottenere diritti speciali nella gestione della media company, questo trio di investitori dovrebbe arrivare a pagare circa 1,6 miliardi di euro: è l’offerta che la Serie A ha ritenuto migliore di quelle provenienti dagli altri due fondi esteri in gara, Bain Capital e NB Reinassance.

Dopo l’ultima votazione, la media company potrà essere costituita per iniziare a curare gli interessi del campionato, ora collegati in parte anche a quelli dei suoi investitori. Per la Serie A l’obiettivo principale è l’aumento degli introiti derivati dalla vendita dei diritti televisivi per il prossimo triennio: vendita che dovrà essere conclusa già nei prossimi mesi. Nell’ultimo triennio la Serie A aveva venduto i diritti all’estero per 370 milioni di euro a stagione e quelli domestici per oltre 973 milioni di euro, per un totale di circa 1,42 miliardi di euro annui. Dai nuovi accordi ci si aspetta un aumento proveniente dai diritti domestici, visto che anche la Ligue 1 francese – considerata l’ultimo dei cinque maggiori campionati europei – ha recentemente superato il miliardo di euro a stagione (ma con qualche problema).

Cosa potrebbe cambiare per tutti gli altri
In molti si ricorderanno la confusione creata inizialmente quando, nel 2018, Dazn affiancò Sky nella trasmissione delle partite di Serie A. Allora Dazn potè acquistare i diritti di trasmissione di tre incontri a giornata perché la Lega Serie A riorganizzò i cosiddetti “pacchetti” con i quali viene suddivisa la vendita dei diritti televisivi. Lo scopo era aumentare il più possibile i ricavi, cosa che effettivamente avvenne. Da allora il modo in cui calcio viene trasmesso è cambiato – non basta più un solo abbonamento per guardare tutte le partite – e probabilmente ora cambierà di nuovo, così come potranno cambiare gli orari delle partite, sempre più distribuiti nell’arco della settimana per aumentare il bacino di spettatori raggiungibili.

La creazione di nuovi “pacchetti” è uno degli strumenti con cui la media company della Serie A potrà aumentare i ricavi dalle vendite. Da anni, per esempio, si parla ciclicamente di un possibile ingresso delle più popolari piattaforme di streaming online, come Netflix e Prime Video di Amazon. Quest’ultima è già presente nel calcio: detiene i diritti di trasmissione delle partite del turno infrasettimanale di dicembre e di dieci partite del turno natalizio della Premier League inglese, il campionato di calcio più seguito al mondo, considerato all’avanguardia nella commercializzazione del prodotto.

I fondi d’investimento nello sport
I diritti televisivi sono una delle operazioni sulle quali il fondo CVC ha fatto più leva nei suoi precedenti investimenti per massimizzare i ritorni economici. Nel 2006 il fondo britannico acquistò i diritti finanziari e commerciali della Formula 1 per 2,1 miliardi di dollari. Dopo averne ristrutturato l’immagine e la distribuzione dei diritti di trasmissione – che in Italia in quel periodo passarono progressivamente dalla Rai (in chiaro) a Sky (in abbonamento) – nel 2017 gli stessi diritti vennero venduti per oltre 4 miliardi di dollari agli attuali proprietari di Liberty Media.

Gli investimenti di CVC nel rugby – uno sport diventato professionistico neanche vent’anni fa, e per questo considerato ancora “giovane” – sono invece più recenti ma molto significativi: il fondo detiene quote di minoranza nel campionato inglese, nel campionato sovranazionale Pro14 – al quale partecipano anche Benetton Treviso e Zebre Parma – e da tempo sta trattando il suo ingresso nel Sei Nazioni. Al rugby internazionale viene attribuito un grande potenziale inespresso: nei piani di CVC discussi dai dirigenti dei tornei citati si parla spesso, per esempio, della riorganizzazione dei loro confusi calendari e della creazione di nuove competizioni che creino interesse e nuovi profitti.