Un elefante morto vicino a una pozza d'acqua in Botswana, il 3 luglio 2020 (ANSA/EPA/STR)
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  • lunedì 21 Settembre 2020

È stata trovata la causa delle misteriose morti di centinaia di elefanti

Secondo il governo del Botswana gli elefanti sono stati uccisi da una tossina prodotta da alcuni batteri presenti nell'acqua da cui si sono abbeverati

Un elefante morto vicino a una pozza d'acqua in Botswana, il 3 luglio 2020 (ANSA/EPA/STR)

Il Botswana ha annunciato di aver scoperto la causa della morte di centinaia di elefanti negli ultimi mesi: secondo i risultati delle indagini condotte dal governo le morti sono state causate da tossine prodotte da batteri presenti nell’acqua bevuta dagli elefanti.

Fra la primavera e l’inizio dell’estate 330 elefanti erano morti in circostanze considerate fino a oggi misteriose nel nord del Botswana, che è lo stato dell’Africa meridionale che ha la maggiore concentrazione di esemplari al mondo. La notizia era stata ripresa in tutto il mondo perché numeri del genere erano considerati enormi per una comunità tutto sommato abbastanza piccola: in Botswana vivono circa 156mila elefanti, e soprattutto perché si temeva che la causa della morte, qualunque fosse, potesse estendersi e minacciare anche il resto degli esemplari.

Il governo a luglio aveva annunciato di aver aperto un’inchiesta per cercare di dare una spiegazione alle morti degli elefanti raccogliendo campioni biologici e analizzando anche immagini aeree delle zone in cui erano state trovate le carcasse. Lunedì, durante una conferenza stampa, Mmadi Reuben, ufficiale veterinario del Dipartimento della fauna selvatica e dei parchi nazionali del Botswana, ha detto che la morte degli elefanti è stata causata da cianobatteri, batteri che effettuano la fotosintesi clorofilliana conosciuti anche come alghe azzurre, presenti nell’acqua da cui gli elefanti si sono abbeverati. Reuben ha spiegato che sono ancora molte le domande a cui si sta cercando di dare una risposta, in particolare perché a morire siano stati solo gli elefanti e non altri animali e perché solo in una determinata zona.

Nelle ultime settimane non erano state registrate altre morti di massa – sembra che gli elefanti sopravvissuti fossero scappati dal luogo dove erano stati trovati i corpi, nel delta del fiume Okavango, il secondo più grande delta fluviale interno del mondo – e gli scienziati avevano provato a capire cosa potesse avere causato quelle individuate negli scorsi mesi. L’ipotesi che gli elefanti fossero stati uccisi col cianuro dai bracconieri d’avorio era stata scartata perché gli esemplari morti erano stati ritrovati con le zanne ancora al loro posto.

Christine Gosden, che insegna medicina molecolare all’università di Liverpool, aveva spiegato di essersi interessata al caso dopo averne letto sul Guardian, e aveva teorizzato che la morte degli elefanti fosse dovuta a una neurotossina chiamata β-N-metilammino-L-alanina (o BMAA) prodotta da alcune alghe. Gosden aveva spiegato di avere notato una certa corrispondenza fra gli strani comportamenti osservati negli elefanti poco prima che morissero – alcuni esemplari giravano in tondo per poi cadere a terra – con quelli di balene e delfini che si ammalano a causa della neurotossina in questione: «parliamo di mammiferi di grandi dimensioni che si comportano più o meno nello stesso modo: sembrano persi e disorientati», aveva spiegato Gosden. Le sue conclusioni quindi sembrano molto simili a quelle delle autorità sanitarie del Botswana.

Altri scienziati invece si erano dimostrati più scettici e avevano sottolineato che di norma la BMAA si trova in acqua marina, e che bisognava capire se la quantità presente nelle pozze formate dal fiume Okavango fosse sufficiente per uccidere un animale di dimensioni enormi come l’elefante (anche se grazie alle loro proboscidi gli elefanti possono ingerire centinaia di litri d’acqua al giorno, quindi potenzialmente assorbire una quantità significativa di tossine). Una seconda ipotesi presa in considerazione era che che gli elefanti fossero morti per il virus che provoca l’encefalomiocardite, trasportato soprattutto dai roditori. Animali del genere avrebbero potuto avere frequentato gli stessi ambienti degli elefanti perché negli scorsi mesi c’era stato un incremento delle coltivazioni di mais e saggina.