(Cecilia Fabiano/ LaPresse)
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  • martedì 8 Settembre 2020

Cos’è il problema delle “cattedre vuote”

Decine di migliaia di posti da insegnanti di ruolo non saranno assegnati nonostante i tentativi del governo, per via dei problemi delle graduatorie e dei contratti proposti

(Cecilia Fabiano/ LaPresse)

La riapertura delle scuole nella maggior parte delle regioni italiane è prevista per la prossima settimana, ma tra i molti problemi nell’organizzazione della convivenza con l’epidemia da coronavirus si sta delineando uno scenario in cui almeno nei prossimi mesi decine di migliaia di posti da insegnante di ruolo rimarranno vacanti, e saranno perciò occupati da docenti precari con contratti di supplenza.

Da settimane il governo sta adottando piani straordinari per assumere un gran numero di insegnanti, ma secondo le prime informazioni disponibili e le opinioni dei sindacati non stanno funzionando e non funzioneranno. Questo perché il modo in cui è strutturato il sistema di assegnazione delle cattedre in Italia ha enormi problemi pregressi, che non sono stati risolti con le misure straordinarie decise dal governo.

Secondo una stima di Gilda degli insegnanti, un sindacato di docenti, i posti vacanti sono in tutto tra i 170 e i 180mila: sono cioè posti di ruolo, a tempo indeterminato, che non sono assegnati e che vengono occupati con le supplenze. Il loro numero era molto alto anche prima dell’epidemia, ed è stato accresciuto dai nuovi pensionamenti e dalle richieste che stanno arrivando dagli insegnanti sopra i 55 anni e con patologie pregresse che hanno deciso di usufruire della possibilità di non partecipare alla didattica in presenza per il rischio di contagio.

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Il governo ha approvato diverse misure per assumere nuovi docenti di ruolo. Il ministero dell’Economia e quello dell’Istruzione a fine agosto hanno approvato un’assunzione di 80-85mila insegnanti di ruolo, ma le assegnazioni delle cattedre – che si sono già concluse – hanno coperto soltanto una piccola parte: non ci sono numeri ufficiali ma le stime parlano di un terzo del totale.

Può sembrare controintuitivo, vista la quantità di docenti precari e di neolaureati che vorrebbero insegnare: ma il problema è nel meccanismo che regola le assunzioni. Si basano infatti su due tipi di graduatorie, per metà su quelle definite “ad esaurimento” e per metà quelle “concorsuali”. Le prime sono graduatorie chiuse ormai da oltre dieci anni, stilate su base provinciale, mentre le seconde sono quelle che comprendono i vincitori degli ultimi concorsi.

Il problema è che per diverse classi di concorso – il problema riguarda specialmente il Centro e il Nord, in particolare materie come matematica, italiano, lingue e sostegno – le graduatorie sono vuote: perché in quelle ad esaurimento sono finiti i candidati, e quelle concorsuali non vengono riempite e aggiornate per via dei ritardi nei nuovi concorsi. In attesa del nuovo concorso nazionale – che sembra essere programmato per l’autunno – in molte materie quindi non ci sono insegnanti con i titoli necessari per essere assunti di ruolo.

Il ministero dell’Istruzione ha provato a tamponare il problema con due provvedimenti: una “call veloce” con cui è stata offerta la possibilità di essere assunti di ruolo in una provincia a scelta fuori dalla propria regione, e un’assunzione straordinaria di 50mila docenti – oltre a 20mila componenti del personale scolastico – dovuta all’epidemia. Ma la “call veloce”, svolta negli scorsi giorni, sembra aver ottenuto pochissime adesioni: addirittura «poche centinaia» secondo il Corriere della Sera. L’assunzione attraverso questa procedura comportava l’obbligo di rimanere nella sede assegnata per cinque anni, cosa che sembra aver disincentivato molti insegnanti insieme agli stipendi che sono secondo molti troppo bassi. Il sindaco di Milano Beppe Sala ha parlato di «fiasco assoluto», definendo «risibile» il numero degli insegnanti che hanno accettato di trasferirsi in Lombardia e giudicando insufficiente lo stipendio proposto se rapportato al costo della vita nella città.

Secondo i giornali, poi, ci sono grandi ritardi anche con le assunzioni straordinarie, rese poco appetibili da contratti che prevedono il licenziamento senza indennizzo in caso di sospensione delle lezioni a causa di un lockdown.

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I vuoti più grossi riguardano le scuole medie e superiori, e specialmente nel Nord Italia. Tra Lombardia e Veneto ci sono oltre 20mila posti a tempo indeterminato che rimarranno vuoti e saranno occupati da supplenti, secondo il Sole 24 Ore. «Sarà anche questo un anno all’insegna dei docenti precari, con l’aggravante che in mancanza di concorsi o di altri meccanismi di stabilizzazione, ai precari dell’anno precedente si aggiungono i nuovi» ha detto Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti. Ci sono stime secondo cui nel prossimo anno scolastico saranno necessarie in tutto 250mila supplenze.