(EP Plenary session - State of the Union)

Von der Leyen vuole abolire il regolamento di Dublino

La settimana prossima presenterà una serie di misure per sostituirlo, ha detto al Parlamento Europeo: ma non è chiaro come supererà l'opposizione in Consiglio

(EP Plenary session - State of the Union)

Stamattina Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione Europea, ha pronunciato al Parlamento Europeo di Bruxelles il discorso sullo stato dell’Unione, l’annuale discorso in cui la Commissione elenca le cose realizzate negli ultimi mesi e quelle che intende proporre in quelli successivi.

Fra le proposte più rilevanti avanzate da von der Leyen c’è anche l’abolizione del regolamento di Dublino, il collo di bottiglia legislativo che trattiene in Italia e in Grecia migliaia di migranti che arrivano via mare, e che negli anni scorsi sia il Parlamento sia la Commissione avevano più volte provato a modificare trovando sempre l’opposizione del Consiglio dell’Unione Europea (l’organo dove sono rappresentati i governi degli stati nazionali). Von der Leyen ha annunciato che intende sostituire il regolamento con una serie di misure che presenterà il 23 settembre, un giorno prima del Consiglio Europeo – la riunione dei capi di stato e di governo dell’UE – fissato per il 24 settembre.

«Posso annunciare che aboliremo il regolamento di Dublino e lo sostituiremo con un nuovo meccanismo europeo. Avrà strutture comuni che si occuperanno delle richieste di asilo e dei rimpatri, e un forte meccanismo di solidarietà», ha detto von der Leyen nel suo intervento di chiusura del dibattito in aula.

Non è ancora chiaro come verrà accolto il piano di von der Leyen, su cui non sono trapelate informazioni. Un funzionario europeo contattato da Politico ha spiegato che difficilmente i leader europei riusciranno a discuterne durante il Consiglio, a causa del pochissimo preavviso.

In estrema sintesi, il regolamento attuale privilegia il cosiddetto criterio del “primo ingresso”, secondo cui ospitare e valutare ciascuna richiesta di protezione internazionale spetta al paese in cui è avvenuto l’ingresso di quella persona nell’Unione Europea. In questo modo i richiedenti asilo sono costretti a rimanere per mesi o anni nei paesi di frontiera in attesa che la loro domanda venga esaminata, senza la possibilità di spostarsi per raggiungere parenti – o un mercato del lavoro più adatto a loro – né avviare un percorso di integrazione, nella maggior parte dei casi.

In passato i paesi dell’Est Europa, tradizionalmente ostili ai migranti che provengono da Medio Oriente e Nord Africa, avevano rifiutato qualsiasi compromesso che prevedesse il ricollocamento di richiedenti asilo nel proprio territorio da Italia, Grecia o Spagna. Von der Leyen non ha chiarito in che modo cercherà di convincerli ad accettare il suo piano.