Jonna Mendez a un evento di presentazione del film “Mission: Impossible—Ghost Protocol” allo Spy Museum di Washington. (Kevin Wolf/AP Images for Paramount Home Media Distribution)
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  • sabato 14 Dicembre 2019

Come si traveste una spia, spiegato da una spia

Jonna Mendez fu per vent'anni a capo del camuffamento degli agenti della CIA, e una volta ingannò perfino il presidente

Jonna Mendez a un evento di presentazione del film “Mission: Impossible—Ghost Protocol” allo Spy Museum di Washington. (Kevin Wolf/AP Images for Paramount Home Media Distribution)

Jonna Mendez ha 74 anni e ha lavorato – dalla fine degli anni Sessanta all’inizio degli anni Novanta – per la CIA, l’agenzia di intelligence statunitense, occupando a lungo l’incarico di capo dei travestimenti. È una celebrità, nel misterioso mondo delle spie, e negli ultimi anni si è spesso prestata alla divulgazione del suo lavoro sui media statunitensi: di recente ha raccontato un po’ di cose al Wall Street Journal, ma in passato aveva partecipato a un video di Wired e aveva addirittura fatto un Ask Me Anything su Reddit, rispondendo alle domande degli utenti.

Uno degli aneddoti migliori di Mendez, di quelli che se raccontati a inizio serata inibiscono certamente tutti i commensali, riguarda la volta che durante la presidenza di George H. W. Bush partecipò a una riunione nello Studio Ovale indossando una maschera simile a quelle che sarebbero state rese celebri, anni dopo, dai film della serie Mission: Impossible. Mendez aveva fatto fare la maschera sulla base della faccia di una collega, e ha raccontato che per la prima parte della riunione nessuno si accorse di niente. Quando toccò a lei parlare, disse a Bush che aveva con sé una delle ultime tecnologie, e che gliel’avrebbe mostrata. Bush allora la interruppe dicendo che voleva scoprirla da sé, ma anche dopo averla osservata da vicino non capì cosa ci fosse di strano. Mendez allora si tolse la maschera: «Ho fatto la mossa di Tom Cruise prima di Tom Cruise. Credo che dovrebbero chiamarla la mossa di Jonna Mendez».

(Le foto di Mendez alla Casa Bianca, mostrate nel video di Wired)

Mendez lavorò alla CIA praticamente durante tutta la seconda fase della Guerra fredda, facendo missioni sotto copertura per 27 anni tra l’Europa e l’Asia. Cominciò nel 1966 come segretaria, introdotta dal suo primo marito che le rivelò di essere un agente della CIA soltanto tre giorni prima del matrimonio. Mendez, che da non sposata si chiamava Hiestand, si sarebbe poi risposata nel 1991 con un altro agente della CIA conosciuto in servizio: Tony Mendez, uno dei più leggendari agenti dell’agenzia, interpretato peraltro da Ben Affleck nel film Argo.

Non fu facile fare carriera in un posto di lavoro dominato dagli uomini, ha raccontato al Wall Street Journal, ma «lavorando il doppio dei maschi» arrivò all’Office of Technical Services, cioè dove venivano sviluppati i dispositivi da spie per gli agenti: la versione vera del laboratorio di Q di James Bond. Oggi è nel consiglio di amministrazione dello Spy Museum di Washington, dove sono conservati alcuni dei marchingegni progettati dalla sua squadra, come i mattoni finti studiati per permettere di lasciare messaggi nascosti e le telecamere che stavano in una penna stilografica.

Ma la cosa in cui si specializzò Mendez furono i travestimenti, che perfezionò studiando i trucchi degli illusionisti e dei truccatori di Hollywood. Ha spiegato che l’arte dei travestimenti degli agenti segreti è fatta di strati quasi trasparenti, che aggiunta dopo aggiunta rendono una persona un’altra. Possono essere leggeri, come barba e baffi, oppure avanzati, usati per nascondere la propria identità durante i contatti ravvicinati e prolungati con altre persone.

Mendez ha spiegato che è molto importante che la persona ingannata non riesca a descrivere esattamente i tratti fisici della persona mascherata. I capelli chiari erano resi scuri, quelli ricci lisci, per esempio. Agli agenti venivano forniti nasi finti, protesi dentali per cambiare l’aspetto della mascella, delle placche da mettersi sul palato per cambiare il modo di parlare. Con le donne è più facile, spiega Mendez, perché si possono mascherare da uomo: il contrario è «quasi impossibile». «L’obiettivo è che tu sia la persona che sale sull’ascensore, e quando esce nessuno se la ricorda».

Ma oltre al trucco facciale, un agente sotto copertura deve cambiare anche altre cose. Gli americani, ha spiegato Mendez, sono piuttosto riconoscibili per una serie di piccoli comportamenti, che vanno modificati quando si è per esempio in Europa. Mangiano cambiando mano alla forchetta, quando tagliano e quando “inforcano”, oppure tengono la sigaretta tra l’indice e il medio, mentre in Europa è comune tenerla tra il pollice e l’indice, oppure ancora stanno in piedi distribuendo il peso su una gamba sola, invece che su due. Per cambiare il modo di camminare, Mendez si metteva qualcosa nella scarpa che le desse fastidio. Molti dei comportamenti che ci contraddistinguono individualmente sono inconsci, e si può scoprirli per esempio chiedendoli a una persona che ci conosce bene: può essere la risata, o il modo di stare seduti. Sono le prime cose da eliminare, per non rivelare l’identità di un agente.

Mendez ha anche spiegato che una delle tecniche più importanti di cui si occupava era insegnare agli agenti a cambiarsi d’abito per strada, nascondendosi nella folla in modo da far perdere le proprie tracce a eventuali pedinatori. È una tecnica precisa, che prevede di contare con esattezza i passi e i secondi in cui si compiono i movimenti, e il cui obiettivo finale è di far credere agli agenti nemici che sono stati loro ad aver perso di vista l’uomo pedinato, e non che sia stato lui a scappare.

Parlando degli anni della Guerra fredda, Mendez ha spiegato che la Stasi era «formidabile», e che riuscivano a mettere microspie in qualsiasi oggetto. «Non so dove sia stato Donald Trump a Mosca, ma posso dirvi senza dubbio che nella sua stanza c’erano cimici. Se ha fatto qualcosa che non doveva fare, ci sono le registrazioni».

Rispondendo alle domande degli utenti di Reddit, Mendez ha detto che no, non si traveste mai per divertimento (perché le parrucche le fanno venire mal di testa) e che ingannare un sistema di riconoscimento facciale con un travestimento è molto difficile, perché si basano su cose come la distanza tra gli occhi, o la posizione delle orecchie. Ha anche raccontato che lavorando per la CIA ha dovuto tenere quasi del tutto segreta la sua attività: le sue sorelle e sua madre lo sapevano, ma mantennero il segreto, mentre suo padre non fu altrettanto bravo. «Una delle mie migliori amiche non lo seppe per vent’anni, e quando lo scoprì ci rimase molto male. Mi aveva detto tutto del suo lavoro, mentre io le avevo detto che il mio lavoro amministrativo era noioso e non ne parlavamo mai».

Mendez ha anche confermato una volta per tutte uno dei più grandi misteri della storia dei fumetti: un utente le ha chiesto se pensi che il travestimento di Clark Kent, che quando non era Superman indossava semplicemente un paio di occhiali, fosse efficace. «No. È sempre stata la parte davvero assurda della storia».

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