(AP Photo/Francisco Seco)

Il Belgio ha un problema con le spie

Perché non ha una legge contro lo spionaggio, e ha una capitale che ospita il maggior numero di missioni diplomatiche del mondo

(AP Photo/Francisco Seco)

Da qualche anno Bruxelles è diventata la città europea che attira il maggior numero di spie. Agenti di intelligence di paesi stranieri, e funzionari europei convinti a passare informazioni in cambio di denaro, hanno intensificato le loro attività illegali nella capitale del Belgio, sede delle istituzioni dell’Unione Europea e della NATO, e città che ospita il maggior numero di missioni diplomatiche di tutto il mondo. Una delle ragioni per attività così intense e diffuse è che in Belgio lo spionaggio non è un crimine, e finora i tentativi di cambiare la legge sono falliti, a causa per lo più della complicata situazione politica belga.

La questione dello spionaggio straniero a Bruxelles è tornata a essere molto discussa negli ultimi mesi, dopo che due ex funzionari dell’Unione Europea erano stati accusati di passare informazioni riservate alla Cina: il britannico Fraser Cameron e il tedesco Gerhard Sabathil. Lo scorso maggio, inoltre, le autorità belghe avevano confermato una precedente inchiesta di Le Monde che sosteneva che la Cina stesse usando l’edificio dell’ambasciata di Malta per spiare la sede della Commissione Europea a Bruxelles (i due edifici si trovano uno di fronte all’altro).

Storie simili, comunque, si ripetono da anni. Gia nel 2018, in un articolo molto approfondito sul tema, Politico raccontava nel dettaglio che Bruxelles aveva superato Vienna come “città europea delle spie”. Un agente dell’intelligence belga citato nell’articolo, e rimasto anonimo per ragioni di sicurezza, sosteneva che già allora a Bruxelles ci fossero più spie di quante ce ne fossero negli anni precedenti al crollo del Muro di Berlino, nel 1989, quindi nel periodo finale della Guerra Fredda.

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Nonostante le diverse inchieste, e il generale aumento di casi di spionaggio a Bruxelles scoperti negli ultimi anni, gli strumenti a disposizione delle forze di sicurezza belghe sono rimasti molto limitati, e poco efficaci.

La legge belga, che non riconosce lo spionaggio di per sé come reato, prevede solo che una persona stia commettendo un crimine se passa informazioni riservate su un tema di interesse nazionale a una potenza ostile o straniera. Le legge, che lascia ampi margini di interpretazione, risale agli anni Trenta e da allora non ha subìto modifiche sostanziali, diventando per lo più obsoleta e poco efficace. Per cercare di superare il problema, da tempo le autorità belghe hanno iniziato a essere «creative», come ha raccontato la giornalista Barbara Moens su Politico.

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I metodi usati sono soprattutto due, ha spiegato Moens. Il primo è quello di raccontare alla stampa le accuse alla persona sospettata di spionaggio, mettendola in una posizione complicata e compromettendone la capacità di ottenere informazioni riservate. Questo metodo è stato usato anche per gli ultimi due grossi casi di spionaggio a Bruxelles. Le accuse contro Sabathil sono state rivelate ai giornali dalle autorità tedesche, nonostante non si fosse proceduto ad alcuna incriminazione. Anche con Cameron è successa una cosa simile: a rendere pubbliche le accuse è stato un portavoce delle forze di sicurezza belghe, che ha sostenuto che Cameron fosse «una chiara minaccia alle istituzioni europee» a causa delle sue attività di spionaggio.

Il secondo metodo usato dal Belgio è quello di provare a incriminare i sospettati per reati diversi dallo spionaggio, come per esempio l’appartenenza a organizzazioni criminali o la violazione delle leggi sulle telecomunicazioni. Anche questo sistema è stato usato in diverse occasioni, per esempio contro l’ex diplomatico belga Oswald Gantois, sospettato di passare informazioni ai servizi segreti russi e condannato nel 2018 per associazione a delinquere a scopo di contraffazione. Lo stesso Gantois ha detto di avere agito «un po’ troppo come James Bond».

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Il governo belga sta discutendo da tempo della possibilità di cambiare la legge e introdurre il reato di spionaggio.

Il ministro della Giustizia, Koen Geens, dei Cristiano-Democratici e Fiamminghi, partito europeista di centrodestra, sta provando a far approvare nuove misure che tra le altre cose includano sanzioni per lo spionaggio economico e scientifico. Finora gli sforzi di Geens non hanno portato a nulla, soprattutto per i guai della politica belga. Il Belgio è stato infatti senza un governo per quasi due anni, dalla fine del 2018 ad oggi (un record), giorno in cui è stata annunciata un’intesa tra varie forze politiche e un nuovo primo ministro, Alexander de Croo. Non è chiaro se il nuovo governo continuerà gli sforzi di Geens, o se darà priorità ad altre questioni ritenute più urgenti.