Mohamed Bin Zayed, principe ereditario dell'emirato di Abu Dhabi (AP Photo/Markus Schreiber)
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  • giovedì 13 Agosto 2020

Per la prima volta un paese del Golfo Persico avrà relazioni diplomatiche con Israele

Sono gli Emirati Arabi Uniti: lo ha annunciato a sorpresa il presidente statunitense Donald Trump, ed è una notizia importante

Mohamed Bin Zayed, principe ereditario dell'emirato di Abu Dhabi (AP Photo/Markus Schreiber)

Giovedì il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato la normalizzazione dei rapporti tra Israele ed Emirati Arabi Uniti, due paesi che finora non avevano mantenuto relazioni diplomatiche ufficiali. L’annuncio, che è stato inaspettato e ha colto di sorpresa anche analisti e giornalisti esperti di Medio Oriente, è stato definito da Trump «un momento davvero storico». Gli Emirati sono il primo paese arabo del Golfo Persico, e il terzo arabo in assoluto, ad avviare relazioni diplomatiche con Israele.

Nel comunicato congiunto diffuso da Trump si dice che, come risposta all’inizio delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, «Israele sospenderà la sua dichiarazione di sovranità sulle aree delineate nel piano Vision for Peace del presidente e si concentrerà nell’espandere i suoi legami con altri paesi del mondo arabo e musulmano». “Vision for Peace” è il piano di pace che era stato presentato da Trump per risolvere il conflitto arabo-israeliano, che era molto sbilanciato a favore di Israele e che assegnava ai palestinesi piccole porzioni di Cisgiordania.

In pratica nel comunicato si dice che Israele smetterà temporaneamente di rivendicare quei territori che il piano di Trump assegnava ai palestinesi – molto pochi, visto che tutte le principali colonie erano assegnate a Israele.

– Leggi anche: La proposta di Trump per risolvere il conflitto israelo-palestinese

A causa dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi, e dei conflitti combattuti nella regione negli ultimi decenni, fino ad oggi erano solo due i paesi arabi ad avere relazioni diplomatiche attive con Israele: l’Egitto, grazie a un trattato di pace firmato nel 1979, e la Giordania, che riconobbe Israele nel 1994. Lo stesso fece nel 1999 la Mauritania, che però terminò i rapporti con il governo israeliano nel 2009 a causa della guerra nella Striscia di Gaza che si combatté quell’anno.

Per Israele, ha scritto Associated Press, l’accordo arriva dopo anni in cui il primo ministro israeliano, il conservatore Benjamin Netanyahu, aveva intensificato i suoi rapporti non ufficiali con diversi paesi arabi, tra le altre cose con l’obiettivo di indebolire l’appoggio del mondo arabo alla causa palestinese. Israele, inoltre, cercava da tempo di stringere rapporti con i paesi arabi del Golfo Persico per poter affrontare in maniera più compatta ed efficace l’Iran, che è nemico sia degli israeliani che degli emiratini.

Per gli Emirati, l’intesa con Israele sembra essere un ulteriore passo nella campagna internazionale promossa dal governo emiratino per presentarsi al mondo come un paese indispensabile e tollerante, nonostante l’autoritarismo del suo regime. Allo stesso tempo gli Emirati hanno cercato di presentare il piano agli occhi degli altri paesi arabi come una sconfitta per Israele: il ministro degli Esteri emiratino ha infatti scritto su Twitter, in arabo, che «abbiamo costretto Israele a sospendere l’annessione dei territori palestinesi». Questo è un punto delicato: molto probabilmente i leader palestinesi si sentiranno traditi dalla decisione degli Emirati di firmare questo accordo, perché Israele aveva di fatto già sospeso da tempo i suoi piani di annessione della Cisgiordania.

Per Trump, l’accordo è una importante vittoria diplomatica in vista delle elezioni presidenziali di novembre, ancora più rilevante dopo i suoi ultimi insuccessi in politica estera, tra cui il fallimento dei negoziati con la Corea del Nord e l’apparente inefficacia delle sue politiche intransigenti nei confronti dell’Iran.

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Nel comunicato congiunto diffuso da Trump, si dice che i rappresentanti di Israele ed Emirati si incontreranno nelle prossime settimane per firmare un trattato bilaterale che riguarderà «gli investimenti, il turismo, i voli diretti, la sicurezza, le telecomunicazioni, la tecnologia, l’energia, la sanità, la cultura, l’ambiente, l’apertura delle reciproche ambasciate, e altri settori di beneficio reciproco».