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La colonna sonora più famosa di Ennio Morricone

Un po' di scene, un po' di musiche e un po' di storie su "Il buono, il brutto, il cattivo"

Dopo aver fatto insieme le elementari a Roma, dai Salesiani, Sergio Leone ed Ennio Morricone si persero di vista per decenni. Si incontrarono nei primi anni Sessanta, quando Leone aveva già girato “per ragioni alimentari” il film storico Il colosso di Rodi e quando Morricone, tra le tante altre cose, già faceva musica per il cinema. Dopo aver girato con gran difficoltà Per un pugno di dollari, il suo primo western all’italiana, Leone aveva bisogno di qualcuno che si occupasse della colonna sonora.

All’inizio Leone pensò di lavorare di nuovo con il compositore che si era occupato delle musiche del Colosso di Rodi, ma poi, probabilmente convinto dai dirigenti della Jolly Film, la casa di produzione del film, incontrò il compositore di cui aveva ascoltato le musiche nel western Duello nel TexasIl compositore – che per rendere tutto più americaneggiante nel film aveva usato gli pseudonimi Dan Savio e Leo Nichols (il primo come compositore, il secondo come direttore d’orchestra) – era Ennio Morricone.

Leone e Morricone si ritrovarono così, per caso. Perché Leone voleva fare un western e perché Morricone aveva fatto le musiche di un western, di cui tra l’altro Leone disse: «Era quel tipo di film in cui un attore cadeva a terra prima che il calcio della pistola gli avesse effettivamente toccato la testa». Con il film già fatto e montato, Morricone aggiunse le musiche di Per un pugno di dollari.

Sia le musiche che il film ebbero successo, anche se qualche anno fa Morricone disse al Guardian di ritenere il film il peggior film di Leone e la colonna sonora la sua peggior colonna sonora.

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I due ex compagni di scuola – che durante le riprese avevano scelto gli pseudonimi Bob Robertson e, di nuovo, Dan Savio – collaborarono anche a Per qualche dollaro in più: un altro successo.

Ma fu il Il buono, il brutto, il cattivo – il terzo film della Trilogia del dollaro – a dare una vera svolta alla loro incredibilmente proficua collaborazione, basata su una notevole intesa e su una comune volontà, e soprattutto capacità, di mischiare l’alto e il basso, il colto e il popolare. Tutte cose evidentissime nel film e nelle sue musiche più famose: il tema principale, che parte dall’ululato di un coyote e si adatta ai tre protagonisti, e poi la potente “L’estasi dell’oro” e il lento e teso “Il triello”.

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I tre del titolo sono “il biondo” e buono (Clint Eastwood); Tuco, cioè il brutto (Eli Wallach) e il cattivo, soprannominato Sentenza (e interpretato da Lee Van Cleef). Il film è ambientato durante la Guerra di secessione e racconta come tutti e tre cerchino di arrivare a un cimitero, dove pare ci sia una cassa con dentro 200mila dollari: qualcuno sa sotto quale lapide si trovi la cassa, qualcun altro sa in quale cimitero cercare.

Diversamente da quanto fatto per i precedenti due film, Morricone lavorò a molte musiche prima di vederne le scene. Per il tema principale si ispirò all’ululato di un coyote (che si sente all’inizio del film) e ai vari strumenti aggiunse anche rumori di pistole e fischi di vario tipo. Le due note del tema principale sono le stesse per i tre protagonisti del titolo; ma sono fatte da uno strumento diverso per ognuno di loro: un flauto per il buono, un arghilofono (simile a un’ocarina) per il cattivo e una voce umana per il brutto.

Il tema principale – anch’esso intitolato Il buono, il brutto, il cattivo – è stato definito dal Washington Post «uno dei suono più riconoscibili nella storia del cinema».

Il tema si sente sin da subito nei titoli di testa, ma ritorna più volte durante il film: ogni volta accompagnando, a volte quasi anticipando, il personaggio o i personaggi di cui parla, con i relativi strumenti. Se c’è un flauto, da qualche parte c’è il buono. Se si sente l’arghilofono, allora nelle vicinanze c’è pure Sentenza.

Comunque, ad arrivare per primo al cimitero è Tuco, il brutto. Esaltato dalla possibile ricchezza a cui ritiene di essere vicinissimo, si fa prendere dall’estasi. “L’estasi dell’oro” (in cui la voce è della cantante Edda Dell’Orso) è il brano che accompagna la scena. Parte piano, perché le tombe sono tante e poi è tutto un crescendo di frenesia ed esaltazione fino, appunto, all’estasi finale di quando, tra le tante tombe, Tuco si trova davanti quella giusta.

“L’estasi dell’oro” è il brano di Morricone che è arrivato più lontano: in diversi altri film, nei concerti dei Ramones, di Bruce Springsteen e dei Metallica e nelle canzoni di Jay-Z. Ma il posto in cui sta meglio è ovviamente Il buono, il brutto, il cattivodove Leone poté girare a ritmo di musica, facendola anche sentire agli attori, così che pure loro potessero averla nelle orecchie allo stesso modo in cui l’avrebbero avuta gli spettatori.

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Tornando al film, dopo l’estasi Tuco deve vedersela di nuovo con il buono e il cattivo. È il celebre “stallo alla messicana”, accompagnato dall’altrettanto celebre brano “Il triello”, che tra l’altro contiene alcuni riferimenti alla colonna sonora di Per qualche dollaro in più. Si racconta che nel chiedere a Morricone la musica per questa scena, Leone disse di comporre “come se i cadaveri stessero ridendo dalle tombe”. Come diverse altre volte nel cinema di Leone, non parla nessuno per diversi minuti, perché a raccontare tutto quel che serve raccontare bastano facce, inquadrature e musica.

Dopo Il buono, il brutto, il cattivo, Leone e Morricone lavorarono insieme anche agli ultimi tre film di Leone: quelli della Trilogia del tempo: C’era una volta il West, Giù la testa, C’era una volta in America. Ogni volta perfezionando la loro intesa e aumentando la rilevanza della musica all’interno della storia. Se ne accorse, tra gli altri, anche Stanley Kubrick che dopo aver visto C’era una volta il West telefonò a Leone e gli chiese come avesse fatto a girare una delle scene più famose di quel film, con quella perfetta sintonia e sincronia tra suoni e immagini. Leone rispose, semplicemente, di aver mosso la cinepresa seguendo il crescendo della musica, suonata sul set.

Parlando di Morricone, Leone disse che più che un compositore, era il suo sceneggiatore. Parlando di film e colonne sonore, Morricone disse: «Un regista non deve essere un esperto di musica, deve fidarsi della musica».