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  • Giovedì 17 settembre 2020

Che ne sarà di Roma?

Marco Simoni sulla rivista Il Mulino prova a farsi qualche domanda e a darsi qualche risposta

(Cecilia Fabiano/ LaPresse)
(Cecilia Fabiano/ LaPresse)

Nel numero uscito oggi della rivista il Mulino, bimestrale politico e culturale pubblicato dall’omonima casa editrice, c’è un saggio dedicato alla questione romana scritto da Marco Simoni, economista romano, presidente di Human Technopole di Milano e, dal 2014 al 2018, consigliere della presidenza del Consiglio su relazioni economiche internazionali e politica industriale (nonché blogger del Post).

Simoni parte dai problemi più concreti e visibili della capitale – gli autobus che prendono fuoco, le case occupate, le buche in strada e la disoccupazione giovanile – e li riconduce alle più ampie ragioni storiche ed economiche che li hanno causati, compresa una grave e diffusa incapacità di intervento politico. Roma, spiega Simoni, vive da vent’anni in stagnazione e «non è stata un traino, come ci si aspetterebbe da una capitale, ma un peso»: in particolare a causa di una questione economica e di una sociale che si allargano ogni giorno di più. Di seguito pubblichiamo l’introduzione del saggio di Marco Simoni, l’unico della rivista che si può leggere anche gratuitamente online, qui.

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A Roma gli autobus non passano e vanno a fuoco, la nuova metropolitana avanza lentissima, la città è sporca come non mai e piena di gabbiani voraci, le buche non sono più tali ma voragini pericolose, grandi e piccole aziende si trasferiscono a Milano, i giovani non trovano lavoro, la crisi degli alloggi è aggravata da migliaia di case occupate e da migliaia di case vuote, le migrazioni procedono senza politiche adeguate dell’accoglienza, le nuove povertà avanzano e si aggravano molto dopo la pandemia: quando si parla di Roma è una lunga, interminabile, lista di cose che non vanno e bisognerebbe aggiustare.

La lista ha un suo corrispettivo nelle soluzioni invocate: bisogna mettere manager più capaci, ci vogliono politici onesti, bisogna investire sulla mobilità sostenibile, sono necessari investimenti nell’economia circolare, fino all’immancabile grido ventennale: servono più soldi dallo Stato e soprattutto la panacea di una «nuova legge su Roma Capitale» (che ricorda la riforma costituzionale: invocata come pietra filosofale per l’incapacità di mettere in atto cambiamenti possibili, che sono lunghi, faticosi e non si risolvono mai con una legge).

Non mancano i problemi e apparentemente non mancano le soluzioni. Ma allora che cosa manca? Manca la politica a Roma, da troppo tempo. Infatti, se per oltre dieci anni ormai su ogni tema e per ogni problema si è sbagliata la soluzione, le possibilità sono due: o la Capitale ha avuto una sfortuna straordinaria oppure è mancata una lettura politica delle questioni che attraversano Roma e di conseguenza è mancata la capacità di proporre delle soluzioni vere, di identificare priorità e azioni in grado di coagulare il consenso necessario.

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Le liste di cose che non vanno, infatti, sono sempre lo specchio di un’analisi debole che cerca la supplenza della tecnica per la soluzione di problemi politici, ossia problemi di distribuzione di risorse, di individuazione di priorità, di costruzione di consenso sulla base di interessi e di valori, non solo di slogan a effetto. Gli interessi e i valori che riescono ad affermarsi sono poi sempre in grado di trovare le competenze tecniche necessarie.

Roma è invece oggi stretta da una morsa soffocante. Da un lato il resto del Paese, che sembra avere perso le speranze nei confronti della propria capitale, incapace di svolgere il suo ruolo di città-guida, così che la sua debolezza è ormai una questione nazionale, addirittura clamorosa dal punto di vista economico.

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Dall’altro lato una politica asfittica, chiusa e immobile, che proprio a Roma e nelle vicende degli ultimi dieci anni ha visto l’epicentro di una crisi di sistema irrisolta. Abbiamo assistito a passaggi drammatici e spettacolari cambiamenti politici senza che nessuno di questi sia mai stato in grado di aprire una nuova stagione. Si è passati da un sindaco di destra all’esperimento grillino (da considerarsi chiaramente fallito) attraverso il caso unico in Italia di sindaco dimissionato dalla sua stessa maggioranza. Anziché stimolare idee e progetti, questi eventi hanno prodotto un immobilismo che è tracimato nel dibattito pubblico, non più concentrato sui temi, ma sui pettegolezzi e le piccole schermaglie politiche.

Così oggi Roma è persa nella litania dei problemi a tutti noti e delle soluzioni che rimangono immaginarie.

I problemi di Roma sono in realtà l’effetto di due questioni profonde che si sono aggravate in maniera lenta ma inesorabile alimentandosi a vicenda: una questione economica e una questione sociale.

(© Il Mulino 2020)