Matt Damon ha 50 anni

Sembra un tipo molto per bene e di certo è un attore capace e versatile, anche se il suo unico Oscar l'ha ottenuto scrivendo

Matt Damon quando di anni ne aveva un po' più di 40
(Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)
Matt Damon quando di anni ne aveva un po' più di 40 (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

C’è più di un’intervista in cui Matt Damon si racconta come una persona noiosa, dal punto di vista dei paparazzi. «Vivo la mia vita a New York, ho una compagna. Ma per loro non c’è convenienza nel seguirmi. Otterrebbero solo una foto di me che cammino lungo la strada», disse una volta. In un’altra occasione spiegò invece di avere una sorta di patto implicito, sempre con i paparazzi: «Io non faccio niente di interessante e loro, in cambio, non mi seguono». Nel cinema Damon, da oggi cinquantenne, si fa invece notare molto di più: a volte per personaggi da “uomo qualunque”, un po’ alla Tom Hanks; ma a volte anche per ruoli più strani. Di certo, Damon, è uno che ai registi piace molto più che ai paparazzi. Tra gli altri, ha lavorato con Martin Scorsese, Clint Eastwood, Gus Van Sant, i fratelli Coen, Francis Ford Coppola, Steven Spielberg, Ridley Scott e Christopher Nolan. Ha vinto anche un Oscar, Damon: però come sceneggiatore.

Matthew Paige Damon è nato a Cambridge, Massachusetts, l’8 ottobre 1970, figlio di un agente di cambio e di un’insegnante. Quando aveva due anni i suoi genitori si separarono e da quando ne aveva circa dieci conobbe e divenne molto amico di un ragazzino di due anni più giovane, che viveva a un paio di isolati da lui e si chiamava Ben Affleck. I due fecero insieme il liceo e restarono in contatto anche quando Affleck decise di fare l’università in California e Damon fu preso ad Harvard, dove studiò letteratura.

Nonostante fosse più giovane, Affleck fu quello la cui carriera di attore partì prima e meglio. Damon ci mise un po’ di più e raccontò che all’inizio l’amico otteneva «i ruoli più grandi e i discorsi più lunghi». Damon invece si dovette accontentare di una riga di dialogo nella commedia romantica Mystic Pizza, del 1988, e di un paio di altre parti non particolarmente rilevanti, portate avanti mentre cercava di finire l’università. Nonostante gli mancasse davvero poco decise però di abbandonare gli studi nel 1992, perché gli era stata offerta una parte nel western Geronimo, che lui riteneva poter essere il film che gli avrebbe spalancato le porte del cinema. E che invece fu un fallimento.

Ma lui ormai aveva lasciato Harvard per puntare tutto su Hollywood e quindi continuò con il cinema, recitando in Ultimo appello, L’uomo della pioggia Il coraggio della verità, in cui interpretò un soldato eroinomane.

Intanto, però, Affleck e Damon stavano lavorando e offrendo a diverse case di produzione la loro sceneggiatura per il film che sarebbe poi diventato Good Will Hunting, il film, diretto da Gus Van Sant, che cambiò le carriere di entrambi.

Per Will Hunting – Genio ribelle il non ancora trentenne Damon vinse un Oscar per la sceneggiatura e ottenne anche una nomination come miglior attore protagonista in un anno in cui quasi tutti gli Oscar se li prese Titanic e in cui gli altri nominati come miglior attore si chiamavano Robert Duvall, Dustin Hoffman, Peter Fonda e Jack Nicholson.

