(AP Photo/Manu Fernandez)

Perché sui microchip presto cambierà tutto

Nvidia ha comprato Arm, l'azienda da cui dipendono i processori di quasi tutti i cellulari, con conseguenze per il settore tecnologico e per i rapporti tra Cina e Stati Uniti

(AP Photo/Manu Fernandez)

Due giorni fa Nvidia – grande azienda statunitense che si occupa della progettazione di processori e schede grafiche per i computer – ha comprato per 40 miliardi di dollari (poco meno di 34 miliardi di euro) Arm Holdings, un’azienda nata nel Regno Unito da cui dipende la gran maggioranza dei microchip montati sugli smartphone, sui tablet e su altri oggetti smart, come i televisori di nuova generazione. Nvidia ha comprato Arm Holdings da SoftBank, un conglomerato tecnologico giapponese da qualche tempo in difficoltà economica, che aveva acquisito Arm nel 2016 per 32 miliardi di dollari. Nvidia è già uno dei più importanti produttori di microchip al mondo e con l’acquisizione di Arm potrebbe mettere in difficoltà i suoi concorrenti più grandi, come Intel.

Cos’è Arm
Arm è un’azienda fondata a Cambridge nel 1990 e nata da una collaborazione tra Apple e Acorn Computers, un produttore di computer fallito nel 2000 (Arm è l’acronimo di “Acorn RISC Machine”). Arm ha un modello di business particolare: non produce direttamente microprocessori né – nella maggior parte dei casi – progetta i microchip, ma dà in licenza la proprietà intellettuale che serve ad altre aziende per progettare e costruire microchip con architettura (cioè i criteri in base ai quali viene progettato e realizzato un processore) Arm.

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I processori con architettura Arm (che da qui in avanti chiameremo processori Arm) consumano meno energia di quelli di altre aziende rivali, e per questo sono utilizzati nel 90 per cento circa degli smartphone, come scrive il Wall Street Journal. Tutti gli iPhone e gli iPad utilizzano processori progettati da Apple con architettura Arm, la maggior parte dei telefoni Android ha processori Arm progettati dall’americana Qualcomm, e anche Samsung e Huawei progettano i loro processori sulla base della stessa architettura. Hanno processori Arm anche i televisori smart e la maggioranza degli aggeggi connessi, come smartwatch e accessori per la casa intelligente.

Perché Arm è importante
Negli ultimi anni, con la diffusione degli smartphone e degli altri apparecchi smart, la rilevanza di Arm è cresciuta notevolmente, seppure limitatamente al settore cosiddetto “mobile”. Il mondo dei microprocessori, finora, è stato diviso in due: da un lato Intel (e in minor misura Amd), che producono processori con architettura x86 e che dominano il mondo dei computer, sia fissi sia portatili; dall’altro Arm che domina il mondo del mobile.

Questa divisione – Intel sui computer e Arm sugli smartphone – è durata anni ed è giustificata da vari motivi, anche strutturali. Il sistema operativo Windows, per esempio, è ottimizzato per processori x86, e fino a poco tempo fa chi provava a costruire un computer con un processore Arm aveva seri problemi perché la maggior parte dei programmi non funzionava o funzionava male.

Le cose sono cambiate lo scorso giugno, dopo che Apple ha annunciato che nei prossimi due anni smetterà di utilizzare sui suoi computer processori prodotti da Intel per passare a processori progettati internamente con architettura Arm, e riscriverà il suo sistema operativo macOS per adattarlo alla nuova architettura. I nuovi processori con architettura Arm, che si chiamano Apple Silicon, secondo Apple dovrebbero essere potenti quanto quelli vecchi ma garantire una durata della batteria molto maggiore, oltre che altri vantaggi. Il primo computer con Apple Silicon dovrebbe uscire entro la fine dell’anno.

Dopo la scelta di Apple, altri produttori di computer hanno cominciato a migrare verso Arm, o hanno accelerato processi di migrazione già in corso. Sia Microsoft sia Samsung, per esempio, hanno già messo sul mercato computer portatili con processori Arm, e ancora Microsoft sta perfezionando una versione di Windows fatta appositamente per Arm.

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Questo non significa che tutti i computer cambieranno l’architettura dei processori e che Intel sarà messa fuori mercato: l’azienda statunitense sta già sviluppando nuovi microchip e ha molte risorse importanti. Per esempio, è una delle pochissime al mondo ad avere la tecnologia e le capacità per produrre i chip di ultima generazione. Ma probabilmente nei prossimi anni le quote di mercato di Intel nel settore dei computer caleranno, dicono gli analisti.

C’è una questione di Antitrust
Con il suo modello di business, Arm è sempre stata considerata un’azienda neutrale, che dava in licenza la sua proprietà intellettuale a tutti senza fare distinzioni, secondo una dottrina aziendale chiamata “A Shared Purpose”. Il suo proprietario precedente, SoftBank, non aveva interessi nel mercato dei microchip e ha mantenuto la stessa politica. Ma Nvidia, il nuovo proprietario, è già un produttore di processori, anche se di tipo differente, e c’è il rischio che sfrutti Arm per dare un vantaggio alle proprie attività. Jensen Huang, l’amministratore delegato di Nvidia, ha promesso che manterrà la neutralità di Arm ma, come scrive il New York Times, è probabile che l’acquisizione attiri l’attenzione delle autorità Antitrust in giro per il mondo.

C’è anche una questione di geopolitica
Il settore dei processori è strategico ed è oggetto di concorrenza tra Stati Uniti e Cina. Per ora i primi controllano le tecnologie più importanti e, grazie alle fabbriche di Intel, ospitano una delle poche aziende al mondo in grado di produrre i processori di ultima generazione: le altre sono Samsung in Corea del Sud e Tsmc a Taiwan. La Cina cerca da decenni di sviluppare un’industria locale dei microprocessori, ma per ora i risultati sono stati deludenti, anche se negli ultimi tempi il governo ha aumentato di molto gli investimenti e rinnovato le proprie strategie.

Finora Arm era di proprietà giapponese e aveva continuato a fare affari con aziende di tutto il mondo, comprese quelle cinesi come Huawei. Ma se Arm dovesse diventare parte di un’azienda americana come Nvidia il governo potrebbe vietarle di fare affari con Huawei, come già succede con altre aziende tecnologiche. Sul Global Times, un tabloid in lingua inglese di proprietà del governo cinese che di solito esprime posizioni dure, è uscito un articolo in cui si legge che con l’unione tra Nvidia e Arm “l’industria cinese dei semiconduttori rischierebbe di essere controllata dagli Stati Uniti”. L’articolo chiede alle autorità Antitrust di bloccare l’acquisizione.