Donald Trump dalla stanza presidenziale del Walter Reed National Military Medical Center. (Tia Dufour/The White House via Getty Images)
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  • lunedì 5 Ottobre 2020

Trump verrà dimesso questa notte

A tre giorni dal ricovero per la COVID-19 ha detto che si sente «meglio che vent'anni fa», ma ci sono ancora grandi dubbi sulle sue reali condizioni

Donald Trump dalla stanza presidenziale del Walter Reed National Military Medical Center. (Tia Dufour/The White House via Getty Images)

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che venerdì aveva detto di essere positivo al coronavirus e poi era stato ricoverato al Walter Reed Medical Center di Washington, ha annunciato che verrà dimesso alle 18.30 ora locale (mezzanotte e mezza in Italia). Ha invitato poi a «non aver paura della COVID-19» e a non lasciare che «domini la vostra vita», aggiungendo che  si sente «meglio di vent’anni fa» grazie alle conoscenze e ai farmaci sviluppati contro la malattia negli ultimi mesi (sotto la sua amministrazione, dice). Trump tornerà così alla Casa Bianca, dove negli ultimi giorni è stato registrato un focolaio di coronavirus, con diverse persone risultate positive tra il suo staff, i suoi consiglieri e la sua famiglia.

Il fatto che Trump sia dimesso così in fretta, dopo soli tre giorni di ricovero, è stato commentato con sorpresa, considerando che per età e stato di salute rientra tra i soggetti a rischio e che le sue reali condizioni di salute non sono ancora molto chiare. Sean P. Conley, medico personale di Trump, ha detto oggi in una conferenza stampa che «nelle ultime 24 ore le condizioni del presidente sono continuamente migliorate, e ha raggiunto o superato gli standard necessari per la dimissione dal nostro ospedale». Conley ha aggiunto che Trump ha ricevuto una terza dose dell’antivirale remdesivir, e che continua a essere sotto desametasone, un antinfiammatorio steroideo che normalmente viene dato ai pazienti in peggioramento e non a chi sta per essere dimesso. Conley non ha commentato invece lo stato dell’infezione nei polmoni di Trump, né ha dato ulteriori informazioni riguardo alle modalità con cui ha ricevuto l’ossigeno, cosa indicata dai medici che lo avevano assistito nei giorni scorsi.

Le cose da sapere sul coronavirus

La conferenza stampa di Conley ha lasciato quindi molte incertezze sulle condizioni di Trump, sulle quali gli aggiornamenti del suo staff e dei suoi portavoce sono stati finora parziali ed elusivi. I giornali americani, citando fonti che hanno avuto a che fare con l’assistenza medica di Trump in questi giorni, avevano descritto un quadro clinico più grave di quello presentato dalla Casa Bianca. In particolare, i medici hanno detto che per due volte è sceso sotto al 93 per cento di ossigenazione del sangue, un livello oltre il quale generalmente si considera grave la sintomatologia da COVID-19.

Ad attirare critiche da opposizione e giornalisti è stato poi il passaggio del tweet che minimizza il coronavirus. Per mesi, Trump ha sottovalutato pubblicamente gli effetti della COVID-19, dimostrando una generale noncuranza per le misure di igiene e prevenzione raccomandate dagli scienziati e rifiutandosi a lungo di indossare la mascherina ed evitare gli assembramenti. Come quello che si è verificato alla Casa Bianca sabato 26 settembre per annunciare la candidatura di Amy Coney Barrett come giudice della Corte Suprema, e che si ritiene sia stato il momento principale della diffusione del coronavirus nello staff di Trump.

Domenica, Trump si era fatto vedere mentre percorreva un tratto di strada fuori dall’ospedale in cui era ricoverato, in mezzo a una folla di persone e in auto con alcuni membri della sua scorta, esposti evidentemente a un notevole rischio di contagio.

Diversi medici ieri avevano detto al Washington Post che dimettere Trump a breve sarebbe stato molto rischioso. Sia perché potrebbe infettare decine di altre persone – a meno di grosse sorprese, probabilmente è ancora positivo – sia perché è ancora possibile che nei prossimi 7-10 giorni sviluppi degli effetti collaterali: soprattutto all’iniezione di anticorpi, un trattamento sperimentale le cui conseguenze sull’organismo non sono ancora note con esattezza.