(©Olena Khudiakova/Ukrinform via ZUMA Wire)
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  • mercoledì 24 Giugno 2020

Come sta andando l’indagine sierologica?

Dopo circa quattro settimane di telefonate si è raccolto poco più di un terzo del campione: il problema principale è che le persone non rispondono al telefono

(©Olena Khudiakova/Ukrinform via ZUMA Wire)

Lo scorso 25 maggio il ministero della Salute e l’ISTAT, con la collaborazione della Croce Rossa, hanno avviato un’indagine sierologica a campione per stimare la diffusione del coronavirus sulla popolazione italiana, comprendere meglio le fasce di età più interessate dal contagio e capire quante persone abbiano sviluppato gli anticorpi, anche in assenza di sintomi. Per il test sono state selezionate 195 mila persone per arrivare a un campione di 150 mila, rappresentativo della popolazione italiana. Michele Bonizzi, responsabile area salute della Croce Rossa Italiana, ha raccontato al Post che a oggi circa 100 mila cittadini hanno risposto alla telefonata e che per ora 56 mila hanno accettato di fare il prelievo. Dopo quattro settimane di telefonate si è raccolto dunque poco più di un terzo del campione.

I test sierologici servono per rilevare la presenza di particolari sostanze nel siero, una parte del sangue. Vengono eseguiti partendo da un normale prelievo di sangue venoso, che viene poi analizzato in laboratorio per misurare la quantità e le tipologie degli anticorpi (immunoglobuline, Ig) prodotti dal nostro sistema immunitario contro ciò che proviene dall’esterno, e che potrebbe costituire una minaccia, come appunto il coronavirus.

Un test sierologico serve a indicare se una persona sia venuta o meno in contatto con un agente infettivo, come il coronavirus. Nel caso di risultato negativo, l’individuo non è probabilmente stato esposto al virus (fino al momento del test), ma questo non implica che non possa essere contagiato in seguito. Un risultato positivo indica invece che è avvenuta una reazione da parte del sistema immunitario, a causa della presenza del virus.

L’indagine decisa dal governo è svolta in collaborazione con l’ISTAT, che ha partecipato alla selezione del campione statistico degli individui da sottoporre al test. Il campione è stato strutturato per essere rappresentativo di ogni regione, sulla base del genere, di sei fasce di età e di altri fattori come quelli dell’area economica di impiego. Il campione di studio prevede la partecipazione di 150 mila persone residenti in più di 2 mila comuni. Un gruppo di operatori della Croce Rossa sta provvedendo alle telefonate: «Durante la chiamata la persona viene sottoposta a un questionario. Le viene chiesto con chi vive, di fornire alcune informazioni di natura sanitaria e se ha lavorato fuori casa durante il lockdown», ha spiegato Bonizzi. Dopodiché viene fissato un appuntamento per il prelievo, che viene eseguito nei vari centri regionali individuati.

«Al momento», ha raccontato Bonizzi, «ci sono più di 500 volontari della Croce Rossa che fanno le telefonate, su circa mille che sono stati formati. Rispetto ai primi giorni, gli operatori sono aumentati proprio per cercare di raggiungere il quantitativo di persone necessario allo studio nel più breve tempo possibile». Bonizzi ci racconta poi che il campione è stato contattato (e che in alcuni casi è stata fatta ben più di una telefonata), ma che una parte (circa 25 mila) al momento risulta del tutto irraggiungibile. «Quasi il 60 per cento delle persone che hanno risposto, però, ha accettato di sottoporsi al test, e il dato è in aumento. I prelievi fatti finora sono 45 mila. Il problema principale è proprio quello di riuscire a farsi rispondere al telefono» – un problema che coinvolge, in tutt’altro settore, anche gli istituti di sondaggi – e per questo la campagna di comunicazione dell’indagine insiste nel dire che chi fa parte del campione sarà contattato da un numero che inizia con 06.5510. «Una volta che viene stabilito il contatto», ha proseguito Bonizzi, «la risposta è nella maggior parte dei casi positiva».

Gli esiti dell’indagine saranno diffusi in forma anonima e aggregata, mentre l’esito dei singoli test sarà comunicato a ciascun partecipante dalla regione di appartenenza. In caso di diagnosi positiva, la persona sarà sottoposta al tampone e in attesa del risultato potrebbe essere messa in isolamento domiciliare.