Migranti diretti in Libia da Agadez, in Niger, il 4 giugno 2018 (La Presse/AP Photo/Jerome Delay, File)
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  • mercoledì 9 Settembre 2020

Il salvataggio di 83 migranti abbandonati nel Sahara

I trafficanti che avevano promesso di portarli in Libia li avevano lasciati da soli, senza cibo e senza acqua, tre giorni prima

Migranti diretti in Libia da Agadez, in Niger, il 4 giugno 2018 (La Presse/AP Photo/Jerome Delay, File)

Il 3 settembre in Niger una squadra di soccorso dell’International Organization for Migration (IOM) ha trovato 83 persone che da tre giorni camminavano senza cibo né acqua nel deserto del Sahara: erano migranti abbandonati dai trafficanti di esseri umani che avevano promesso di portarli in Libia. Molti di loro erano disidratati, feriti o bisognosi di urgenti cure mediche; nel gruppo c’erano anche due bambine di quattro anni.

Non è raro che gruppi di migranti provenienti dall’Africa subsahariana vengano abbandonati dai trafficanti nel deserto: l’IOM, che è un’agenzia collegata alle Nazioni Unite che si occupa di migranti, pensa che centinaia di persone siano morte in questo modo negli ultimi anni. È impossibile sapere quante di preciso, però: la regione di Agadez, la parte del Niger in gran parte costituita da deserto da cui passa una delle rotte migratorie per il mar Mediterraneo, è vasta 703mila chilometri quadrati, più di Italia e Germania messe insieme. L’Agadez ha una densità di popolazione di 0,76 abitanti per chilometro quadrato.

I migranti soccorsi giovedì hanno raccontato che due settimane fa, ad Agadez, il capoluogo dell’omonima regione, erano saliti a bordo di quattro pick-up guidati da trafficanti per raggiungere la Libia. Il primo settembre, circa 230 chilometri a nord dalla cittadina di Dirkou, un’altra tappa lungo la rotta migratoria, i trafficanti avevano avvistato dei veicoli militari: temendo di essere stati visti, avevano deciso di abbandonare i migranti. Prima di lasciarli, li avevano derubati di tutti i loro averi.

L’IOM e la Protezione civile del Niger organizzano missioni di ricerca e soccorso nel deserto intorno a Dirkou dal 2016: periodicamente squadre di soccorritori percorrono le rotte più usate dai trafficanti per trovare eventuali migranti in difficoltà. Finora quest’anno 404 migranti sono stati soccorsi in queste operazioni; dal 2016 sono stati 1.876.

Dopo il salvataggio di giovedì, i migranti – provenienti in gran parte dalla Nigeria, in misura minore dal Togo, dal Mali e dal Ghana – sono stati portati a Dirkou, dove per 14 giorni saranno tenuti in quarantena per verificare che non siano infettati dal coronavirus (SARS-CoV-2). Sette di loro sono stati ricoverati a causa delle cattive condizioni di salute. Finito il periodo di quarantena i migranti potranno scegliere di tornare autonomamente nel loro paese di origine, oppure spostarsi nel centro di transito dell’IOM a Dirkou ed entrare nel programma di “Ritorni Volontari Assistiti e Reintegrazione”, con cui l’organizzazione aiuta, anche economicamente, i migranti a tornare nei propri paesi.