Bartolini
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  • venerdì 26 Giugno 2020

Cosa sappiamo del focolaio di coronavirus a Bologna

In tutto ci sono 64 persone positive al virus, di cui 47 dipendenti di un magazzino dell’azienda di consegne Bartolini, e 17 tra familiari e conoscenti

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Da alcuni giorni è stato individuato un nuovo focolaio di coronavirus a Bologna, che si è sviluppato tra i dipendenti di un magazzino dell’azienda di consegne Bartolini (che ora si chiama Brt). Al momento ci sono 64 persone positive al virus, di cui 47 dipendenti del magazzino bolognese e 17 tra familiari e conoscenti. I dati sui pazienti risultati positivi erano stati forniti in un primo tempo solo dai sindacati, ma successivamente sono stati confermati e precisati anche da Paolo Pandolfi, direttore del dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl di Bologna. In Emilia-Romagna dall’inizio dell’epidemia sono stati accertati 28.351 casi di contagio e 4.249 morti. La regione è quindi la seconda del Paese per numero di decessi, dietro solo alla Lombardia, e la terza per casi totali, dietro a Lombardia e Piemonte. Ieri, in base ai dati forniti dalla regione al ministero della Sanità, l’Emilia-Romagna è stata la seconda regione per incremento dei casi giornalieri (47) sempre dietro alla Lombardia.

Stando alle informazioni pubblicate dai giornali, le persone che non hanno notato sintomi particolari sono 55, mentre i sintomatici 9, due dei quali ricoverati in ospedale. Inoltre 130 persone che sono state a contatto con chi è risultato positivo al tampone sono tenute in osservazione dalle autorità sanitarie. In totale le persone che si trovano in isolamento domiciliare sono 194.

In un comunicato diffuso ieri, Brt ha spiegato che sta «seguendo e gestendo con estrema attenzione l’evolversi della situazione» e ha detto che il focolaio si sarebbe originato «da lavoratori di servizi logistici di magazzino gestiti da una società esterna». L’azienda ha detto di aver già effettuato i tamponi su quasi 300 lavoratori negli scorsi giorni, fra lavoratori della filiale e autisti dei mezzi per le consegne.

Il Corriere della Sera scrive che secondo i sindacati, e in particolare per il Si Cobas, il sindacato con il maggior numero di iscritti fra i lavoratori della logistica, il contagio si sarebbe diffuso anche in altri magazzini di Bologna oltre a quello di Bartolini, che si trova nell’area industriale Roveri, nella periferia est della città. Simone Carpeggiani di Si Cobas ha segnalato «altri 17 casi positivi alla Palletways dove lavorano circa 120 facchini, un caso sospetto alla Tnt dove gli occupati sono 230 e altri 2, su 100 addetti, alla DHL dell’Interporto».

Del focolaio di Bologna si sta discutendo anche a causa delle dichiarazioni rilasciate ieri all’agenzia DIRE da Pandolfi, secondo cui all’origine del focolaio potrebbe esserci uno scarso rispetto delle misure di prevenzione sanitaria per il coronavirus. Secondo DIRE nella notte di giovedì scorso, il 18 giugno, l’Ausl ha fatto un sopralluogo nel magazzino riscontrando alcune mancanze ma senza che queste abbiano portato a sanzioni.

Secondo Pandolfi, in seguito al sopralluogo è emerso che «le regole, in magazzino, non venivano rispettate in modo sistematico. Abbiamo notato che, qualche volta, le persone non usavano la mascherina e non rispettavano la distanza di sicurezza di un metro. Non è che non venisse usata la mascherina in generale, ma veniva usata in modo saltuario, quindi non in modo corretto». L’azienda ha quindi chiuso il magazzino per qualche giorno «per sanificare i locali, e ha mandato a casa tutti i lavoratori impiegati da primo giugno, reclutando altri 30 addetti da diverse cooperative e riaprendo da lunedì il magazzino con attività ridotta», ha detto Pandolfi.

Pandolfi ha aggiunto che a Bologna ci sarebbe un secondo focolaio in «un’attività commerciale con ristorazione» dove ci sono 14 positivi tra dipendenti e familiari tra cui due sintomatici ricoverati in ospedale, senza specificare quale.