– Leggi anche: Gli Oscar di Titanic

Dopo essere stato Will Hunting nell’omonimo film, Damon fu il soldato da salvare in Salvate il soldato Ryan (un ruolo che mise le basi del suo essere un ottimo “uomo qualunque” cinematografico) e il giocatore di poker del Giocatore, il film che riprende la nota frase «se non riesci ad individuare il pollo nella prima mezz’ora di gioco, allora il pollo sei tu». Nel 1999 Damon interpretò un angelo caduto dal cielo in Dogma e, nel film diretto da Anthony Minghella, diventando Tom Ripley (e non solo lui) per Il talento di Mr. Ripley, in cui interpreta un personaggio tutt’altro che per bene, dandogli però comunque una certa umanità e rendendo possibile un certo grado di empatia del pubblico nei suoi confronti.

La carriera di Damon proseguì con La leggenda di Bagger Vance e con un ruolo, di nuovo da ladro qualunque, in Ocean’s Eleven – Fate il vostro gioco. E nel 2002 arrivò quello che fin qui è il suo personaggio più noto, fosse anche solo per i successivi film in cui lo interpretò: l’assassino smemorato Jason Bourne, protagonista della serie iniziata con The Bourne Identity, diretto da Doug Liman.

Sempre infilando qua e là un nuovo “Bourne” o un nuovo “Ocean’s”, Damon si fece apprezzare in tre film più impegnati: Syriana di Stephen Gaghan, The Good Shepherd di e con Robert De Niro («basta recitarci accanto per diventare subito un attore migliore», ha detto Damon) e The Departed di Martin Scorsese, con il non facile compito di recitare il ruolo del buono che in realtà è cattivo mentre c’è Leonardo DiCaprio che fa il cattivo che in realtà sta con i buoni. A proposito di DiCaprio e di un suo collega negli Ocean’s, qualche anno fa Damon disse, prendendosi un po’ in giro: «In genere le sceneggiature che mi mandano hanno sopra le impronte digitali di Brad [Pitt], o quelle di Leonardo».

Nell’ultimo decennio Damon si è fatto notare interpretando il rugbista sudafricano François Pienaar in Invictus, per Contagion, per il film per famiglie La mia vita è uno zoo, per la commedia nera Suburbicon e per il ruolo del colonizzatore solitario in The Martian di Ridley Scott.

Più di recente Damon è stato il pilota Carroll Shelby in Le Mans ’66 – La grande sfida, e prossimamente (chissà quando, visti i tempi) lo si vedrà in The Last Duel, un film ambientato nella Francia del Medioevo, che racconterà la storia del duello ordalico (in inglese “trial by combat”) tra un personaggio interpretato da Damon e uno interpretato da Adam Driver. Damon – insieme ad Affleck e a Nicole Holofcener – è anche autore della sceneggiatura. Il film sarà diretto da Ridley Scott e Affleck interpreterà Carlo VI di Valois.

Nella sua vita fuori dal cinema – quella che lui dice non essere granché avvincente – Damon è sposato da diversi anni con Luciana Barroso, che ha origini argentine e che lui conobbe nel 2005, quando lei lavorava in un bar di Manhattan. I due hanno avuto tre figlie: Isabella, Gia e Stella, a cui si aggiunge una quarta figlia avuta da Barroso durante una precedente relazione. Damon è impegnato in diversi progetti di beneficenza, in particolare rivolti verso l’Africa ed è fondatore, tra le altre cose, della no profit Water.org.

Un interessante forse-non-tutti-sanno-che su Damon riguarda la storia di come e perché finì a cantare una canzone in un film demenziale dei primi Duemila. Questa canzone:

Un bel modo per passare una piacevole mezzora su YouTube è cercarsi invece tutta la storia e le successive evoluzioni delle tante gag che hanno per protagonista Damon e il suo amico e conduttore televisivo Jimmy Kimmel. Iniziò tutto con Kimmel che, alla fine di una sua trasmissione disse qualcosa di simile a “ci scusiamo con Matt Damon per non averlo potuto avere con noi questa sera, ma non c’è stato tempo”, e che poi continuò a dirlo anche le sere successive.

Ed è andata avanti con una serie di altre gag, prese in giro e interazioni tra i due. La più recente è questa: