Una canzone degli U2

Una specie, diciamo, che quelle degli U2 le sapete tutte

(Chung Sung-Jun/Getty Images)
(Chung Sung-Jun/Getty Images)

Il Guardian celebra Ride on time dei Blackbox, raccontando come nacque e che il titolo doveva essere un altro ma loro – che sono italiani – capirono male l’inglese.
La questione rimborsi e voucher per i concerti si intrica.

Unchained melody
Non è davvero una canzone degli U2, che quelle le sapete tutte. Cioè, anche questa la sapete, ma diversa. Ha una gran storia: la scrisse nel 1955 Alex North che, per dire, è quello che ha scritto la canzone di Spartacus tra le molte altre colonne sonore. Le parole sono di Hy Zaret, che invece non ha fatto cose altrettanto famose, ma qui fece un gran lavoro. La scrissero per un film che parlava di un progetto di evasione da un carcere per tornare da lei, Unchained, e il titolo viene da lì. Cominciarono a cantarla un po’ tutti e non smisero più, andò fortissimo, e la versione più famosa è quella di dieci anni dopo dei Righteous Brothers, che per soprammercato finì anche in quel film tremendo del 1990 che era Ghost, in quella scena imbarazzante ma leggendaria.

Ma nel 1989 l’avevano invece usata gli U2 come lato B di All I want is you, altra meraviglia che nell’andamento ha qualcosa di simile. Insieme, sul lato B, c’era un altro vecchio pezzo: con un gran refrain con cui gli U2 fecero prodigi, Everlasting love del 1967.
Comunque, presero Unchained melody con il suo gran carico di svenevolezza, e ne fecero un ballatone rock degli U2, col gran carico di Bono e compagnia (forse avrei soprasseduto sul coretto finale).
And time goes by so slowly
And time can do so much
Are you still mine

E come dice:
I need your love

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