Un orso bruno fotografato da una fototrappola dell'Ufficio caccia e pesca della Provincia di Bolzano nei boschi fra il Passo Mendola e la Val d'Ultimo, in Alto Adige, nel 2011 (ANSA/ DBA / FOTO UFFICIO CACCIA BOLZANO)
  • Italia
  • sabato 11 Luglio 2020

Perché uccidiamo gli orsi?

Se ne discute spesso in Trentino per via delle regole locali, che qualche anno fa hanno subito una modifica contestata dagli animalisti

Un orso bruno fotografato da una fototrappola dell'Ufficio caccia e pesca della Provincia di Bolzano nei boschi fra il Passo Mendola e la Val d'Ultimo, in Alto Adige, nel 2011 (ANSA/ DBA / FOTO UFFICIO CACCIA BOLZANO)

Venerdì il Tribunale Regionale di Giustizia amministrativa (TRGA) di Trento ha sospeso l’ordinanza con cui il presidente della provincia autonoma Maurizio Fugatti aveva ordinato l’abbattimento di un’orsa. Identificata dal codice JJ4, è l’animale che a fine giugno aveva ferito due uomini che stavano facendo un’escursione lungo un sentiero del monte Peller, tra la Val di Non e la Val di Sole. Avevano fatto ricorso contro l’ordinanza varie associazioni ambientaliste, tra cui il WWF che ha raccolto più di 100mila firme per scongiurare l’abbattimento dell’orsa.

Il decreto del TRGA di Trento stabilisce che, considerando che incidente tra l’orsa e gli escursionisti non è stato molto grave, prima di decidere l’uccisione dell’animale sia necessario applicare altre misure meno drastiche previste dal Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi centro-orientali (detto più brevemente PACOBACE). Queste misure sono la cattura, in modo da mettere un radiocollare all’orsa o per trasferirla in un’altra area, oppure la cattura allo scopo di tenerla in cattività.

Il dibattito sulla sorte di JJ4 quindi potrebbe continuare. Nei giorni scorsi era intervenuto il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che aveva detto di essere contrario all’abbattimento dell’orsa. Dopo che Fugatti si era rifiutato di ritirare l’ordinanza come da lui richiesto, Costa aveva fatto ricorso all’Avvocatura dello Stato. Non è la prima volta che la sorte di orsi coinvolti in incidenti con le persone fa discutere: c’entra il modo con cui è stata gestita la reintroduzione degli orsi in Trentino.

Gli orsi bruni in Trentino
In Italia quando si parla di orsi ci si riferisce agli orsi bruni, Ursus arctos secondo la classificazione scientifica. Ne esistono tre piccole popolazioni diverse: una nelle Alpi centrali, in particolare nell’ovest del Trentino; una nel territorio del comune di Tarvisio, in provincia di Udine, che confina con la Slovenia; e una terza nell’Appennino centrale, in particolare all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e nei territori circostanti. Per quest’ultima popolazione si parla di orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), che è una sottospecie dell’orso bruno.

Di queste popolazioni una, quella a cui appartiene l’orsa JJ4, non esisteva fino al 1999. Nel corso di alcuni secoli infatti gli orsi del Trentino, così come quelli del resto dell’arco alpino, furono portati all’estinzione a causa della caccia. Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila sono stati reintrodotti a partire da dieci esemplari sloveni grazie a Life Ursus, un progetto finanziato dall’Unione Europea. Oggi si stima che nel Parco Naturale Adamello Brenta siano presenti circa cinquanta orsi.

D’inverno gli orsi vanno in letargo, mentre d’estate sono attivi e, nel caso delle orse, possono avere delle cucciolate di cui occuparsi: è per questo che in estate sono più frequenti gli avvistamenti e gli incontri.

Le regole sugli abbattimenti degli orsi
Nel 2008, quattro anni dopo la fine di Life Ursus, le province autonome del Trentino-Alto Adige, la Regione Friuli Venezia Giulia, la Regione Lombardia, la Regione Veneto, il ministero dell’Ambiente e l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) approvarono il PACOBACE, per regolare la gestione e la conservazione delle popolazioni di orsi sulle Alpi centro-orientali. In questo documento la possibilità di abbattere gli orsi è prevista solo in deroga e con:

finalità di prevenzione di gravi danni, nell’interesse della sicurezza pubblica o per ricerca e reintroduzione, a condizione che non esistano soluzioni alternative e che l’applicazione della deroga non pregiudichi il mantenimento della popolazione in uno stato di conservazione soddisfacente.

