Il nuovo primo ministro Jean Castex, Parigi, 3 luglio 2020 (AP Photo/Michel Euler)
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  • martedì 7 Luglio 2020

Il nuovo governo francese

Secondo Le Monde «consacra l'evoluzione del macronismo verso destra» (e c'è un nuovo ministro dell'Interno accusato di stupro)

Il nuovo primo ministro Jean Castex, Parigi, 3 luglio 2020 (AP Photo/Michel Euler)

Dopo le dimissioni del primo ministro francese Edouard Philippe e la sua sostituzione con Jean Castex, la sera di lunedì 6 luglio è stata annunciata la composizione del nuovo governo francese: ci sono sedici ministri, quattordici ministri “delegati” (responsabili di specifiche aree di attività, spesso dipendenti da un ministero, ma con la possibilità di far parte del Consiglio dei ministri) e un segretario di stato. Le donne sono 17 e gli uomini 15 se si conta anche Castex.

I nuovi ministri, non presenti nel precedente esecutivo, sono undici. Tra loro: Roselyne Bachelot, già ministra durante la presidenza di Jacques Chirac e di Nicolas Sarkozy, è stata scelta come ministra della Cultura; Barbara Pompili, che faceva parte del partito ambientalista EELV e che poi è diventata deputata per La République en marche, il partito di Macron, è stata nominata al ministero della Transizione ecologica e solidale; Eric-Dupond Moretti, avvocato penalista molto popolare che ha preso posizioni anche molto pesanti contro la magistratura, è diventato invece ministro della Giustizia.

Tra i ministri già presenti nel precedente governo e che hanno cambiato ministero: Franck Riester dalla Cultura è passato al Commercio estero e Gérald Darmanin, fino a ieri ministro dei Conti pubblici, è passato alla guida del ministero dell’Interno al posto di Christophe Castaner, contestato dai sindacati di polizia e accusato di aver coperto le violenze degli agenti.

Darmanin è accusato di stupro e qualche settimana fa la Corte di Appello di Parigi ha ordinato la riapertura delle indagini. Il caso risale al 2009: una donna, Sophie Patterson-Spatz, era stata condannata per ricatto e minacce contro il suo ex compagno e aveva cercato aiuto per una revisione della sentenza contattando Gérald Darmanin, che nel 2009 era il responsabile degli affari legali dell’UMP (il partito di centrodestra di cui faceva parte l’allora presidente Nicolas Sarkozy). Spatz sostiene che Darmanin accettò di scrivere una lettera alla ministra della Giustizia dell’epoca per sostenere la sua richiesta ma che in cambio pretese di fare sesso con lei. I due – racconta sempre Spatz – fissarono un appuntamento ed ebbero un rapporto sessuale che, secondo la donna, non fu consensuale o comunque non fu libero. Darmanin ha sempre negato le accuse e diversi giornali scrivono che per il presidente francese non hanno rappresentato un ostacolo alla sua nomina.

Tra i ministri che sono rimasti al loro posto ci sono: Bruno Le Maire, ministro dell’Economia, delle Finanze e del Rilancio, Jean-Yves Le Drian all’Europa e agli Affari esteri, Florence Parly alla Difesa, Jean-Michel Blanquer all’Istruzione, Jacqueline Gourault alla Coesione dei territori, Oliver Veran alla Salute, Roxana Maracineau allo Sport e Frédérique Vidal all’Insegnamento superiore e alla Ricerca.

Le Monde – con diversi altri quotidiani francesi – scrive che le promesse di cambiamento fatte da Macron dopo i risultati delle amministrative (promuovere «volti nuovi» e dare una linea più sociale ed ecologica agli ultimi due anni del suo mandato) non sono state mantenute. Il presidente ha scelto Jean Castex come primo ministro, un uomo di centrodestra come Edouard Philippe, e la composizione del governo sembra solamente «una forma di cambiamento nella continuità». E Libération: «Rimpasto: si prendono più o meno le stesse persone e si ricomincia». Il nuovo governo, scrive ancora Le Monde, «consacra l’evoluzione del macronismo verso destra».

Le principali sorprese del nuovo governo sono Roselyne Bachelot alla Cultura e Eric Dupond-Moretti alla Giustizia. «Due figure conosciute dal grande pubblico», scrive Le Monde, «con il solo obiettivo di rendere brillante l’esecutivo, a volte considerato troppo noioso, troppo “tecnico”».