Il documento spiega che la pericolosità di un orso è generalmente legata alla sua «assuefazione» e al suo «grado di confidenza» con le persone. Un’eccezione è quella delle orse con i cuccioli, o degli orsi intenti a difendere una carcassa che stanno mangiando. Gli orsi infatti sono animali prevalentemente vegetariani e salvo eccezioni non vedono una minaccia nelle persone, ma nemmeno sono interessati ad avvicinarle. Se però un orso si abitua alla presenza degli esseri umani potrebbe avvicinarsi più spesso e facendo aumentare le situazioni di rischio per le persone. Gli interventi contro gli orsi che si dimostrano «problematici» (compreso l’abbattimento) sono pensati per scongiurare problemi futuri.

Nel 2015 su richiesta della provincia autonoma di Trento il capitolo 3 del PACOBACE fu modificato per cambiare la definizione di «orso problematico» e ampliare la casistica per gli abbattimenti. In una tabella nel documento sono elencati i casi di comportamenti per cui è prevista la possibilità di abbattimento (indicata con la lettera “k”, nella colonna di destra), tra cui quello in cui un «orso attacca (con contatto fisico) per difendere i propri piccoli», che pare essere stato il caso dell’orsa JJ4.

(PACOCEBA)

Le modifiche del 2015, chieste per via della crescita demografica della popolazione di orsi, dell’aumento di danni causati dagli orsi e di incontri ravvicinati degli animali con le persone, sono state criticate dal WWF. Secondo l’associazione ambientalista il documento dovrebbe essere riportato alla versione originale per evitare «la possibilità di abbattimento anche in caso di orsi che hanno semplicemente fatto ciò che la natura gli ha insegnato». In Abruzzo, dice sempre il WWF, gli orsi si avvicinano costantemente ai paesi, ma questo non porta agli abbattimenti come invece può essere previsto dal PACOCEBA.

Come evitare incidenti spiacevoli con gli orsi
Secondo gli esperti di orsi e le associazioni ambientaliste, non ci sarebbero grossi problemi con gli orsi se le persone che vivono nei territori in cui sono presenti fossero più informate e abituate ad averci a che fare. In particolare, dice il WWF, residenti e turisti dovrebbero seguire alcune regole durante le escursioni in montagna:

  • restare sui sentieri;
  • parlare a voce alta;
  • tenere il proprio cane al guinzaglio;
  • non avvicinarsi alla fauna selvatica, nemmeno per scattare una fotografia;
  • non lasciare cibo a disposizione degli animali;
  • restare fermi o allontanarsi lentamente in caso di incontro ravvicinato, e non colpire gli animali.

Alcune di queste regole sono state applicate in modo ammirevolmente efficace dal ragazzino che a fine maggio è stato filmato mentre si allontanava da un orso, sempre in provincia di Trento. Le regole, spiega il WWF, dovrebbero essere seguite in modo particolare nelle zone in cui sono presenti orse con cuccioli. Le autorità da parte loro dovrebbero occuparsi di segnalare adeguatamente queste zone.

Che la comunicazione sui comportamenti da tenere da parte delle istituzioni e la loro applicazione sia importante lo aveva detto anche Andrea Mustoni, biologo responsabile dell’Area Ricerca Scientifica e divulgazione del Parco Adamello Brenta e coordinatore di Life Ursus, nel 2017, in un’intervista al Corriere del Trentino: «Posto che il rischio zero non esiste, è dimostrato a livello globale che più comunicazione si fa, meno aggressioni ci sono». In quell’occasione Mustoni aveva ricordato che anche se nel 2002 la provincia di Trento aveva deliberato sulla necessità di un piano di comunicazione riguardo alla convivenza con gli orsi, ci vollero 15 anni perché tale piano fosse approntato. Tre anni fa, diceva Mustoni, non era comunque ancora del tutto applicato.